Abstract del Convegno:Oltre gli ostacoli senza il doping

Provincia di Udine
Prospettive del Mental Training
nella preparazione sportiva

UDINE Sabato 10 novembre 2001 ore 9,00
Salone del Consiglio Provinciale
Palazzo BelgradoPiazza Patriarcato, 3


Centro Regionale di Psicologia dello Sport Friuli V.Giulia Provincia di Udine
Prospettive del Mental Training nella preparazione sportiva

Il mondo dello sport ed il doping sono purtroppo sempre più alla ribalta di pagine sbagliate delle cronache giornalistiche.
Ed è la fascia più visibile di un modello di vita fondato sui miti del successo ad ogni costo ad essere maggiormente a rischio: sono i giovani in effetti la fascia di popolazione dove vi è il rischio concreto del predominio di sentimenti di inadeguatezza e confusione.
Queste, in particolare, le ragioni che inducono la Provincia di Udine, sempre attenta a favorire nei giovani percorsi di conoscenza ed avvicinamento ai problemi, a patrocinare il convegno "Oltre gli ostacoli senza il doping", nella consapevolezza che il disagio giovanile è in gran parte nascosto ed , in genere, la parte più visibile è quella più piccola costituita da comportamenti non propri.
Gli obiettivi, infatti, sono quelli di una corretta informazione perché lo sport torni ad essere educazione, convivenza, rispetto condiviso delle regole, lealtà e, soprattutto, sviluppo equilibrato ed armonico dei nostri ragazzi.

Sandro Bianco
Assessore allo Sport Udine, 21 settembre 2001

Presentazione
E' il momento della responsabilità individuale. Fare sport, oggi, non è più sinonimo di salute, disciplina, amicizia, consapevolezza, onestà. Lo sport, pressato dai "mass media", richiede risultati sempre più eclatanti, da ottenere a tutti i costi, per attirare l'attenzione del pubblico.
Ma è l'intera società ad essere "dopata" e lo sport è probabilmente solo la punta emergente e più visibile di un modello di vita fondato sui miti del successo, del denaro e della vittoria.
Importa vincere sempre e comunque, senza badare a mezzi leciti o illeciti, spesso con il "rinforzo" di sostanze proibite e pericolose. Ciò è vero non solo per lo sport professionistico estremo, ma anche per quello dilettantistico ed amatoriale, che vengono risucchiati da questa logica.
Si è perso così di vista l'essenza vera dello sport, fondato sulla fatica quotidiana, sul metodo, sulla collaborazione, sulla conoscenza di sè stessi e sul rispetto degli avversari. Sembra prevalere l'estetica dell'apparenza piuttosto che la cultura della sostanza. I muscoli devono essere "belli" e gonfiati più che forti ed allenati; l'energia per sopportare lo sforzo si cerca più nei farmaci che nelle proprie risorse mentali.
Chi opera nel mondo dello sport e dell'educazione deve guardare a questo esteso fenomeno culturale con attenzione, preoccupazione, ma anche con determinazione.
Educatori ed allenatori devono saper "rileggere" i propri comportamenti e verificare se gli stili di allenamento e di competizione sono quelli più idonei per assicurare all'atleta la piena consapevolezza delle abilità tecniche, fisiche e mentali.
Proprio la preparazione mentale ("Mental Training") è al centro di questo Convegno, coerente con l'iniziativa NO DOPING promossa dalla Provincia di Udine.
Il "Mental Training" ha i suoi presupposti nella Psicologia dello Sport ed è molto vicino alla prassi quotidiana di atleti ed allenatori. E' la sintesi di un grande lavoro di analisi su abitudini e modalità di preparazione di atleti di vertice che hanno saputo ottimizzare la gestione dell'energia e della fatica in una competizione, elaborare strategie e tattiche, controllare le emozioni.
L'allenamento con il "Mental Training" può iniziare molto presto, in chiave pedagogica, ma che può e deve interessare soprattutto atleti evoluti (anche professionisti) spesso in difficoltà a gestire energie ed emozioni in situazioni competitive.

Programma

9,15 Inaugurazione e saluto delle autorità
9,30 Pillole, società e sport.

