SCHEDA RIASSUNTIVA


Dott.ssa Rosangela Soncini
Consulente in Psicologia dello Sport

Città
Parma
Via
Argonne 8.
Tel
0521-986275 Cell.347-1128259
E_Mail

CURRICULUM VITAE



Rosangela Soncini, psicologa, ha 34 anni e vive a Parma in Via Argonne 8.
Si è laureata in Psicologia Clinica e di Comunità con il massimo dei voti (110 con Lode) presso l'Università di Bologna ed è regolarmente iscritta all'Ordine degli Psicologi della regione Emilia Romagna.
Nell’anno 2000 ha organizzato e svolto attività di docenza in corsi di Psicologia dell'Emergenza; nello specifico, tra i suoi interventi si ricordano

- docenza al Corso Nazionale di Istruttori di Protezione Civile (Croce Rossa Italiana. Bologna)
- docenza e coordinamento al Corso di Psicologia dell'Emergenza per medici e infermieri della Centrale Operativa 118 di Parma
- docenza e coordinamento al Corso di Gestione delle Emergenze in Protezione Civile per amministratori, tecnici comunali e operatori di polizia municipale (Parma)
- docenza al Corso di aggiornamento in Gestione delle Emergenze per insegnanti delle scuole medie superiori (Parma)
- consulenza psicologica agli abitanti di Varsi (paese dell'appennino parmense), vittime di frana del terreno montagnoso

Si è formata in Psicologia dello Sport frequentando il Master 2002-2003 " Mind Over Sport " (Milano) e il Corso Operativo Individuale in Psicologia dello Sport tenuto dalla Dott.ssa Marina Gerin Birsa (Centro Regionale di Psicologia dello Sport del Friuli Venezia Giulia. Aquileia, 2003), ottenendo in seguito l’iscrizione alla Sipsis (Società Italiana di Psicologia dello Sport). Ha conseguito una specializzazione biennale in Rilassamento Terapeutico (Associazione Italiana Rilassamento. Parma, 1999-2001) e frequentato corsi in Training Autogeno (Associazione Scuola della Salute. Milano, 2002) e in Massaggio Antistress (Istituto di Medicina Psicosomatica. Bologna, 2002). Tra i suoi contributi:

- docenza al Corso di formazione in Psicologia dello Sport per allenatori organizzato da Magik Basket Parma in collaborazione con F.I.P. e C.O.N.I. di Parma
- intervista su “Stress da sport” pubblicata sul n° 47 del settimanale ANNA
- docenza al Corso di aggiornamento Fondamenti di Psicologia dello Sport e preparazione mentale dell’atleta per tecnici della FIDAL VALLE D’AOSTA organizzato dal CONI. Aosta.
- docenza al Forum di aggiornamento-formazione in Psicologia dello Sport per allenatori/istruttori/maestri/tecnici di tutte le Federazioni o Enti riconosciuti, organizzato dalla Feder – Italia Lombardia. Voghera
- elaborazione e coordinamento del progetto Giovani e sport. Pratica e abbandono. Ricerca sulla pratica sportiva giovanile a Parma promosso da Fondazione Sport Parma ed Enaip Parma
- membro staff tecnico (in qualità di psicologa sportiva) A.S. Parma Baseball

Ex velocista di atletica leggera e atleta della SNAL (Scuola Nazionale di Atletica Leggera), tra le prestazioni e riconoscimenti principali si ricordano

- 2 titoli italiani studenteschi allieve nei 100 metri (Bologna,1987; Montecatini Terme,1988)
- 1 titolo italiano allieve nei 200 metri ( Modena,1987)
- primato italiano allieve nei 200 metri (Papendal -Olanda-, 1987), ancora in voga nell'attuale categoria cadette
- bronzo nei 200 metri al Meeting Indoor Italia/Germania Federale e oro nella staffetta 4x200 (Ancona, 1988)
- vincita del premio "Parma per lo sport" negli anni 1987 e 1988: eletta "Atleta del mese" (Maggio)
- bronzo ai campionati italiani juniores nei metri 400 (Massa, 1989)
- maglia azzurra nel triangolare Italia/Gran Bretagna/Ungheria (Casalmaggiore, 1989)
- madrina di "Parma contro la droga" (1989)
- oro nei 400 metri al Meeting Emilia Romagna/Estremadura (Villa Nueva de la Serena, 1991)
- borsa di studio per meriti scolastici e sportivi consegnata dalla FIDAL (Federazione Italiana Di Atletica Leggera) tramite Comitato Regionale dell'Emilia Romagna (Bologna, 1991)


Tra i suoi interessi, oltre l'esercizio fisico, troviamo il piacere per la scrittura (articoli o recensioni) e per l'attività di ricerca, interesse quest'ultimo che l'ha portata ad elaborare due progetti relativi alla prevenzione e gestione del disagio esistenziale giovanile attraverso una pratica sportiva monitorata nella relazione allenatore - ragazzo e nel tipo di motivazione allo sport prevalente nel giovane stesso.
Attualmente continua la sua attività di docente a corsi di formazione in Psicologia dello Sport e consulente in staff tecnico di società sportiva. Ha aperto a Parma un suo studio per esercitare la libera professione in qualità sia di psicologa clinica e di comunità, sia di consulente in Psicologia dello Sport.


