In anni recenti, un certo numero di autori di vari campi di studio hanno sostenuto l'esigenza di indagare lo sportspersonship estesamente (per esempio, Morgan, Meier & Schneider, 2001). Lo sportspersonship può essere definito come la sollecitudine e il rispetto per le regole e i funzionari di gara, le convenzioni sociali, l'avversario, così come l’ impegno completo nei confronti della propria attività sportiva e l'assenza di un approccio negativo alla partecipazione sportiva (vedi Vallerand, Brière, Blanchard & Provencher, 1997, p. 198). Un altro modo di riferirsi allo sportspersonship sottolinea la presenza di un'indicazione libera del limite per cui un atleta è disposto a fare uno strappo alle regole per ottenere la vittoria. Esprimendola semplicemente, la nozione dello sportspersonship ha a che vedere pertanto con il come gli atleti tenderanno a procedere nella loro gara (Vallerand & Losier, 1994).

Fin qui, principalmente tre prospettive teoriche hanno dato dei contributi di rilievo alla comprensione degli orientamenti di sportspersonship. In primo luogo, la teoria conoscitiva sociale la quale presuppone che modelli e rinforzi determinino la convinzione degli atleti circa cosa stabilisce un comportamento adeguato ed inadeguato negli ambienti competitivi (Bandura, 1986). Il secondo metodo attinge nozioni dal modello inerente lo sviluppo strutturale (Haan, 1983) e dal ragionamento morale. Specificamente, è stato visto come la propria capacità di promuovere la conciliazione attraverso il dialogo morale influisce sull’ aggressione così da richiamare tendenze comportamentali analoghe a quelle connesse con lo sportspersonship (Bredemeier, 1985; Bredemeier & Shields, 1986, 1993). La terza prospettiva è quella sociale-psicologica (Vallerand, Brière, Blanchard, & Provencher, 1997; Vallerand, Deshaies, Cuerrier, Brière, & Pelletier, 1996). Molti presupposti di questo modello fungeranno da costituenti chiave delle ipotesi da esaminare in futuro. Di conseguenza, ora sarà descritto più dettagliatamente.

Vallerand e colleghi (1996, 1997) propongono una concettualizzazione quintupla dello sportspersonship. In primo luogo, si presuppone che lo sportspersonship consista nel mostrare interesse e rispetto per le regole ed i funzionari di gara, senza lasciarsi condizionare da una possibile penalizzazione da loro ricevuta durante la competizione. Il secondo orientamento riguarda il mostrare interesse e rispetto per l'avversario. Per esempio, l'atleta potrebbe rifiutare di vincere a causa di abbandono, nel caso in cui l’avversario è in ritardo o infortunato. Il terzo orientamento tratta dell'accettazione delle convenzioni sociali implicite nello sport (per esempio, saper perdere). Il quarto orientamento si occupa della qualità dell'impegno personale nello sport. Le sessioni di allenamento continue e rigide sono rappresentative di questo particolare orientamento. Contro il suddetto, il quinto orientamento riguarda un approccio negativo alla partecipazione sportiva e si manifesta attraverso l’atteggiamento mentale del "vincere a tutti i costi". L'atleta allora sarebbe propenso rompere le regole e a ricorrere all’ aggressione.

Centrali al modello sociale-psicologico dello sportspersonship sono tre affermazioni. In primo luogo, è presupposto fondamentale che i principi di rinforzo/punizione e le differenze individuali (per esempio, il profilo motivazionale) contribuiscono entrambi allo sviluppo degli orientamenti di sportspersonship. La seconda affermazione si attiene alle determinanti sociali diverse dal rinforzo/punizione. Vale a dire che gli orientamenti di sportspersonship, avrebbero effetto su una più vasta gamma di fattori determinanti che possono essere culturali, strutturali (per esempio, sport di squadra contro i diversi sport), interpersonali (es. coesione della squadra), o situazionali (es.vantaggio della squadra ospitante). In terzo luogo, il modello fa notare come gli agenti sociali primari (es. allenatori, genitori, gruppo dei pari) abbiano un forte impatto sulle convinzioni di ognuno circa cosa sia o non sia lo sportspersonship.

