LA PSICOLOGIA DELL'ETA' EVOLUTIVA:

il suo contributo alla psicologia dello sport

Le origini della psicologia dello sviluppo

In Germania, nel 1882, Wilhelm Preyer pubblicò un saggio sulla Mente del fanciullo nel quale raccoglieva, per la prima volta, non solo una serie di teorie ma anche delle osservazioni oggettive su un bambino per un periodo di tempo piuttosto lungo.

La psicologia dello sviluppo confusa nelle opere scientifiche dei filosofi, ha iniziato ad essere una disciplina autonoma verso la fine dell'800, rifiutando speculazioni filosofiche e accettando il metodo sperimentale.

La psicologia dello sviluppo è una disciplina giovane, anche rispetto alla pedagogia, che fin dai tempi di Platone ed Aristotele fissò propri obiettivi e propri metodi esplicativi.

Come si spiega questa differenza?

Una delle cause viene imputata al "senso comune" della gente, cioè alle convinzioni sociali del passato, secondo le quali bastava poco per conoscere il bambino o addirittura c'era poco da conoscere.

Per quanto si conosce nei documenti storici il bambino nell'antichità veniva concepito come un adulto in miniatura, condivideva fin dai primi anni le abitudini della vita dei grandi.

Solo più tardi, nel '700, il bambino cominciò ad essere considerato "diverso" dall'adulto e oggetto di attenzione e studio; solo recentemente si ha una visione del bambino come "essere attivo ed unico".

La condizione che ha contribuito allo studio scientifico dell'infanzia è stata la divulgazione di discipline scientifiche come l'antropologia culturale e la teoria di Darwin.

La prima contribuì agli studi dell'antropologo Taylor, stabilendo delle analogie tra il mondo dei primitivi e quello infantile.

La seconda invece sosteneva che c'era una sorta di lotta per la sopravvivenza, solo chi possedeva certe caratteristiche sopravviveva alla selezione dell'ambiente.

Perché questa teoria ha influenzato l'interesse per la conoscenza del mondo dell'infanzia?

Perché le idee sulla differenza tra adulto-bambino e tra bambino-bambino hanno accentuato il punto di vista evolutivo, cioè lo studio dei processi attraverso i quali il bambino si trasforma e si sviluppa?

I suoi obiettivi ed i metodi

E' compito degli psicologi dell'età evolutiva analizzare la natura del comportamento e i cambiamenti che si verificano nel tempo, descrivere queste modificazioni e scoprire quali sono le cause.

Tra i cambiamenti del comportamento che interessano gli psicologi sono: le tappe fondamentali dello sviluppo fisico e motorio, le modificazioni delle funzioni cognitive e lo sviluppo della personalità.

Tutte le modificazioni elencate sono evolutive e di solito contribuiscono a dare vita a un comportamento più adattivo, funzionale e complesso, in altri casi possono essere negativi, ad esempio la comparsa di malattie mentali e disagi psicologici.

Gli obiettivi principali che si pone lo psicologo evolutivo sono la descrizione, la misura e la spiegazione di questi cambiamenti che risultano essere universali in quanto si verificano in tutti i bambini, di qualunque cultura.

Per esempio gli psicologi dello sviluppo hanno verificato che i bambini di tutto il mondo pronunciano le prime parole verso i 12 mesi e camminano da soli verso i 13 mesi.

Gli psicologi sostengono che alla base di queste tappe fondamentali di crescita ci sia un processo d'interazione fra maturazione ed esperienza.

Oltre che a ricercare i cambiamenti universali, lo psicologo dell'età evolutiva cerca le cause delle differenze individuali, per esempio molti bambini di 4 anni sono in grado di ripetere una frase di 10 parole dopo averla sentita, altri sono in grado di ripeterla solo a 6 anni.

Infine lo psicologo dello sviluppo si preoccupa di spiegare i comportamenti devianti dalla norma, quali l'autismo, il consumo di droghe, la delinquenza e l'insufficienza mentale.

Il campo di ricerca della psicologia dell'età evolutiva si è sviluppato molto in questi ultimi decenni.

Problemi molto vecchi, ad esempio in che modo influisce sullo sviluppo della personalità infantile il metodo educativo adottato dal genitore, sono state sottoposte a ricerche molto più approfondite.

Molti psicologi dello sviluppo, inoltre, si occupano di problemi sociali e focalizzano la propria attenzione sulla comprensione di problemi quali la delinquenza giovanile, l'insuccesso scolastico, il disadattamento, i disturbi emotivi.

Psicologia dell'età evolutiva e psicologia dello sport

Lo sport è un gioco con finalità agonistiche.

Il gioco ha un ruolo fondamentale nei processi di apprendimento, sviluppo ed adattamento soprattutto nel periodo dell'età evolutiva.

L'attività sportiva riveste una notevole influenza nello sviluppo del bambino e dell'adolescente ed è caratterizzata da forti finalità educative e formative.

Lo sport come attività ludica può avere una funzione terapeutica, facilitando l'espressione dei propri vissuti ed esperienze quotidiane.

Premesso questo, la psicologia dell'età evolutiva può essere utilizzata nell'applicazione della psicologia dello sport con bambini ed adolescenti.

Se per definizione la psicologia dell'età evolutiva analizza i cambiamenti che si verificano nel tempo e le loro caratteristiche, la psicologia dello sport si prefigge lo scopo di migliorare le prestazioni dello sportivo e potenziare le sue abilità mentali.

La prima fornisce tutta una serie di informazioni sulle caratteristiche di ogni fase dello sviluppo che sono molto utili per elaborare dei programmi che potenzino le prestazioni nello sport e di riflesso nelle attività della vita quotidiana.

Capacità quali: il rilassarsi, il concentrarsi, la gestione delle situazioni stressanti, la capacità di comunicare le proprie difficoltà ecc., sono le abilità mentali di base del programma di addestramento psicologico che possono essere applicate in altri campi, non solo in quello sportivo, ma anche nell'attività scolastica e sociale.

Fornire degli strumenti strutturati in base alle caratteristiche delle diverse fasi evolutive dei ragazzi, li possono aiutare ad acquistare delle risorse ed una elasticità mentale che li rendono "vincenti" non solo nello sport ma anche nella vita.

Bibliografia:

Mussen P., Conger J. e Kagan J., Lineamenti dello sviluppo del bambino, Zanichelli, Bologna 1982.

Nash J., Psicologia dello sviluppo, Giunti Barbera, Firenze 1979.

A.A.V.V., Evoluzione psicologica del bambino, Edizioni Claire, Milano 1984.

Dott.ssa Marzia Bagolin

Psicologa dell'età evolutiva

Fossalon di Grado (GO).

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