La psicologia dello sport è una branca della psicologia estremamente complessa atta ad aiutare e spesso a risolvere problematiche che con altri strumenti sarebbe difficile se non , a volte, impossibile portare a compimento.

Sono un istruttore di tennis da circa una quindicina d’anni e dopo aver seguito molteplici corsi di aggiornamento sulle sezioni tecniche, tattiche ecc. ecc. mi sono avvicinato alla parte mentale che ho sempre considerato di fondamentale importanza.

Le mie esperienze in ambito sportivo sono molteplici: 15 anni di calcio a livello dilettantistico (campionati di eccellenza) e altrettanti nel tennis (classifica 3.1 ex C1).

Fatta questa dovuta premessa vengo al dunque…..

Nell’ottobre 2005 ho seguito il corso di psicologia dello sport e sono rimasto molto colpito dal fatto che sia possibile interpretare qualsiasi situazione in essere ed adottare una giusta metodologia per ovviare al problema. In effetti non è tutto così scontato e semplice come, a prima vista, potrebbe sembrare. E’ necessario valutare correttamente i ‘segnali’ che riusciamo a distinguere e spesso da piccole sfumature, frasi che di primo acchito possono sembrare poco importanti è possibile trovare al fine la chiave di volta.

Ho constatato, nel tempo che, nella vita, devi sempre essere pronto ad ogni evenienza e così è successo. Avrei voluto assorbire nei tempi dovuti tutta la serie di nozioni acquisite nel corso delle lezioni ma si sa, le occasioni non aspettano ed ecco che a novembre la famiglia di un tennista under 14 mi propone di seguirlo a tutto tondo. Detto: fatto. Nell’arco della stagione agonistica avevo incrociato la racchetta con A. ed ero rimasto impressionato dalla facilità con la quale giocava i colpi ma altrettanto basito nel constatare quanto fragile fosse la fiducia che poneva in se stesso. Quale occasione migliore per poter aiutare un evidente talento sportivo che dimostrava chiaramente i suoi comprensibilissimi limiti di approccio mentale.

I genitori hanno deciso di concedermi, come si suol dire, "carta bianca" ed io prima di iniziare ad organizzare un programma a breve, medio e lungo termine ho chiesto loro di raccontarmi il vissuto.

In sintesi:

durante i primi anni (da quando ne aveva 8) ha avuto notevoli risultati a livello regionale ed è stato segnalato a livello nazionale. Ha cambiato nel 2003 il circolo di appartenenza per incompatibilità di carattere con il maestro (carenza di risultati a livello nazionale e conseguente perdita di fiducia nei propri mezzi).

Aspetti negativi: esperienze contrastate con i precedenti maestri , relazione relativamente conflittuale con i genitori con conseguente perdita di fiducia e motivazione.

Previsione di un programma di mental training da sviluppare in 10 incontri atti a ricreare (o meglio creare) consapevolezza del proprio valore, fiducia in se stessi.

Il programma globale (stabilito in concertazione con l’allievo e i genitori) risulta il seguente:

lunedì: 1 ora di tennis parte tecnica

martedì e mercoledì: preparazione atletica specifica

giovedì: 1 ora di servizio + circa un’ora e mezza di mental training

venerdì: sessione di gioco

 

durante le 10 sessioni sono stati sviluppati i seguenti concetti:

Sessione 1: Spiegazione dell’utilità del mental training.

Utilizzo del goal-setting a breve, medio e lungo su controllo della prestazione piuttosto che sul risultato.

Sessione 2: Compilazione dei seguenti questionari:

1) The leadership scale of sport (atta a sondare il rapporto fra allenatore e atleta).

2) Inventario psicologico della prestazione

con il seguente risultato:

Autostima -> 19

Controllo dell’Arousal -> 17

Controllo dell’attenzione -> 12

Controllo immaginativo -> 19

Livello motivazionale -> 22

Energie positive -> 23

Controllo dell’atteggiamento -> 20

Totale 132

Si evince dall’inventario psicologico della prestazione che è necessario lavorare molto sul controllo dell’attenzione (valore 12/30) e dell’Arousal (17/30). Inoltre bisogna aumentare di qualche punto gli altri fattori.