Prof. Franco Del Campo
Finalista Olimpiadi Città del Messico 1968
Docente di tecniche e forme della comunicazione sportiva
Università di Trieste

9,45 No Doping: una esperienza operativa nelle scuole superiori

Dott. Marina Gerin Birsa
Psicologa. Presidente Centro Regionale Psicologia dello
Sport Friuli V. Giulia

10,05 Indicazioni psicopedagogiche per l'agonismo giovanile

Dott. Laura Bortoli
Insegnante Ed.Fisica. Psicologa.
Docente Facoltà Scienze Motorie Università di Padova

10,30 Dibattito ( Moderatore prof. Franco Del Campo )
10,45 Coffee break
11,00 Il Mental Training dalla teoria alla pratica: Come organizzare un programma di preparazione mentale

Dott. Gianfranco Gramaccioni
Docente Scuola Superiore di Psicologia dello Sport
Centro Marchigiano di Psicologia dello sport

11,30 La strutturazione degli obiettivi attraverso le descrizioni sensoriali, le visualizzazioni e il dialogo interno

prof. Stefano Bearzi
Insegnante di Ed.Fisica.
Docente Facoltà Scienze Motorie Gemona del Friuli

11,50 Dibattito
12,30 Chiusura del Convegno

INDICAZIONI PSICOPEDAGOGICHE PER L'AGONISMO GIOVANILE
La pratica motoria e sportiva svolge un ruolo importante in età evolutiva, favorendo la crescita sul piano fisico e psicosociale.
Dal punto di vista psicologico, in particolare, lo sport è uno strumento che aiuta lo sviluppo equilibrato di caratteristiche positive di personalità, come la capacità di confrontarsi con gli altri e superare difficoltà, la consapevolezza delle possibilità e dei limiti personali, la motivazione al successo.
Per chi si occupa di attività sportiva giovanile è comunque importante riflettere su alcune problematiche di ordine psicopedagogico legate in particolare all'esperienza agonistica: ad esempio, quale è l'età opportuna per iniziare ad affrontare le gare, quali sono le motivazioni che spingono i ragazzi a partecipare ad attività sportive o ad abbandonarle precocemente, come possono istruttori ed insegnanti favorire un'esperienza positiva costruttiva e carica di valenze educative.
Tutti gli adulti che vivono accanto ai giovani sportivi dovrebbero agire in modo coerente per trasformare un'esperienza sportiva significativa in un reale momento di crescita e maturazione personale, anche indipendentemente dal semplice successo sportivo.

Dott.ssa Laura Bortoli

PREPARAZIONE MENTALE E PERFORMANCE SPORTIVA
Come organizzare un programma di allenamento mentale
Dott. Gianfranco Gramaccioni
Coordinatore della Divisione Mental Training della Associazione Italiana di Psicologia dello Sport.
Lo scopo di un programma di allenamento è quello di portare l'atleta al massimo della propria potenzialità atletica; ciò si ottiene abitualmente tramite programmi di preparazione fisica e tecnico-specifica diversi a seconda della disciplina praticata; l'altro aspetto dell'allenamento è costituito dalla preparazione mentale; quest'ultima è purtroppo spesso trascurata o limitata a qualche consiglio basato sull'esperienza dell'allenatore.
Le abilità psichiche vanno invece allenate costantemente al pari di quelle fisiche o tecniche: questo è il Mental Training. Esso si basa sul principio che le capacità mentali possono essere gestite ed allenate esattamente allo stesso modo delle capacità fisico-motorie.
Studi recenti nel campo dell'apprendimento motorio, della psicofisiologia e della psicologia cognitiva hanno dimostrato come le abilità psichiche degli atleti e anche della popolazione non sportiva traggano notevole beneficio e siano migliorabili tramite programmi di allenamento mentale; pertanto sulla base di queste ricerche diversi autori hanno pensato di includere esercizi di allenamento mentale nei normali programmi di allenamento.
L'allenatore pertanto dovrebbe inserire un giusto spazio nel proprio porgramma settimanale da dedicare all'allenamento delle abilità mentali.
Tutti i metodi di Mental Training, pur iversificandosi sotto taluni aspetti operativi, hanno in comune le seguenti caratteristiche:

BASI DEL MENTAL TRAINING

RILASSAMENTO
VISUALIZZAZIONI
SELF-TALK
AUTOVALUTAZIONE GOAL-SETTING
GESTIONE AROUSAL
GESTIONE DELLO STRESS
ALLENAMENTO ABILITA' ATTENTIVE
MOTIVAZIONI - AUTOSTIMA
STRATEGIE INDIVIDUALIZZATE

Apprendimento di una tecnica di rilassamento
Il rilassamento non ha solo la funzione di riduzione dell'ansia a "giusti" livelli, ma è uno strumento di controllo del tono muscolare, dello stato emotivo e di facilitazione dei processi di recupero dalla fatica fisica e mentale; la tecnica di rilassamento, infine, facilita la produzione di immagini mentali, che rappresentano uno dei cardini della preparazione mentale.

