Relazione di Ricci Picciloni Greta

 

La figura dell’allenatore

"Con l’esempio degli altri, con la propria esperienza e con una saggia guida dell’insegnante, l’allievo impara a conoscere i vantaggi della volontà, dell’ordine, della costanza, dello spirito di sacrificio, della solidarietà per un fine comune e quindi anche della collaborazione, del rispetto verso tutti e verso tutto, concetti di ordine elevato che foggiano l’individuo e ne dirigono la condotta"

L’allenatore occupa una posizione di snodo delle principali relazioni che si vengono a formare all’interno delle società sportive. L’allenatore è il leader istituzionale della squadra sportiva, il suo ruolo richiede competenze in campo tecnico, psicologico e presuppongono un grande equilibrio emozionale. L’allenatore deve darsi degli obiettivi generali, stabiliti i quali egli deve individuare gli strumenti adatti per raggiungerli. In quanto educatore ha il compito di formare atleti maturi fisicamente e psicologicamente. Allenare vuol dire incrementare l’indipendenza.

Ulteriore compito dell’allenatore è sviluppare il senso di appartenenza definendo i ruoli e i compiti del singolo, fissare obiettivi chiavi e comuni, regole da rispettare favorendo la coesione del gruppo e prevenendo eventuali conflitti.

L’esperienza di insegnante mi ha portato a capire come l’istruttore di un gruppo di allievi di qualsiasi età sia una figura portante nell’educazione allo sport, ma soprattutto deve essere in grado di agire sulla motivazione, sulla coesione, sulla soddisfazione dei propri atleti. L’esperienza di psicologa mi ha permesso di sostenere teoricamente quanto imparato nella pratica. Concetti come motivazione, leadership, potere, soddisfazione influenzano profondamente la relazione che si instaura tra allievo ed insegnante.

 

MOTIVAZIONE

"L’insegnante dovrà agire affinché l’allievo possa sentirsi capito e confortato nel momento della difficoltà o della paura, stimolato e incoraggiato."

La motivazione è la forza che spinge l’uomo ad agire per soddisfare le proprie esigenze. La motivazione si identifica in funzione delle esperienze personali dell’individuo, nasce e cresce nel momento in cui emergono nell’individuo bisogni non solo fisiologici o di sicurezza ma soprattutto bisogni sociali.

La motivazione, data la sua formazione, non solo si differenzia da individuo ad individuo, ma si modifica anche durante l’arco di vita di uno stesso individuo; non tutti sentono gli stessi bisogni, essi sono legati all’individualità di ogni realtà, all’appartenenza ad un gruppo, ad una cultura. Forse la più intangibile delle risorse, la motivazione fa riferimento a meccanismi profondi e delicati da maneggiare, appunto perché appartenenti alla sfera intima dell’individuo, che rimane sempre in grado di far sprigionare insospettabili energie dal proprio interno, in relazione con questa entrano in gioco tanti aspetti che fanno di una organizzazione e delle persone che vi lavorano un ambiente unico e differente rispetto agli altri contesti lavorativi.

 

LEADERSHIP

"L’insegnante occupa innanzi agli occhi dell’allievo un posto preminenete, ha sugli allievi un prestigio che nel suo campo non hanno i genitori: ne deriva quindi una responsabilità gravissima. Ogni sua parola e ogni sua azione hanno importanza."

Le definizioni di leadership che sono state nel tempo sono numerose ma in sostanza rappresenta quel processo volto ad influenzare un individuo o un gruppo che mira al conseguimento di uno o più obiettivi. L’allenatore in quanto tale deve essere il centro di unità e coesione per il gruppo, colui che si assume il peso delle responsabilità, quindi spetta a lui il ruolo di leader, assieme a quello di educatore e tecnico. Un buon allenatore deve disporre, a tal proposito, di qualità interpersonali superiori alla media, poiché se si trova in situazioni difficili da gestire, rischia, se non è in grado di automotivarsi, di incorrere nel fenomeno del Burn-out (crollo psicologico e motivazione).

Un allenatore, quando comunica con un atleta, deve sempre ricordare che la sua parola, il suo atteggiamento influenzano non solo il gesto tecnico ma tutto il comportamento, dalla fase di preparazione fino a quella agonistica o amatoriale che sia. La comunicazione è un’abilità e così come le capacità motorie sono allenabili, lo è anche la comunicazione.

Comunicare vuol dire far comune agli altri ciò che è nostro, trasmettere dei contenuti, condividere. Per raggiungere una comunicazione efficace è essenziale, quindi, sapere "cosa" si comunica, a "chi" e "come" si fa. Per arrivare ad una comunicazione efficace è dunque importante avere chiari i propri valori, la propria filosofia che permette di fissare e avere ben delineati gli obiettivi da perseguire.