Griglia della visualizzazione:

visivo 3

uditivo 2

olfattivo 1

cenestetico 2

Totale 8

I risultati della leadership sono equilibrati.

Rilassamento (tecnica di distensione).

Test su aree di tensione muscolare. Effettuerà il rilassamento come previsto una volta al giorno.

Dopo un’accurata visita medica specialistica, il pediatra ha annunciato che il ragazzo ,in età matura, avrà un’altezza compresa tra 192 e 195 cm abbiamo quindi deciso di impiegare un’ora la settimana per lavorare sulla tecnica del servizio ben sapendo che a lungo termine questa sarà una delle armi + devastanti nel suo gioco.

Sessione 3: Self-talk (dialogo interno)

Sessione 4: i fattori di distrazione

Sessione 5: la five step strategy

Sessione 6: Gestione dell’energia psicofisica (o Gestione dell’Arousal)

Sessione 7: Come prepararsi alla gara

Sessione 8: Stile attentivo

Sessione 9: richiamo sintetico a tutte le sessione svolte

Sessione 10: risultati

Durante le prime riunioni abbiamo stabilito che il programma annuale si sarebbe sviluppato su 3 fronti: Tornei giovani nazionali e internazionali, tornei di quarta categoria e di terza categoria, valutando nell’arco del periodo se le percentuali degli stessi andavano variate in funzione dei risultati ottenuti.

Il rapporto instaurato con l’atleta è stato, da subito, molto positivo e le varie sessioni si sono susseguite con la sua fattiva collaborazione. Al contempo abbiamo lavorato a livello fisico e tecnico. Nel periodo in questione è risultato chiaro che esistevano alcuni punti sui quali lavorare con più energia: aumentare il livello di controllo dell’arousal, individuare i fattori distraenti, alimentare la sensazione di sicurezza e di autogratificazione giungendo alla consapevolezza del proprio valore reale. Risultava piuttosto evidente che in A. era presente una notevole dose di stress. Era necessario utilizzare i metodi conosciuti per creare un clima che fosse confacente alle necessità volute.

Le prime uscite, più che altro amichevoli, non si sono rilevate positive in quanto l’atteggiamento in campo era spesso perdente. La sua postura risultava piuttosto ‘arcuata’ nella zona delle spalle (segnale evidente di un ‘peso’ del quale non riusciva a liberarsi). Di fronte alle prime avversità si evidenziava un netto rifiuto nel dimostrare un minimo di reazione.

A circa metà febbraio abbiamo effettuato la prima uscita ad un torneo ETA internazionale. Il tutto si è svolto con i migliori presupposti possibili: arrivo nel centro sportivo con giusto anticipo per l’ambientamento. Passaggio del primo turno per mancanza dell’avversario, allenamento specifico in funzione del successivo avversario dopo presa visione delle caratteristiche dello stesso. Allenamento nella mezz’ora precedente il match e ultime sintetiche raccomandazioni sullo schema di gioco da adottare. L’avversario sembrava essere alla portata. Risultato 0-6 2-6: atteggiamento rinunciatario, gioco senza un filo logico, tatticamente la partita si è svolta su binari opposti a quanto stabilito. Perché, se tutti i presupposti erano positivi, l’atteggiamento è risultato così negativo? C’era qualcosa (o forse di più) che mi sfuggiva.

Ritornati ‘alla base’ mi sono chiesto che cosa avevo sbagliato, quali erano gli errori che avevo commesso. Mi era sembrato che tutto fosse ok ma evidentemente mi sbagliavo.

