Dott. Gerardo Settanni

Psicologo Clinico e Consulente in Psicologia dello Sport

Ordine Psicologi Puglia N. 1861

 

"Il mental training e il grounding: per una visione olistica dell’atleta"

Brindisi, 20 settembre 2006

Introduzione

La nostra cultura, influenzata sia dalla religione sia da una certa scienza, tende a dividere la nostra unità organismica in due parti: il corpo e la mente. Quasi sempre siamo portati ad identificarci con "il pensiero", come se la nostra identità dipendesse unicamente dalla capacità di pensare, ricordare, discutere ecc; invece la nostra parte che si mette in relazione con il mondo, cioè il corpo attraverso i suoi sensi (vista, tatto, udito, olfatto, propriocezione) tendiamo ad identificarla come "esso". Un esempio concreto di tutto ciò è che quando andiamo dal medico gli diciamo "ho la pancia grassa" invece di dire "io sono grasso". Sembra perciò che tendiamo a prendere una certa distanza dal nostro corpo come se non fossimo anche un corpo; ma la realtà è che noi siamo un corpo come siamo degli esseri che pensano. Le ricerche più recenti stanno spingendo gli psicologi e i medici a considerare l’organismo come un unità. Per molte teorie psicologiche non esiste divisione fra mente e corpo, e spesso i problemi nascono proprio quando tendiamo a separare le due cose. Il processo che sostiene l’integrazione fra corpo e mente si realizza attraverso la consapevolezza. Lo sviluppo di essa è uno dei possibili obiettivi del "mental training". Quanto più essa è sviluppata, tanto più migliora la nostra capacità di "essere" nel mondo nel miglior modo possibile, potenziando la nostra capacità di resistere agli stress intesi nel senso unitario (fisici e psichici). Lo psicologo dello sport aiuta e sostiene il processo mediante il quale l’atleta diventa sempre più consapevole delle sue parti scisse (quelle parti, sia corporee che mentali, che sono fuori dalla nostra consapevolezza e spesso in conflitto fra di loro). Paradossalmente anche l’atleta, che ha un rapporto privilegiato col proprio copro, a volte rischia di vivere questa esperienza vitale in maniera scissa: molti fanno sport con il pensiero fisso di migliorare i propri tempi o le proprie prestazioni senza dare ascolto al proprio corpo anzi, spesso viene vissuto come fosse una macchina che va potenziata attraverso l’uso di espedienti esterni (integratori e doping), e quando arriva il dolore si cerca di alleviarlo con antinfiammatori senza dargli ascolto, quando invece questi sono importanti segnali che vanno ascoltati. Tutto ciò può portare ad infortuni oppure i benefici che se ne traggono non compensano gli effetti collaterali nocivi. L’integrazione del vissuto psicologico e corporeo, riesce a ridurre il rischio di infortuni ma anche ci aiuta a sfruttare meglio le nostre risorse e quindi a farci migliorare i risultati con minore bisogno di aiuti esterni. Ma soprattutto ci aiuta a vivere lo sport come un momento di benessere e lo sforzo diventa piacevole da sopportare. In conclusione possiamo affermare che una adeguata consapevolezza della nostra corporeità, può essere determinante nell’affrontare meglio lo sforzo fisico e psichico durante l’attività sportiva e non solo.

 

Scopi del mental training

In che modo il mental training può migliorare l’attività dell’‘atleta? Il "mental training" può aiutare a sviluppare le condizioni che portano a fare esperienza nel presente (qui e ora) di se stessi come totalità. Per chi si accinge ad affrontare questa esperienza, nelle fasi iniziali, è facile notare come si tende a identificarsi solo con una parte di sé escludendo le altre; questo dimostra di avere strutturato una modalità di contatto che esclude alcune parti di se stessi, ed in particolare della propria corporeità. Sembra come portare nel setting psicologico queste parti rinnegate un po’ come se si porta all’ortopedico il piede dolorante chiedendogli di guarirlo. Lo psicologo lavora con la persona senza schierarsi con nessuna di queste parti ma cercando di favorirne la consapevolezza e permettendo che esse, in un certo senso, comunichino fra di loro. In questo modo si potranno sperimentare vissuti carichi di emozioni che permetteranno di integrare gli aspetti corporei e mentali, facendoci recuperare energie da utilizzare per migliorare la prestazione sportiva ma anche la nostra esistenza.