Un buon allenatore è colui che ha certi principi educativi, lo stimolo giusto per ogni ragazzo e ogni situazione, una parola, un cenno, ma anche quando occorre sa alzare la voce.

 

POTERE

"Il rapporto si basa su un complesso di riflessioni, sentimenti e abitudini morali che sono la base della convivenza sociale e che preparano alla vita."

La relazione che si instaura tra colui che detiene il potere (P) e coloro che lo subiscono (I) può assumere forme diverse a seconda di come i bersagli dell’influenza lo percepiscono:

La persona, come nel nostro caso l’atleta, può considerare la figura del leader come:

L’allenatore ha senz’altro un potere di posizione cui si aggiunge in quantità variabile un potere personale; egli è colui che rappresenta il modello da imitare, colui che premia e punisce, colui che motiva. Racchiude in sé le funzioni di educatore, formatore, tecnico. Suo compito è anche sviluppare il senso di appartenenza (la coesione) tra gli atleti, perché si sentano una forza unica, pur definendone i ruoli e i compiti individuali.

Gli stili gestionali dell’allenatore possono variare da uno stile autocratico, quando le decisioni sono prese senza consultare nessuno, a uno stile delegante, dove alcuni atleti vengono delegati per una scelta, a uno stile democratico, quando l’allenatore è sempre pronto alla comunicazione anche sul piano personale.

Il comportamento dell’allenatore definisce, quindi, il suo stile di leadership che può essere, in modo più o meno marcato, orientato al compito o orientato al gruppo. In riferimento allo stile comunicativo, l’allenatore orientato al compito userà sempre un linguaggio prettamente tecnico- sportivo mentre quello orientato al gruppo userà spesso e volentieri anche un linguaggio analogico al fine di una buona gestione emotiva-affettiva delle relazioni interpersonali del gruppo.

 

LA RICERCA

Tale ricerca si basa su una somministrazione del questionario "The Leadership scale for Sport" presentato ad una insegnante di Pilates, tecnica sportiva molto di moda nell’ultimo periodo, ed alle sue 3 corsiste, di età media 28 anni. Sia l’insegnante che le ragazze hanno accolto con molto interesse la proposta presentata a loro, soprattutto l’allenatrice ha voluto cogliere la possibilità di capire meglio se il proprio comportamento tenuto durante le lezioni è "quello giusto" o se sarebbe necessario modificare qualche atteggiamento.

Dopo un periodo di circa 5 mesi ho voluto vedere se le azioni intraprese fossero servite per migliorare quegli aspetti comunicativi riscontrati durante la prima somministrazione.

Nella tabella che segue sono presentati:

  1. gli item del questionario, nella versione dell’allenatore
  2. il giudizio dell’insegnante
  3. la media dei risultati ottenuti dalle ragazze nella valutazione del comportamento della propria insegnante
  4. la media dei risultati ottenuti dalle ragazze nella valutazione del comportamento desiderato

In azzurro sono stati sottolineati quei dati molto differenti tra loro e che sarebbe meglio portare a discussione nel momento di restituzione dei risultati.