Basandosi sul modello sociale-psicologico, Vallerand e Losier (1994) hanno esplorato i rapporti temporali tra la motivazione sportiva e lo sportspersonship auto-determinati. A questo scopo, hanno usato un disegno longitudinale ed hanno esaminato un campione di 77 giocatori maschi di hockey in due tempi, avvalendosi di un intervallo di tempo di cinque mesi tra i due tempi di misurazione. Vallerand e Losier hanno denunciato un rapporto predominante tra la motivazione auto-determinata iniziale allo sport e lo sportspersonship successivo. Di conseguenza, hanno concluso che gli atleti che visualizzavano le sensazioni prominenti di piacere e di autonomia nei confronti della partecipazione sportiva (vedi Deci & Ryan, 1985) erano propensi a comportarsi nella medesima maniera che è tipica del modello dello sportspersonship.

L'obiettivo dell’attuale ricerca era di provare a replicare i risultati di Losier e Vallerand (1994) facendo ricorso a un campione misto di partecipanti con un intervallo di indagine di più di un anno. In primo luogo, è stato previsto che gli orientamenti auto-determinati di motivazione e gli orientamenti di sportspersonship sarebbero correlati positivamente ogni volta che vengono misurati. In secondo luogo, le positive correlazioni del test-retest erano state previste tra le misurazioni iniziali e successive dello stesso costrutto. In terzo luogo, i rapporti temporali positivi sono stati previsti tra la motivazione sportiva auto-determinata e il tempo di sportspersonship. Molto importante, un rapporto predominante è stato previsto tra la motivazione sportiva auto-determinata iniziale e gli orientamenti successivi di sportspersonship.

Metodo

Partecipanti e procedure

Un totale di 17 allievi femmine e 24 maschi sportivi ( età di m. = 20,9 anni, deviazione standard = 0,86) si è offerto volontariamente per l’indagine. Tutti sono stati coinvolti costantemente nello sport (ore di addestramento alla settimana, m. = 4,94, deviazione standard = 2,94; anni di esperienza competitiva, m. = 9,19, deviazione standard = 4.41). Le pratiche sportive sono state suddivise come segue: calcio (34,1%), pallacanestro (29,3%), pallamano (9,8%), rugby e tennis (5% ciascuno), pallavolo, hockey, judo, corsa, ginnastica, nuoto e ciclismo (2,4% ciascuno).

Al tempo 1 (T1), 107 dichiaranti hanno compilato un questionario che chiedeva loro di riflettere sulle loro esperienze sportive. Tra quelli, 38,3% hanno compilato lo stesso questionario dodici mesi dopo, al Tempo 2 (T2), producendo così un campione finale di 41 partecipanti. I questionari del T2 e del T1 sono stati abbinati in base ad un codice alfanumerico. I partecipanti erano informati del fatto che potevano distribuire un questionario parzialmente compilato o in bianco se avessero voluto farlo. Inoltre è stata sollecitata la natura anonima della partecipazione ed il consenso consapevole è stato ottenuto prima di avere partecipanti.

Misurazioni

La motivazione sportiva auto-determinata è stata valutata usando la versione francese convalidata della scala di motivazione dello sport (Brière, Vallerand, Blais, & Pelletier, 1995). I modelli di misurazione della motivazione della SMS derivano dalla teoria della self-determination di Deci e Ryan (1985). Gli items della SMS descrivono le risposte potenziali alla domanda "Perchè praticate il vostro sport?" e sono valutate su una scala Likert a 7-punti, con 1 ( non corrisponde affatto a me ) e 7 ( corrisponde esattamente a me ) come punti finali. Per parsimonia, la versione ridotta contiene quattro sottoscale dei 4-items, vale a dire: a) motivazione intrinseca a portare a termine le cose (es:perchè provo una grande soddisfazione personale mentre acquisto padronanza in alcune difficili tecniche di addestramento), b) motivazione estrinseca verso regolazione identificata (es: Perchè è uno dei modi migliori che ho scelto per sviluppare altri miei aspetti), c) motivazione estrinseca verso regolazione esterna (es: Per il prestigio di essere un atleta), e d) amotivazione (es: Non so altro; Ho l'impressione di essere incapace di riuscire in questo sport).

