Il corpo, la scuola e lo sport

Di Noto Antonina

 

Il neonato fa uso completo del proprio corpo, esamina le sue manine, si diverte a scoprire le abilità del suo corpo, scavalcando, afferrando oggetti, rotolando, ecc.

Il bambino sembra possedere un’energia illimitata e per questo lo vediamo tuffarsi in qualunque attività fisica con gran coinvolgimento ed anche se incontra delle difficoltà non rinuncia. Prova e riprova finché non gode i frutti del suo successo.

Ma ad un certo punto dell’infanzia accade qualcosa che comincia a bloccare questo processo. Forse un malanno, una critica per la goffaggine dei suoi gesti. Concorrono molte cose a provocare la censura del corpo.

In seguito, s’instaura la competizione, favorita dall’ambiente scolastico, e così il bambino si limita ancora di più nel tentativo di soddisfare le aspettative dell’altro.

Il bambino comincia a contrarre i muscoli in un certo modo per trattenere il pianto o la rabbia o perché ha paura. Si stringe nelle spalle e accorcia il collo per parare gli attacchi o le parole o per nascondersi il corpo in sviluppo.

Man mano che i bambini si allontanano dal proprio corpo, perdono un certo senso del Sé ed anche molta forza fisica ed emozionale. Dunque, occorre dar loro dei mezzi che li aiutano a riappropriarsi del proprio corpo, che li aiutano a conoscerlo, a stare bene con essi, a ri - imparare ad usarlo.

Importante diventa far fare delle esperienze che comportano l’uso del corpo, poiché permette il processo di costruzione e di rielaborazione dell’Identità, nella quale il "Sé corporeo" rappresenta una dimensione di notevole rilevanza.

Quello che ogni individuo pensa di sé, a sua volta, influenza le sue azioni e il suo comportamento, perciò anche "l’idea del proprio corpo" influenza i comportamenti che lo chiamano in causa.

Perciò, la possibilità di confrontarsi con i vari aspetti del vissuto corporeo, si configura come un importante fattore di sviluppo personale e di benessere psicofisico ad ogni età.

Tutto questo a volte rimane una pura teoria, soprattutto, quando il bambino comincia a frequentare l’ambiente scuola dove la dimensione corporea è sempre stata dominata da singolari forme di inibizione morale.

L’attività corporea è vissuta come un rischio, come un nemico. Si può notare, infatti, che negli Orientamenti 1991 della scuola materna sono molto approfonditi ed è dedicato ampio spazio ai diversi "campi d’esperienza" quali: discorso e parole, spazio, tempo, Sé ed invece sembra che tutto ciò che riguarda il corpo e il suo movimento abbia uno spazio più contenuto. Si ha l’impressione di "toccata e fuga" rispetto all’argomento, come se il corpo fosse ancora ineffabile e meno se ne parla meglio è.

La difficoltà ad approfondire l’argomento può avere diverse ragioni. Si preferisce ridurre il corpo solo a motricità, che evoca un’idea di intenzionalità e controllo, perché le resistenze a parlare e discettare sul corpo sono ancora molte e l’angoscia che questo spesso evoca può essere contenuta dall’immagine asettica e rassicurante che dà l’ipertono del corpo sportivo ed atletico.

Nella nostra matrice culturale spesso il corpo è qualcosa d’estraneo sopportato, oppure oggetto d’alienazione: corpo consumato dallo stress e dal lavoro, oppure superinvestito narcisisticamente. Ma sia nella negazione che nell’apologia del corpo non c’è l’essenza del corpo. C’è l’avere un corpo, non la sua dimensione esistenziale. La globalità dell’esperienza corporea deve essere, invece, mantenuta in tutte le attività che la scuola offre. Questo compito può essere supportato dalla psicologia dello sport che è in contatto con la psicologia dello sviluppo, in virtù della natura stessa dello sport di rappresentare un’attività per la crescita e per il miglioramento del contatto con se stessi. 

Tutto il sistema sportivo, il sistema educativo, e le famiglie, devono così prestare la massima attenzione al rigoroso rispetto delle fondamentali esigenze di sviluppo psicomotorio dei bambini.

La scienza dice che non esiste un'esperienza motoria congenita ad eccezione del respirare e del succhiare il latte.

I bambini devono al più presto ricevere dall'ambiente adeguate esperienze e stimoli, altrimenti lo sviluppo del loro sistema motorio risulterà incompleto.

Lo sport in età evolutiva è certamente una delle occasioni più importanti che il bambino ha per socializzare, cominciare a conoscere e rispettare determinate regole.

Lo sport non costituisce necessariamente un coronamento dell’attività motoria quanto l’equilibrio delle funzioni finalizzate alla salute, al benessere.

L’attività sportiva ha la capacità intrinseca, se praticata in modo corretto di:

Essa assume quindi primaria importanza nel concorrere al benessere psico- fisico di tutti gli individui. E’ uno strumento certamente indispensabile per la maturazione psicologica del bambino e per una migliore definizione della sua personalità.

Tutto questo fa presupporre che ci debba essere non solo in famiglia ma anche nella scuola un’attenta capacità d’attenzione, la formazione d’insegnanti che hanno una conoscenza approfondita ed una preparazione rispetto al corpo e ha come gestirlo e svilupparlo. Importante sarebbe essere accompagnati in questo processo di crescita da persone esperte nel settore, quale lo psicologo dello sport.

Sarebbe utile una collaborazione tra gli insegnanti ed esperti nel campo sportivo, con lo scopo di :

essere un esempio concreto di proposta educativa che valorizzi la motricità come elemento essenziale per lo sviluppo integrale della persona;

Favorire lo sviluppo delle capacità motorie di tutti i ragazzi.

Prevenire l’insorgenza di patologie causate da carenza di movimento

Educare alla legalità attraverso il rispetto delle regole e bandendo la violenza ed evitare fenomeni di fanatismo e razzismo

Promuovere lo spirito di sana competizione, e di equilibrio psichico ed emotivo.

Far raggiungere al bambino, attraverso il gioco, sia individuale che di gruppo, la padronanza dei movimenti, maestria motoria e sicurezza di sé, abilità sportive e capacità

sociale.

Accade, però, che l’istituzione scolastica , in materia di educazione motoria, si trovi in difficoltà per un così importante compito.

Si dovrebbero così individuare soluzioni innovative, formative e in linea con i programmi della scuola nonché di ausilio al mondo dello sport.

La scuola dei " saperi" non può trasmettere solo i contenuti della disciplina, ma deve insegnare ad apprendere in un processo formativo e sociale . In questo contesto l’educazione motoria non può essere considerata una attività marginale o un momento di solo svago-ricreazione, ma va inserita con metodicità nella programmazione didattica ed educativa e questo anche nell’ottica di un adeguamento della nazione alla nuova dimensione europea.

E’ determinante quindi creare le condizioni pedagogiche indispensabili a rendere il Giocosport una attività dal forte significato educativo. Capace di aiutare i bambini ad acquisire e sviluppare ampi livelli di autonomia e consapevolezza corporea e di impossessarsi di tutte quelle competenze motorie, in termini di capacità e abilità, che permettano a tutti ed a ciascuno, nel tempo, diadattarsi e dominare qualsivoglia situazione motoria, e soprattutto deve costituire un’occasione in più per lo sviluppo e la promozione della persona.

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