Giudizio dell’ Allenatore

Compor-

tamento secondo l’ atleta

Compor-

tamento

desiderato

1. Mi assicuro che gli atleti lavorino secondo le loro capacità.

Spesso

Sempre

Sempre

2. Chiedo l’opinione degli atleti sulle strategie da seguire per determinate competizioni.

Raramente

Spesso

Spesso

3. Aiuto gli atleti nella soluzione dei problemi personali.

Spesso

Spesso

Sempre

4. Gratifico un atleta di fronte agli altri per una buona prestazione.

Sempre

Spesso

Spesso

5. Spiego ad ogni atleta le tecniche e le tattiche dello sport.

Spesso

Sempre

Sempre

6. Pianifico indipendentemente dagli atleti.

Sempre

Qualche volta

Raramente

7. Aiuto i membri del gruppo a regolare i loro conflitti.

Qualche volta

Spesso

Sempre

8. Presto particolare attenzione nel correggere gli errori degli atleti.

Sempre

Sempre

Sempre

9. Attendo l’approvazione del gruppo su questioni importanti prima di andare avanti.

Spesso

Spesso

Spesso

10. Dico all’atleta quando quest’ultimo fa un lavoro particolarmente buono.

Sempre

Qualche volta

Sempre

11. Mi assicuro che la funzione dell’allenatore nella squadra sia capita da tutti gli atleti.

Qualche volta

Sempre

Sempre

12. Non spiego le mie azioni.

Qualche volta

Raramente

Mai

13. Mi preoccupo del benessere personale degli atleti.

Spesso

Spesso

Sempre

14. Istruisco individualmente ogni atleta nelle abilità dello sport.

Raramente

Spesso

Spesso

15. Lascio partecipare gli atleti nelle prese di decisione.

Qualche volta

Spesso

Spesso

16. Faccio sì che un atleta sia premiato per una buona prestazione.

Sempre

Spesso

Sempre

17. Programmo in anticipo ciò che dovrebbe essere fatto.

Spesso

Sempre

Sempre

18. Incoraggio gli atleti a dare suggerimenti sul modo di condurre gli allenamenti.

Qualche volta

Spesso

Spesso

19. Faccio favori personali agli atleti.

Qualche volta

Spesso

Qualche volta

20. Spiego ad ogni atleta ciò che dovrebbe essere fatto e ciò che non dovrebbe essere fatto.

Spesso

Spesso

Sempre

21. Lascio che gli atleti stabiliscano i propri obiettivi personali

Qualche volta

Spesso

Spesso

22. Esprimo ogni emozione sentita per gli atleti

Raramente

Qualche volta

Sempre

23. Mi aspetto che ogni atleta assolva il proprio compito fino in fondo.

Sempre

Spesso

Sempre

24. Lascio che gli atleti provino a modo loro anche se commettono degli errori

Spesso

Spesso

Spesso

25. Incoraggio gli atleti ad avere fiducia nell’allenatore.

Sempre

Spesso

Sempre

26. Indico i punti di debolezza e di forza di ogni atleta.

Spesso

Sempre

Spesso

27. Rifiuto di discutere su di un punto.

Qualche volta

Raramente

Raramente

28. Esprimo apprezzamento quando un atleta compie una buona prestazione.

Sempre

Spesso

Sempre

29. Dò specifiche istruzioni ad ogni atleta su ciò che dovrebbe essere fatto in ogni situazione.

Spesso

Sempre

Spesso

30. Chiedo l’opinione degli atleti su importanti questioni concernenti il lavoro dell’allenatore.

Qualche volta

Spesso

Spesso

31. Incoraggio stretti ed informali rapporti con gli atleti

Spesso

Sempre

Sempre

32. Mi assicuro che le azioni degli atleti siano coordinate fra di loro.

Spesso

Sempre

Spesso

33. Lascio che gli atleti lavorino alla loro velocità personale.

Spesso

Sempre

Sempre

34. Mi tengo alla larga dagli atleti.

Mai

Mai

Mai

35. Spiego come il contributo dato da un atleta si collochi nel quadro totale.

Qualche volta

Spesso

Spesso

36. Invito gli atleti a casa mia.

Qualche volta

Qualche volta

Spesso

37. Dò credito all’atleta quando lo merita.

Sempre

Spesso

Sempre

38. Specifico in dettaglio ciò che mi aspetto dagli atleti.

Qualche volta

Sempre

Sempre

39. Lascio che gli atleti decidano sugli schemi che devono essere usati in una gara.

Raramente

Qualche volta

Qualche volta

40. Parlo in modo da scoraggiare discussioni.

Qualche volta

Spesso

Sempre

In linea generale si nota una tendenza dell’allenatore a comportarsi nel modo desiderato dalle allieve e, soprattutto, tali atteggiamenti paiono consapevoli; difatti l’autovalutazione rispetta tendenzialmente il comportamento percepito e desiderato. Nei casi in cui questo non avviene è riscontrabile nella metodologia di insegnamento. L’istruttore crede di non comunicare apertamente, per esempio, le aspettative o le consegne individuali mentre invece queste sono valutate come presenti. Probabilmente, ed in modo implicito, l’insegnante dà delle indicazioni a riguardo ma non è uno degli intenti principali dell’allenamento. Tale metodo, che potremmo chiamare induttivo, viene molto apprezzato dalle allieve.

Lato negativo, ma probabilmente dovuto al "carattere" dell’allenatore, è la mancanza di espressione delle proprie emozioni e la parsimonia con cui premia la buona riuscita di una prestazione; come già affermato forse questo atteggiamento è dovuto alle impostazioni con le quali l’istruttore è cresciuto e formato. Sarebbe opportuno aprire una discussione per comprendere a pieno i motivi di tale comportamento per cercare, da una parte di correggerlo (se necessario), dall’altro di attutire le aspettative delle ragazze.