 

Il Grounding nel mental training

Come dicevamo, nell’atleta è fondamentale favorire l’unità fra psiche e soma. Il mental training permette inoltre di scoprire e mettere in rapporto l'inibizione dell'espressione emotiva con la limitazione della respirazione.

Per ottenere questo è utile introdurre il concetto di "grounding" che in sostanza significa avere i piedi in contatto non meccanico ma "sentito" con la terra, in modo che si sviluppi uno scambio energetico tra i piedi e la terra stessa. Il grounding, aumenta il senso di sicurezza e di fiducia in sé stessi, mettendo la persona più in contatto con l'ambiente. La funzione del grounding è quella di supportare e integrare le parti scisse del corpo, e di favorire l'espressione creativa di sé.

Il Grounding nel mental training ha il fine di ristabilire la vitalità e l'espressività naturale dell'organismo, dando all’atleta la possibilità di essere in contatto con i propri sentimenti, "con i piedi per terra", e cioè con una sicurezza fisica ed emotiva. L'approccio corporeo e psichico, è indispensabile per la dicotomia espressa dal rapporto corpo-mente, per cui ciascun ambito interagisce con l'altro

Alle tecniche di mental training considerate nel corso on-line proposto dalla Dott.ssa Gerin, si possono aggiungere trattamenti fisici da praticare con le mani premendo e manipolando le tensioni muscolari croniche, e facendo esercizi fisici che aiutano a scaricare le tensioni muscolari secondo il modello della Bioenergetica di Lowen. La prova evidente di questo ammorbidimento delle tensioni è l'insorgere di vibrazione nei muscoli. Spesso i blocchi muscolari impediscono il libero scorrere dell'energia. Per esempio, un diaframma cronicamente contratto, interrompe l'onda respiratoria, provocando una respirazione superficiale; di conseguenza diminuisce l'apporto di ossigeno ed il livello energetico cala. Questo modo superficiale di respirare è uno dei sistemi che l’uomo usa per controllare le emozioni. Una persona il cui flusso energetico è bloccato, ha perso una parte della sua vitalità e della sua personalità. Questa perdita porta la persona a sentirsi nervosa o stanca e diventa difficile esprimere il meglio di sé durante la prestazione sportiva. Allo scopo di avere un buon contatto con se stessi, è indispensabile che l'energia scorra liberamente verso quelle parti del corpo che sono a contatto diretto con il mondo esterno: organi di senso, braccia e mani, gambe e piedi e pelle.

Siccome i muscoli implicati nelle diverse espressioni emotive servono anche ad altre funzioni, i blocchi nella gola e nelle mascelle impediscono di piangere o di gridare e successivamente impediscono anche di parlare correttamente o respirare, così come i blocchi nelle spalle e nelle braccia frenano non soltanto il desiderio di aggredire e di colpire, ma anche il desiderio di abbracciare. I blocchi nel diaframma impediscono di piangere e gridare, altrettanto bene di quanto limitano il respirare e il sospirare. La contrattura dei muscoli delle gambe e dei piedi blocca la spinta alla ribellione, ma diminuisce anche la capacità di stare in piedi e di correre adeguatamente.

Le tecniche di mental training e di grounding prevedono un approccio che procede agendo sia sul lato psichico, sia su quello corporeo: ovvero partendo dalla respirazione, dal movimento e dall'espressione corporea emergono i vissuti emotivi inconsci consentendone quindi anche il recupero e l'elaborazione a livello mentale ed affettivo. In entrambi i casi, comunque, il processo di consapevolizzazione, viene fortemente stimolato e favorito proprio dal coinvolgimento unitario dell'organismo, sia a livello psichico che somatico.

Rispetto alla metodologia dell'intervento bisogna sottolineare che l'obiettivo primario è quello di ristabilire il libero movimento dell'energia del corpo, intervenendo in modo mirato sui blocchi energetici ed emozionali presenti nell’atleta riscontrabili a tre livelli: a livello psichico, a livello emozionale e a livello fisico.

 

Bibliografia

Lowen A., Integrazione e Espansione del Corpo in Bioenergetica, Astrolabio, Roma, 1979

Perls F., Approccio alla Gestalt, Astrolabio, Roma, 1977.

Speciani L., Lo zen e l’arte della corsa, Editoriale Sport Italia, Milano, 2001.

 

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