Sempre per parsimonia, i punteggi medi nelle sottoscale della SMS sono stati uniti in un indice composito della motivazione auto-determinata dopo una procedura duplice. In primo luogo ed in conformità con la ricerca precedente (per esempio, Chantal, Robin, Vernat, & Bernache-Assollant, in stampa; Grolnick & Ryan, 1987; Ryan & Connell, 1989), i punteggi dei partecipanti sono stati "appesantiti" come segue: motivazione intrinseca a compiere le cose, punteggio MX2; motivazione estrinseca verso regolazione identificata, punteggio MX1; motivazione estrinseca verso regolazione esterna, punteggio X-1; e amotivazione, punteggio MX-2.Cioè ogni motivazione è stata "appesantita" secondo il suo posizionamento sul continuum della auto-determinazione (vedi Deci & Ryan, 1985). I prodotti seguenti sono stati aggiunti al secondo punto della procedura del punteggio. Per quanto riguarda l'interpretazione dell'indice dell’auto-determinazione, i segni positivi più alti indicano che la pratica dello sport di ognuno è caratterizzata da forti sensazioni di autonomia e di piacere (cioè, lo sport è un fine in sè). Di contro, i segni negativi più alti suggeriscono che la pratica dello sport di ognuno è alterata dalle sensazioni dominanti dei vincoli e dell’aiuto (cioè, lo sport è un mezzo per lo scopo, tranne il piacere della partecipazione per se stessi). Questi calcoli hanno condotto ad un adeguato livello di consistenza interna con l'alfa di Cronbach rispettivamente di 86 e di 80 per il T1 ed il T2.

Gli orientamenti di sportspersonship sono stati misurati per mezzo della scala multidimensionale di orientamenti di sportspersonship (MSOS; Vallerand ed altri, 1997). Il MSOS è costituito da cinque sottoscale: a) preoccupazione e rispetto per le regole ed i funzionari (es: Io rispetto il funzionario, anche se non è bravo); b) preoccupazione e rispetto per l'avversario (es: Quando un avversario danneggia se stesso, io non approfitto della situazione); c) preoccupazione e rispetto per le convenzioni sociali nello sport (es: Dopo la gara, mi congratulo con l'avversario per le sue buone prestazioni); d) preoccupazione e rispetto per l'impegno completo di ognuno nella pratica dello sport (es: Non abbandono la gara anche se ho fatto parecchi errori); e) approccio negativo verso la partecipazione allo sport (es: Quando faccio un errore durante una parte importante della gara, io realmente la rovescio). Gli items sono valutati su una scala Likert a 7-punti che varia tra 1 ( non corrisponde affatto a me ) e 7 ( corrisponde esattamente a me ).

Per allinearsi con la ricerca precedente, un indice globale di sportspersonship è stato calcolato avendo una media dei punteggi su ciascuna delle cinque sottoscale di MSOS ed aggiungendo poi quelli medi (dopo aver ricodificato i punteggi sulla base dell’ approccio negativo verso la sottoscala della partecipazione allo sport). I segni pù alti su questo indice riflettono gli atteggiamenti più costanti di preoccupazione e rispetto per le regole e i funzionari,avversari, convenzioni sociali, così come un impegno più forte e un atteggiamento più positivo verso la partecipazione sportiva. Questi calcoli hanno reso livelli sufficienti di consistenza interna sia al T1 che al T2 con l’alfa di Cronbach rispettivamente di 82 e di 84.

Risultati

Analisi preliminari

Per testare in base al sesso i punteggi medi dei partecipanti maschili e femminili, questi sono stati confrontati ed è stata trovata un'unica significante differenza. Cioè che , le donne presentano un orientamento leggermente più alto allo sportpersonship rispetto agli uomini nel T1, M = 26.8 vs. M = 24 (t = 2.34, p < .05). Inoltre, sono state condotte analisi di correlazioni separate sebbene la piccola dimensione dell’attuale sottocampione non permettesse conclusioni esatte riguardanti il sesso. Le relazioni confrontabili con quelle presentate nella tabella 1 sono state osservate sia per gli uomini che per le donne. Di fatto, solo 2 correlazioni non concordano con il modello atteso delle relazioni. Queste concernono la motivazione sportiva auto-determinata delle donne al T1 e al T2 (r = .18, ns) e la motivazione sportiva auto-determinata delle donne verso gli orientamenti dello sportpersonship al T2 (r = .14, ns). Alla luce di questi risultati, un campione riunito di partecipanti è stato utilizzato nelle analisi riportate qui sotto.