I genitori hanno iniziato a dimostrare impazienza e il comportamento nei confronti del figlio è risultato piuttosto ostile. Avevo reso assolutamente evidente prima di iniziare le gare che avrebbero dovuto armarsi di pazienza e che i risultati non sempre arrivano da subito. In effetti io mi aspettavo che la prestazione fosse più consistente ma così non è stato. L’esperienza mi ricordava che, soprattutto con i ragazzi, la pazienza è l’arma migliore (i cambiamenti possono risultare repentini). Il ragazzo sembrava veramente dispiaciuto ma nelle uscite successive il risultato non cambiava: giocatori alla sua portata ma nessuna voglia di ‘lottare’, di mettersi in discussione, mollava di fronte alle prime avversità.

I genitori aumentavano la pressione ma io riuscivo in qualche modo a tamponare il problema facendo ricadere i problemi su di me in quanto sentivo chiaramente che l’allievo era già sottoposto a notevoli pressioni.

Ne ho parlato con lui e, visto che il nostro rapporto interpersonale stava crescendo, sono riuscito a capire che il problema era piuttosto complesso. Ai problemi dovuti alla mancanza di fiducia (frasi del tipo: anche questa volta non riuscirò a vincere) si sommava una situazione scolastica negativa che certo non aiutava a creare un clima favorevole. Per completare il discorso esisteva anche un problema specifico inerente la tattica: l’allievo era in possesso di un gioco prevalentemente monocorde da fondo campo e quando il suo avversario metteva in pratica soluzioni alternative lui si ritrovava senza contromisure. Non avevo valutato il fatto che in tanti anni di lezioni non gli avessero insegnato in parallelo alla tecnica le basi della tattica e della strategia. Mai dare nulla per scontato!

Settimana successiva: amichevole Under 14

Ha giocato con un avversario mediocre. Risultato 2-6 2-6

Atteggiamento svogliato e triste Alla fine della partita gli ho detto che non era importante e che sarebbe andata meglio la volta successiva.

Rientrando a casa mi ha detto che era stanco di ‘dover’ giocare. Ho avuto la sensazione di sentire il ‘peso’ che stava portando da tanto tempo, forse troppo tempo. Le mie perplessità aumentavano. Si è deciso, di comune accordo, di fermare gli allenamenti per un periodo fino a quando non avrebbe ritrovato la voglia di giocare.

Dopo una settimana abbiamo ripreso gli allenamenti e il mio obiettivo era quello di un ritorno alla giocosità, riportarlo cioè ad una situazione più serena e tranquilla.

L’appuntamento successivo era un torneo di terza categoria e dopo un primo turno estremamente semplice ha dovuto affrontare un vecchio marpione dei campi da tennis

con classifica 3.5 (ex C1 per 20 anni, ora ne ha 50 – diritto piatto e rovescio in back).

La nostra strategia: l’avversario predilige giocare ad un ritmo basso per poter tessere le sue trame, noi invece dobbiamo tenere alto il ritmo con un solido gioco di pressione, se possibile seguire il dritto in sventaglio con eventuale voleè di chiusura.

Primo set da incorniciare: 6-1, grande pressione con il dritto, solidità con il rovescio. Molti vincenti di dritto e pochi errori.

Il padre si avvicina e non gli sembra vero che Alessio stia giocando così bene ma lo avverto, vista l’esperienza, che la partita non è ancora finita.

Secondo set tutto ok fino al 3-1 poi l’avversario ci prova a recuperare riuscendo a commettere un numero più limitato di errori, nel contempo noi sbagliamo un po’ di più e ci ritroviamo rapidamente sul 4-4. Il game del 4-5 è sintomatico perché sul proprio servizio commette 2 doppi falli consecutivi. Nel game successivo ha la palla del contro break ma non la sfrutta 4-6.

Terzo SET Alessio c’è!!!! 1-0 -----à 4-4

Poi negli ultimi 2 games non è riuscito a far sua la partita e l’avversario ne ha approfittato vincendo 6-4

Risultato finale 6-1 / 4-6 / 4-6.

Il padre negli ultimi game ha fatto sentire tutta la propria ansia.