PROGETTO
Emergenza e sport: la gestione psicologica dell'infortunio

Presentazione

L'infortunio e, più in generale, il dolore, appartengono alla logica dello sport. Tuttavia, mentre il dolore può assumere per un atleta diversi significati (anche positivi, se si pensa al performance routine pain, cioè al dolore fisico che preannuncia l'entrata nello stato di forma, o al dolore-allarme, che suggerisce l'interruzione dell'attività in corso segnalando la possibilità di un'imminente lesione), l'infortunio vero e proprio (inteso come incidente inatteso) rappresenta inevitabilmente un evento destabilizzante, in misura maggiore o minore, l'equilibrio emotivo e, a volte, psicologico, dello sportivo.
Un cattivo adattamento all'infortunio può, infatti, comportare, a seconda dei fattori contestuali e della personalità dell'atleta in questione, la comparsa di sensazioni di rabbia e impotenza, sbalzi di umore, sensi di colpa, domande ossessive circa il proprio ritorno alla "normalità", pensieri irrazionali e depressivi [Patitpas e Danish, 1995], ritorno "insicuro" all'attività, abbandono precoce dello sport praticato e, nei casi più gravi, sindrome del dolore cronico e grief reaction (reazione simile a quella che potrebbe seguire il lutto di una persona cara), con la conseguente compromissione del normale funzionamento dell'individuo in famiglia, negli studi o sul lavoro, e nelle relazioni interpersonali
Lo sport, purtroppo, è anche questo. Spetta, dunque, alla psicologia applicata in ambito sportivo fornire strumenti utili sia per l'atleta sia per l'allenatore sensibile alla tematica o che debba confrontarsi con ragazzi infortunati e/o a rischio frequente di inattività; il tutto nella duplice ottica riabilitativa (la gestione psicologica dell'atleta nella fase di riposo forzato da infortunio) e, soprattutto, preventiva (conoscenza da parte dell'allenatore dei segnali di allarme e attuazione di modalità relazionali e comportamentali protettive).
L'allenatore può, infatti, a tale proposito, rivestire un ruolo fondamentale e insostituibile, nella consapevolezza che, accanto ai fattori fisici / tecnici predisponenti l'infortunio (come la conformazione fisica / muscolare del soggetto e l'overtraining o allenamento eccessivo), esistono quelli psicologici e personologici dell'atleta; iniziare, per esempio, a riflettere su quesiti del tipo << che persona sto allenando >>, << com'è il suo senso di controllo sulle situazioni >>, << come reagisce solitamente alle sfide >>, << quanta energia investe nello sport >> significa iniziare a conoscere l'hardness o durezza mentale del proprio atleta [Gentry e Kobasa, 1979], fattore individuale che, se buono, rappresenterebbe una variabile protettiva rispetto l'infortunio (diminuisce, cioè, la probabilità di cadervi) ma potrebbe diventare elemento di ostacolo all'adattamento post-traumatico nel caso di incidente avvenuto. Da non dimenticare, inoltre, la ri-progettazione degli obiettivi agonistici e competitivi dell'atleta che ritorna all'attività dopo la riabilitazione (goal setting realistico), compito essenziale per un allenatore al fine di evitare nello sportivo delusioni immediate ed ansie ingestibili per la richiesta di confronti competitivi eccessivamente difficili ed impegnativi rispetto il suo stato attuale fisico e psicologico.
E l'atleta, invece? Di cosa ha bisogno?
E' importante convincersi che, per l'atleta infortunato, lo stress maggiore generalmente non è l'incidente in se stesso (che rappresenta, comunque, un modo per riposarsi dagli allenamenti), bensì è proprio il "non sapere cosa volere"! In altre parole, si pensa di poter andare avanti senza l'identità di atleta (temporaneamente perduta a causa dell'inattività) ma c'è chi non vi riesce.
Per tale motivo il soggetto infortunato va, innanzitutto, aiutato a capire cosa gli serve, a ridefinire le priorità che si era prefissato prima dell'incidente, ad allargare i suoi interessi anche ad ambiti non sportivi consigliandogli, al tempo stesso, di mantenere i contatti con il suo sport, l'allenatore e la squadra. In una parola, l'atleta va aiutato (sempre e comunque ma, a maggior ragione, se inattivo) ad essere una persona equilibrata, a riprendersi la propria identità di sportivo ma con un atteggiamento mentale moderato, capace di accettare emozioni negative e momenti di stasi o peggioramento, un atteggiamento mentale diverso, quindi, rispetto quella durezza psicologica necessaria negli allenamenti e nei momenti di forma fisica. Meno rigidità, dunque, per poter affrontare correttamente le proprie debolezze, che possono anche comprendere sentimenti di colpa per aver abbandonato la squadra, valutazioni esagerate circa i miglioramenti nella guarigione, progressiva crescita della dipendenza da medici o fisioterapisti, ripetuti tentativi affrettati di ritorno alle competizioni, rapidi e continui cambiamenti di umori, e tendenza al ritiro sociale (quest'ultimo non da sottovalutare se si pensa alle ripercussioni che può avere su autoimmagine e autostima della persona).
Non solo. E' importante per l'atleta conoscere il proprio problema fisico e documentarsi (per esempio leggendo libri e guardando illustrazioni) sul tipo di infortunio subito, in modo da poter avere un'immagine mentale sufficientemente chiara della propria lesione e sentirsi il più possibile soggetto attivo nel processo di riabilitazione.
In una espressione, l'atleta cerchi di riprendersi un po' di controllo, impegnandosi con senso critico e atteggiamento interattivo nella terapia fisica riabilitativa ma anche allenandosi, questa volta mentalmente, con il Mental Training. Con l'imagery (ripetizione mentale di un gesto motorio o di uno scenario come se lo si stesse eseguendo o vivendo in quel preciso istante) e le strategie cognitive di controllo del dolore, per esempio.
Se è vero, infatti, che l'effetto Carpenter (incremento dell'attività muscolare in certi segmenti corporei dovuto non al movimento effettivo ma alla pura ripetizione mentale del movimento stesso di quei segmenti mentre il soggetto si trova in condizione di riposo e, dunque, da fermo) dato dall'imagery consentirebbe di rimanere tecnicamente e muscolarmente allenati anche in stato fisico di effettivo riposo [Schmidt 1988; Jowdy e Harris, 1990], recenti studi relativi ad allenamenti sistematici e regolari alla healing imagery (immaginare metafore di guarigione, per es. una cascata di acqua fredda che spegne il "fuoco" nel proprio ginocchio, come pure un ponte solido e flessibile piuttosto che un rotula di vetro) e alla soothing imagery (immaginare situazione bucoliche e rilassanti) dimostrerebbero l'efficacia dell'immaginazione mentale nel processo di recupero organico e, soprattutto, nella riduzione dell'attività del simpatico a favore del parasimpatico, con conseguente allentamento della contrattura antalgica, produzione di emozioni positive e contrasto di immagini negative. Utile, inoltre, per l'atleta, la conoscenza delle principali strategie di pensiero funzionali al controllo del dolore, quali il mantenimento di un focus attentivo esterno ("distrarsi" per es. ascoltando musica o guardando uno spettacolo interessante), l'attività cognitiva ritmica (per es. contare a ritroso da 100 a 1 o canticchiare ritornelli), il riconoscimento del dolore (decidere di "guardare" il dolore immaginando, per es., la circolazione del sangue che lo porta via), il coping drammatizzato (per es. immaginarsi in una situazione epica in cui sopportare il dolore porta al trionfo o alla conquista).
Tante, dunque, ma ben definite, le misure possibili da adottarsi. Una cosa è certa: all'atleta piace essere protagonista. Spetta a noi ricordargli che può esserlo anche da infortunato.
Dopo tutto ciò che importa è stare bene con se stessi.