Apprendimento tecniche di visualizzazione
L'immaginazione è una abilità psichica che favorisce in modo determinante il miglioramento della performance, a patto che si seguano dei precisi criteri e che, ovviamente, sia affiancata all'allenamento fisico.
Esistono due classi di visualizzazioni:
- visualizzazioni per l'allenamento (comprendono l'allenamento visuomotorio)
- visualizzazioni per la soluzione dei problemi (comprendono tecniche più complesse, che si apprendono dopo alcuni mesi di pratica)

Self - talk
L'atleta deve anche imparare a gestire correttamente il proprio "dialogo interno", il parlare a se stessi; già da tempo in ambito sportivo vari atleti ed allenatori utilizzano spontaneamente frasi "evocative", in grado di favorire la giusta concentrazione ed il corretto atteggiamento mentale;è importante però seguire alcune regole, altrimenti il Self-Talk può anche nuocere alla performance.

Goal-setting
Numerose ricerche dimostrano che una corretta definizione e programmazione degli obiettivi tecnici, fisici e psicologici contribuisce al perfezionamento delle prestazioni e favorisce un incremento del livello motivazionale e dell'autostima.

Autovalutazione
Il Mental Training è un sistema di preparazione mentale che prevede anche l'autosomministrazione di schede e questionari sulla definizione degli obiettivi agonistici, tecnici e psicologici, sulla identificazione dei fattori di distrazione, sul comportamento competitivo e così via: tali strumenti consentono un monitoraggio dei fattori psicologici che influiscono sulla performance, fornendo così non solo all'atleta ma anche all'allenatore e allo psicologo importanti elementi per orientare in senso più mirato la preparazione mentale e tecnica.

Abilità "superiori"
Gli aspetti sopra descritti rappresentano le abilità di base del Mental Training; dopo un opportuno e variabile periodo di allenamento, l'atleta potrà affrontare obiettivi più complessi come la gestione dell'Arousal (energia psichica), l'allenamento delle abilità attentive, la gestione dello stress e delle emozioni, il Training per le motivazioni e l'autostima.
Se fino a pochi anni fa la Psicologia dello Sport era un mezzo riservato ad una elìte della popolazione sportiva, con il Mental Training la Psicologia dello Sport è alla portata di tutti coloro che praticano sport, sia professionisti che amatori, sia di alto che di basso livello; non c'è bisogno dello psicologo; le strategie e gli es ercizi proposti possono essere insegnati all'atleta dall'allenatore stesso, purchè questi abbia una personale formazione psicologica.
Esiste ovviamente un limite preciso per ciò che riguarda la competenza e la sfera di intervento dell'allenatore; insegnare l'allenamento delle abilità mentali non significa fare della psicologia clinoca ed occuparsi di questioni psicopatologiche complesse: queste restano di specifica competenza del medico e dello psicologi.
Accertato quindi che non esistano controindicazioni al momento della visita di idoneità, l'allenatore stesso potrà insegnare l'allenamento mentale.
Il Mental Training è quindi di facile diffusione; è però necessario che gli allenatori ne apprendano correttamente i principi e le modalità applicative. A questo scopo l'Associazione Italiana di Psicologia dello Sprt promuove da tempo corsi di formazione sulla preparazione mentale; allenatori, atleti, medici e psicologi vengono addestrati con una metodologia di apprendimento attivo che prevede un bilanciato apprendimento sia teorico che pratico; i partecipanti dapprima sperimentano di persona tecniche e strategie e poi, con una adeguata supervisione, vengono resi immediatamente operativi.
La Divisione Mental Training dell'A.I.P.S., dopo anni di esperienza sul campo e sulla base dell'analisi della letteratura esistente sull'argomento, ha proposto recentemente un programma multimodale dettagliato, comprendente una serie di questionari di autovalutazione e istruzioni tecniche registrate su audiocassette;l'atleta così inizia e continua la sua preparazione mentale anche lontano dal suo luogo di allenamento (a casa, nel corso di una trasferta, durante i periodi di attesa ecc..). Il programma è strutturato in dieci unità di apprendimento: ogni unità comprende nozioni teoriche ed esercizi e richiede in media una settimana di lavoro, purchè il soggetto riservi all'allenamento ogni giorno 10-20 minuti.
L'intero programma dura dieci settimane, ma , per un apprendimento ottimale del metodo è necessaria un'intera stagione agonistica; sarebbe opportuno che l'atleta iniziasse l'allenamento mentale almeno un mese prima dell'inizio delle gare.

