PSICOLOGIA DEL BENESSERE E DISTURBI ALIMENTARI IN AMBITO SPORTIVO

Uno dei campi correlati alla Psicologia dello Sport è la cosiddetta Psicologia della salute, dell'esercizio fisico e del benessere.

Lo scopo dello studio della psicologia della salute è quello di proporre contributi della psicologia come una disciplina per la comprensione della salute e della malattia attraverso la ricerca clinica e di base, incoraggiando l’integrazione dell’informazione biomedica sulla salute e sulla malattia con recenti conoscenze psicologiche atte a promuovere l’educazione e i servizi, ad informare la comunità psicologica e biomedica, e il pubblico in generale, sui risultati delle correnti ricerche ed attività attive in quest’area.
Chi si occupa di psicologia del benessere facilita la collaborazione fra psicologi e altre scienze, ed i professionisti della cura della salute sono interessati agli aspetti psicologici e comportamentali della salute fisica e mentale.

La psicologia della salute e del benessere incoraggia i contributi educativi, scientifici e professionali della psicologia alla conoscenza dell’eziologia delle malattie, alla promozione e al mantenimento della salute con la prevenzione, la diagnosi, il trattamento e la riabilitazione delle malattie fisiche e mentali, lo studio dei fattori comportamentali, emozionali, sociali e psicologici , il miglioramento del sistema di cura della salute e la formulazione della politica della salute.

Un rapporto dell’Ufficio Generale Americano della Chirurgia indica che le maggiori cause di mortalità negli U.S.A. possiedono sostanziali componenti comportamentali.

Questo rapporto certifica che i fattori comportamentali di rischio (per esempio uso di sostanze stupefacenti, doping, alcool, comportamenti sessuali a rischio, fumo, dieta senza controllo medico, uno stile di vita sedentario, stress) sono il principale focus degli sforzi nell’area della promozione della salute e nella prevenzione del disagio.

Nell’ambito sportivo è importante considerare essenziale e necessario uno stile di vita improntato sul rispetto del valore "salute"; questo significa che l’atleta, per definizione ma anche per scelta di vita, deve limitare il consumo di alcool, che possiamo definire una "sostanza a restrizione d’uso", il fumo e soprattutto allontanarsi da quella che io definisco "la cultura del doping".

Soffermiamoci su un fattore comportamentale di rischio importante e diffuso quale è la dieta senza controllo medico, che nasce da un problema di supposta o reale tendenza all'obesità: nella mia esperienza in qualità di psicologa clinica e dello sport mi sono trovata di fronte a questa problematica in ambito sportivo o in quella categoria di persone che frequentano le palestre per risolvere inestetismi legati al sovrappeso.

La necessità di indagare il problema dell'obesità e del sovrappeso nasce dal suo crescente aumento; l'obesità può essere definita come un aumento patologico della massa adiposa, tale da aumentare il rischio di malattie e da ridurre le speranze di vita dell'individuo.

Risulta difficile definire i confini diagnostici del sovrappeso che rientrano nei disturbi del comportamento alimentare, in quanto l'obesità è considerata espressione di un insieme complesso di fattori genetici, fisiologici, nutritivi, psicologici e culturali: nell'obesità l'alimentazione rappresenta una strategia per attenuare stati d'ansia e depressione, per risolvere le frustrazioni e delusioni e per gratificare se stessi, così a lungo andare l'introduzione di cibo non è più regolata dai centri ipotalamici della fame e della sazietà, ma è scandita dagli stati emotivi e dai vuoti affettivi, producendo un aumento di peso.

Molte ricerche ipotizzano che negli adulti obesi vi sia la presenza di una difficoltà ad esprimere sentimenti, caratteristica che viene chiamata "alessitimia" o "alexitimia".

La personalità caratterizzata da alexitimia:

  1. trova difficoltà ad esprimere le sue esperienze emotive e a viverle pienamente;
  2. ha un pensiero cognitivo rivolto verso gli altri e non su di sè;
  3. ha un tipo di ragionamento concreto, pratico e rigido sulle sue posizioni;
  4. ha una vita affettiva impoverita;
  5. ha la tendenza a non "futurizzare", a non immaginare;
  6. ha la tendenza a somatizzare, in quanto le emozioni e i sentimenti vengono espressi attraverso il corpo e non verbalmente.

Un disturbo psicologico spesso legato alle persone in sovrappeso è la percezione distorta di sé, infatti l'obesità può interferire con lo sviluppo dell'immagine corporea del soggetto.

I test psicologici somministrati mettono in evidenza il senso dell'isolamento della persona in sovrappeso, il suo non sentirsi capito dai familiari o dagli amici; un altro frequente elemento della personalità del soggetto obeso è il sentimento di depressione che si cela dietro un atteggiamento di forza e positività: il soggetto obeso è spesso pervaso da un sentimento di noia e insoddisfazione, che lo porta a mangiare cioccolata, biscotti, merendine, gelati fuori pasto e in special modo di sera, davanti alla televisione.

Altre caratteristiche che possiamo riscontrare sono l'intolleranza alle frustrazioni e il rifiuto di uno stato di tensione e di attesa che non viene elaborato ma subito.

La terapia della persona in sovrappeso dovrebbe puntare sulla possibilità di una buona comunicazione interpersonale, sulla capacità di godere della compagnia degli amici, di avere interessi e di assumersi nuove responsabilità; comunque bisogna individuare di volta in volta la strategia di intervento che tenga conto della situazione familiare e dell'integrazione nell'ambiente sociale. Il trattamento dell' obesità necessita di un cambiamento nel bilanciamento energico, attraverso la dieta e l'esercizio fisico, sotto stretto controllo medico e con l'aiuto di un personal trainer.

Le categorie in cui ho avuto modo di osservare questo disturbo della condotta alimentare sono i frequentatori di palestre, i body builders, gli atleti del sollevamento pesi, le ragazze della ginnastica artistica e della danza sportiva che spesso sono a regime di dieta forzata e i pugili, ma ciò naturalmente non vuol dire che gli atleti di altre discipline sportive praticate in Italia non affrontino un problema di questo tipo.

Marina Gerin Birsa, tratto dal settimanale Il Nuovo Friuli nr.122, settembre 2003.

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