Destinatari

- allenatori sensibili alla problematica per motivi preventivi o perché chiamati a confrontarsi con atleti infortunati o predisposti all'infortunio
- atleti in stato di riposo da infortunio o atleti in attività ma soggetti ad incidenti muscolari/ossei frequenti

Obiettivi

Gli obiettivi perseguibili si distinguono in
- obiettivi formativi (rivolti agli allenatori): finalizzati ad approfondire nel tecnico le conoscenze relative le diverse modalità della mente di affrontare situazioni d'emergenza, i fattori predisponesti l'infortunio e i segnali d'allarme, le paure dell'atleta, l'atleta in burnout e l'atleta infortunato, i fondamenti della relazione d'aiuto, le strategie di coping (fronteggiamento dello stress) in ambito sportivo.
- obiettivi mentali (rivolti agli atleti): finalizzati ad agevolare nell'atleta i processi di ridefinizione delle priorità, accettazione del trauma, delle emozioni negative e degli eventuali peggioramenti nella guarigione, gestione cognitiva del dolore e della paura, comunicazione efficace con il proprio allenatore.



Metodologia e modalità degli incontri

La metodologia di approccio adottata durante gli incontri si differenzia in funzione della categoria degli interessati (atleti piuttosto che allenatori) e dell'ottica all'interno della quale viene strutturato l'intervento (preventiva piuttosto che riabilitativa); si prevede, comunque, una fase puramente formativa (lezioni e visione di filmati) alla quale eventualmente affiancare un discorso di tipo clinico (sostegno o tecniche di Mental Training per l'atleta).
Anche la modalità adottata si differenzia in funzione degli interessati. Precisamente
- per gli atleti: di tipo individuale (colloqui con il singolo). Numero di incontri e frequenza sono da definirsi con l'interessato in funzione degli obiettivi che si vogliono raggiungere o dei tempi di recupero che si devono rispettare
- per gli allenatori: di tipo "piccolo gruppo" (non oltre le 5-6 unità) o, su richiesta, individuale. Il numero di incontri è di 2 giornate da 3 ore ciascuna (o 1 giornata da 6 ore suddivisibili 3 al mattino e 3 al pomeriggio).

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