L’item 6 avrebbe la necessità di approfondimento poiché, secondo me, possono sorgere errori di incomprensione. Il fatto di pianificare indipendentemente dagli allievi potrebbe, infatti, avere una doppia interpretazione:

  1. la pianificazione di micro-meso-mega cicli di allenamento devono essere programmati ad inizio anno ed, eventualmente, modificati in itinere (interpretazione dell’allenatore)
  2. la pianificazione della singola lezione è ovviamente impostata sulle individualità dei singoli (interpretazione delle allieve)

In conclusione, non rilevo grosse problematicità in questo piccolo gruppo di sportivi e la restituzione può essere un momento importante per l’allenatrice come stimolo per migliorare la propria capacità comunicativa-emozionale.

Analizzando le dimensioni del comportamento del Leader nello Sport secondo Chelladurai è possibile confrontare questi risultati con il campione rappresentativo dello stesso autore (vedi tabella)

Chelladurai

Dev. Stand.

Questionario

Feedback Positivo

4.08

0.62

4.40

OK

Allenamento e Istruzione

4.15

0.46

4.23

OK

Supporto Sociale

3.29

0.49

3.69

OK

Comportamento Democratico

2.90

0.55

3.56

Superiore

Comportamento Autocratico

2.41

0.51

2.70

OK

 

In generale l’atteggiamento dell’istruttrice è positivo; cura molto il feedback positivo, anche se dall’analisi precedente risulta che per le allieve non è sufficiente, e lo svolgimento della lezione coordinandone le attività e puntando sulla costanza ed il "bel gesto" sportivo. Cura il clima del gruppo ma pretende comunque che i ruoli siano ben definiti pur non cadendo in comportamento autocratici e negativi.

Nel confronto con le medie di Chelladurai è possibile concludere che in generale il comportamento tenuto dall’insegnante rientra nella norma, a parte il valore superiore di Comportamento Democratico; ciò dimostra che l’istruttrice cerca di coinvolgere il gruppo di allieve nelle scelte e decisioni che coinvolgono il gruppo.

Dopo un periodo di circa 5 mesi è stato somministrato nuovamente il questionario alle stesse persone per valutare se e in quale modo il comportamento tenuto dall’insegnante si è modificato dopo aver preso coscienza dei risultati della prima somministrazione. In particolare l’istruttrice ha deciso di migliorare l’aspetto inerente la gratificazione e l’espressione delle proprie emozioni. Di seguito i risultati (inerenti gli item in cui erano presenti discrepanze).

In azzurro sono sottolineati i valori modificati.

Giudizio dell’ Allenatore

Compor-

tamento secondo l’atleta

Compor-

tamento

desiderato

2. Chiedo l’opinione degli atleti sulle strategie da seguire per determinate competizioni.

Qualche volta

Spesso

Spesso

6. Pianifico indipendentemente dagli atleti.

Spesso

Qualche volta

Qualche volta

7. Aiuto i membri del gruppo a regolare i loro conflitti.

Qualche volta

Qualche volta

Qualche volta

10. Dico all’atleta quando quest’ultimo fa un lavoro particolarmente buono.

Sempre

Spesso

Sempre

11. Mi assicuro che la funzione dell’allenatore nella squadra sia capita da tutti gli atleti.

Qualche volta

Sempre

Sempre

14. Istruisco individualmente ogni atleta nelle abilità dello sport.

Qualche volta

Spesso

Spesso

22. Esprimo ogni emozione sentita per gli atleti

Qualche volta

Qualche volta

Sempre

38. Specifico in dettaglio ciò che mi aspetto dagli atleti.

Qualche volta

Sempre

Sempre

40. Parlo in modo da scoraggiare discussioni.

Qualche volta

Spesso

Sempre

I risultati, seppur poco variati, sembrano essere incoraggianti e, quindi, propensi ad un continuo miglioramento; difatti l’aspetto che l’insegnante ha cercato di modificare, ovvero la comunicazione delle proprie emozioni e la gratificazione verso un lavoro ben fatto, sono migliorate anche se non in modo decisivo. Certo è che non è facile modificare il proprio modo di insegnare ed è sicuramente apprezzabile lo sforzo fatto dall’istruttrice in questa sua voglia di migliorarsi. Anche le sue allieve, intervistate successivamente, hanno molto apprezzato il cambiamento comportamentale della propria insegnate.

In conclusione, è bene fare un applauso ad un’insegnante aperta alle critiche e ai cambiamenti che di conseguenza sono necessari; non tutti sono disponibili a mettersi in discussione e modificare i propri atteggiamenti. Anzi, solitamente gli insegnanti ritengono di conoscere i metodi di insegnamento che meglio si addicono alla propria disciplina sportiva e sono pienamente convinti delle loro scelte. È bello apprezzare lo sforzo di miglioramento che le giovani leve di insegnanti, sempre criticati per la poca competenza

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