Alla fine dell’incontro A. non aveva capito di aver giocato una buona partita e piangendo per la sconfitta (comprensibile il pianto) ha detto che non avrebbe più voluto giocare. Gli ho fatto capire che, per la prima volta da quando lo seguo, ha dimostrato carattere, ha giocato senza ‘mollare’ e soprattutto che aveva fatto tutto ciò che poteva per vincere. Gli ho spiegato che il padre non deve interferire nella sua prestazione perché A. deve giocare per se stesso e non essere condizionato da ‘fattori esterni’.

Durante il viaggio di ritorno il padre voleva entrare nel discorso a carattere tecnico ma l’ho ripetutamente ‘bloccato’. Alla fine il clima è tornato normale e credo che quella sarà una giornata da ricordare. La notte A. ha dormito serenamente.

n.b. deve ancora crescere (in tutti i sensi: tecnico, mentale e fisico) ma siamo a buon punto. La velocità del suo dritto è veramente notevole.

La settimana seguente nuovo Torneo di terza categoria.

I turno con un 4.5.

Ha giocato, creando e distruggendo, poi nel terzo set ha ricominciato a giocare. Risulta tutto molto aleatorio, non riesce a svolgere il piccolo ‘compito’ che gli era stato assegnato. Sembra ancora confuso. I momenti di pausa sono sempre molto lunghi.

II turno con un giocatore di classifica 3.5 Primo set da dimenticare, sembra non essere in campo 0-6. Secondo set sotto 0-1….ma…., inizia da questo momento a giocare e con qualche patema ma senza mai mollare riesce a vincere la partita al terzo e decisivo set.

Il suo gioco risulta più chiaro, con scelte tattiche appropriate.

La partita è finita a mezzanotte e ritorniamo a casa finalmente, entrambi, con il sorriso sulle labbra.

Il giorno dopo paga forse un po’ la stanchezza ma gioca un buon match con un avversario che ha caratteristiche fisiche al di sopra della sua portata. Nonostante ciò dimostra di esserci e di voler giocare la partita sino in fondo.

Sono, anzi, siamo soddisfatti anche se abbiamo perso….siamo sulla via giusta….almeno così credo.

Dietro l’angolo però c’è una svolta inaspettata (forse non così inaspettata): la direttrice della scuola chiama i genitori per rendere noto che il ragazzo non si applica a sufficienza e che rischia di essere bocciato.

Tale problematica coincisa con il fatto che i costi risultano superiori alle attese ci portano, di comune accordo, a fermare l’attività a favore di un maggiore impegno scolastico. Lo studio prima di ogni altra cosa! Non potrà certo trovare serenità se bocciato. Ricordo loro però che le continue e ripetute perdite di tempo con giochini vari precludono qualsivoglia miglioramento sul piano scolastico e che non sono le ore di lezione di tennis a limitare il suo piano di studio. Detto ciò concordo con una pausa di riflessione che certamente farà del bene anche a lui.

Seguendo la vicenda potete constatare che i problemi di questo ragazzo hanno radici profonde e che il lavoro da svolgere per condurlo sulla via della serenità e maturità non sono così semplici ne immediate. Il mio lavoro è iniziato con l’idea di seguire un percorso e non quello di raggiungere una meta. Da questa esperienza, che credo non ancora conclusa, ho imparato molto e molto ho ancora da imparare.

Dal tunnel che A. stava percorrendo sembrava si potesse intravedere uno spiraglio di luce ma gli eventi hanno coperto e temporaneamente bloccato i miglioramenti intravisti.

Non importante che A. diventi un professionista del tennis giocato, è senz’altro più importante che egli possa trascorrere una vita serena. Forse questo non era il momento giusto per lui, forse lo sarà tra qualche anno. Spero che le nozioni che ha acquisito gli possano essere d’aiuto per trovare se stesso e lo porti a fare quello che vuole lui e non quello che bramano gli altri.

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