Il punto di vista psicologico
Vogliamo iniziare parlando di INTEGRITA' FISICA E PSICOLOGICA dell'atleta perché desideriamo considerare l'atleta in tutti i suoi ambiti, nel suo essere uomo e nel suo essere una persona che fa agonismo. La psicologia dello sport si occupa del problema del Doping perché le sostanze dopanti possono procurare all'atleta notevoli ripercussioni a livello psicologico, comportamentale, relazionale e motivazionale non solo quando è in un periodo di piena attività ma anche dopo il momento agonistico, vale a dire dopo la fine della carriera.

Quali sono le motivazioni per cui un atleta fa uso di doping?
Si possono indicare 3 categorie di motivazioni che inducono gli atleti all'uso di sostanze dopanti:
- cause psicofisiologiche: ad esempio riduzione del dolore, riabilitazione dopo un infortunio,
aumento dell'energia e dell'attivazione, controllo del peso;
- cause psicologiche ed emotive: ad esempio paura di fallire, essere competitivo, acquisire sicurezza nei propri mezzi, ricerca della perfezione psicofisica, la mistica del raggiungimento del successo ad ogni costo;
- cause sociali: ad esempio modelli da imitare come altri atleti di alto livello, la pressione dei compagni di allenamento, la pressione di altre persone dell'ambiente sportivo ed anche familiare come le Federazioni, lo staff, gli sponsors.

Le sostanze considerate doping alterano la personalità di un atleta?
E' provato da molti studi che le sostanze dopanti alterano la personalità di un atleta, a seconda del tipo di sostanza avremo degli effetti particolari e caratteristici. L'uso degli steroidi ad esempio possono produrre un innalzamento della fiducia in sé, sulle motivazioni di gara, miglioramento della memoria e della concentrazione, ma soprattutto incremento dell'aggressività e dell'irritabilità, sbalzi di umore, insonnia, attacchi di panico, scatti d'ira incontrollata, depressione, pensieri paranoici, comportamenti psicotici e vari disturbi della personalità. Anfetamina e cocaina in particolare esaltano lo stato di vigilanza, accrescono l'attenzione e riducono il bisogno di sonno; ben presto però aumentano l'aggressività e la competitività che possono sfociare in stati di agitazione psicomotoria e irritabilità. Sopprimono inoltre momentaneamente la sensazione di stanchezza portando perciò spesso l'atleta allo stato di esaurimento, modificandone la capacità di giudizio critico con la possibilità di provocare incidentinella pratica di alcuni sport (ad esempio sport motoristici).

Si può creare una dipendenza sia fisica che psicologica dall'utilizzo di queste sostanze proibite?
Ad esempio nel caso di utilizzazione di dosi elevate di stimolanti, soprattutto di amfetamine, si possono presentare psicosi, allucinazioni e notevoli effetti di dipendenza psicologica. Molti atleti ricorrono nell'errore di pensare che il loro miglioramento e le loro prestazioni siano incrementate dall'utilizzo di queste sostanze, al punto che si crea una dipendenza psicologica tale da indurli a non poterne più fare a meno. Queste persone perdono di vista l'importanza fondamentale dell'allenamento.Il loro vero scopo diventa quello di battere l'avversario ad ogni costo e con ogni mezzo; il loro fine quello di vivere per la gara, di trasformarla nell'unica ragione di riscatto dalle proprie angosce della vita quotidiana, nel loro unico sfogo.

Perché e come dobbiamo lottare contro il doping ?
Dobbiamo lottare contro il fenomeno del doping attraverso due strade: quella della repressione attraverso controlli e sanzioni e quella della prevenzione attraverso il controllo medico, biologico ed una nuova cultura educativa medico- psicologica massiccia, costante e capillare mirante a rendere noti a tutti vantaggi e svantaggi dell'assunzione di sostanze doping.

Dott.ssa Marina Gerin Birsa