Analisi trasversali ritardate

Per prima cosa, sono state previste relazioni positive tra la motivazione sportiva auto-determinata e gli orientamenti dello sportpersonship nella stessa misurazione. Come si può vedere nella Tabella 1, i risultati delle analisi correlazionali si allineavano con queste previsioni nelle relazioni positive bidirezionali scoperte tra i due costrutti, , r = .63, p < .01 e r = .43, p < .01, per T1 and T2, rispettivamente.

Tab. 1 Correlazioni trasversali ritardate tra la motivazione sportiva auto-determinata e gli orientamenti dello sportpersonship. Punteggi al T1 e T2.

Variabili

1

2

3

4

1. T1 AD motivatione sportiva

---

.37

.63

.47

2. T2 AD motivatione sportiva

---

.23

.43

3. T1 Sportspersonship

---

.66

4. T2 Sportspersonship

---

Note. AD = auto-determinata; rs ³ .37, p < .05; rs ³ .43, p < .01

 

Secondo, le correlazioni positive sono state previste tra la prima (T1) e la successiva misurazione (T2) nello stesso costrutto. Questo perché la motivazione sportiva auto-determinata e gli orientamenti dello sportpersonship similmente sono considerati come caratteristiche personali stabili che, nonostante alcuni eventi importanti della vita, non dovrebbero osciillare molto tempo oltre (Emmons, 1995). Come ci si aspettava, le correlazioni del test-retest hanno indicato un sostanziale livello di stabilità temporale tra T1 e T2 per entrambi i costrutti , r = .37, p < .05; r = .66, p < .01, , rispettivamente per la motivazione sportiva auto-determinata e gli orientamenti dello sportpersonship.

Terzo, in linea con Vallerand e Loisier (1994), è stato pronosticato che può essere trovata una più forte correlazione positiva tra la prima motivazione sportiva auto-determinata (T1) e i successivi orientamenti dello sportpersonship (T2) piuttosto che per la relazione inversa. Come si può vedere nella Tabella 1, i risultati delle analisi trasversali ritardate hanno supportato queste previsioni. Invero, le analisi hanno rivelato una forte correlazione positiva tra la motivazione sportiva auto-determinata T1 e gli orientamenti dello sportpersonship, r = .47, p < .01, piuttosto che tra gli orientamenti dello sps T1 e la motivazione sportiva auto-determinata T2 (r = .23, ns).

Discussione

I risultati attuali si allineano con quelli riportati da Vallerand and Losier (1994) convalidando così le ipotesi di un ordine di tempo relazionale tra la motivazione sportiva auto-determinata e gli orientamenti dello sportspersonship. Specificatamente esaminando lo stesso gruppo di atleti, più di due volte l’anno, è stata scoperta una predominante relazione tra una precoce motivazione sportiva auto-determinata e i successivi orientamenti dello sportpersonship. Data questa convergenza è sembrato ragionevole desumere che le ragioni di ognuno a praticare uno sport possono rappresentare un importante determinante di come onestamente ognuno praticherà il proprio sport. L’attuale studio paga almeno due errori metodologici. Un primo ammonimento concerne la natura del campione. Come si è notato precedentemente, è costitutivo dell’educazione fisica degli studenti essere coinvolti in diverse pratiche sportive. La ricerca futura potrebbe beneficiare del lavoro con un più omogeneo sottocampione di atleti. Questo potrebbe permettere ai ricercatori di fare confronti che non erano possibili con l’attuale campione. Per esempio, potrebbe la medesima relazione temporale tra la motivazione sportiva auto-determinata e gli orientamenti di sportpersonship essere scoperta in scontri sportivi leggeri contro forti (es. pallavolo vs. hockey su ghiaccio)?

Il secondo errore metodologico si attiene alla misurazione dei risultati. Cioè, persino se le scale che sono state usate nell’attuale ricerca sono generalmente considerate come valide e attendibili, possono essere considerate per quello che sono: misure auto-riportate soggette a deviazioni di risposta. Certamente, un quadro più esauriente potrebbe essere stato raggiunto attraverso la misurazione di variabili comportamentali collegate allo sportpersonship, e più considerevolmente, all’aggressione.

Concludendo, è auspicabile che le odierne scoperte offriranno alcune opportunità per i ricercatori che potrebbero anche voler esplorare la relazione temporale tra la motivazione sportiva auto-determinata e gli orientamenti di sportpersonship.

d.ssa Francesca Laghi

Consulente dello sport

e-mail: francescalaghi@yahoo.it

 

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