Lo psicologo dello sport e dell’esercizio fisico in palestra: l’applicazione del modello teorico di Prochaska e Diclemente.

Una ricerca di Dishman (1986) ci informa che circa il 50% delle persone che iniziano un programma di esercizio fisico abbandonano l’attività entro i primi sei mesi.

Secondo Morgan (2001) le tipiche ragioni che le persone avanzano per non fare esercizio fisico (mancanza di tempo, i costi, vari imprevisti della vita ecc..) mascherano un problema fondamentale.

E’ probabile, secondo questo autore, che queste persone non riescono ad impegnarsi in attività da loro percepite come poco significative o senza uno scopo evidente come pedalare su una bici ferma o alzare pesi.

Secondo alcune ricerche i non-sportivi hanno chances migliori di continuare a fare attività fisica nei mesi e negli anni se essi si divertono facendo esercizio, se l’esperienza li soddisfa ed ha significato, se comporta benefici al proprio stato di salute, se comporta il perdere peso ed ottenere un’immagine del proprio corpo più tonica e in forma.

Barriere alla partecipazione

Fra le principali ragioni per cui non si fa esercizio fisico annoveriamo:

Un’attività che da bassa diventa moderata promuove maggiormente l’aderenza all’impegno rispetto ad un’attività troppo intensa o troppo blanda, ciò riguarda in particolare persone che in passato hanno avuto esperienze negative con l’esercizio fisico o corrono maggiori rischi di incorrere in infortuni.

Il supporto sociale, l’assistenza personale e la guida diretta rivestono una notevole importanza sui comportamenti delle persone che iniziano a fare attività fisica, compresa la presenza di uno o più amici.

Il Modello Transteorico di Prochaska e DiClemente: motivazioni all’esercizio fisico, barriere alla partecipazione, stadi del cambiamento.

Il Modello Transteorico, messo a punto da Prochaska e Diclemente (1995), offre una guida pratica per conoscere la motivazione al cambiamento del cliente e suggerisce come intervenire su tale processo.

Il modello di Prochaska e Diclemente è stato costruito su 2 dimensioni fondamentali: gli stadi del cambiamento e i processi di cambiamento che vengono messi in atto.

Gli stadi del cambiamento riflettono l’aspetto temporale e motivazionale del cambiamento: esso non è un fenomeno del tipo "tutto o niente" ma un processo graduale che attraversa specifici stadi, seguendo un percorso progressivo.

Il tempo di permanenza in ciascun stadio è molto variabile.

Una volta individuato lo stadio in cui si trova il cliente, l’operatore potrà adottare determinate strategie per passare allo stadio successivo.

Stadio della Precontemplazione

Stadio della Contemplazione

Stadio della Preparazione/Determinazione

Stadio dell’Azione

Nello stadio dell’azione il cliente deve poter credere di essere in grado di cambiare il proprio stile di vita.

Il pericolo in questa fase è che il cliente subisca una ricaduta o perda fiducia non ottenendo risultati immediati.

Egli può rinunciare ad applicarsi credendo di non aver abbastanza forza di volontà, per vergogna o per senso di colpa.

Egli può anche attribuire il suo eventuale successo interamente all’istruttore o ad un supporto esterno, rischiando di diventare dipendente da questa relazione.

Stadio del Mantenimento

Il cliente si sta allenando da almeno 6 mesi. Sebbene stia continuando a seguire il suo programma e subentrino nuovi comportamenti, eventi stressanti e una troppo elevata stima di sé possono causare delle ricadute.

I processi precedenti hanno avuto tutti luogo, tuttavia anche questa fase richiede una valutazione accurata della situazione e la messa in atto di strategie per mantenere il cambiamento.

Il cliente ha la sensazione di stare diventando quel tipo di persona che vorrebbe essere: è dimagrito, è più tonico, è più muscoloso, è più agile, ha smesso di fumare ecc…

L’immagine di sé viene valutata positivamente sia dal cliente che dalla sua rete sociale.

I processi di cambiamento

Sono stati identificati dagli autori 10 principali processi indipendenti fra cui annoveriamo:

I processi di cambiamento vengono applicati in differenti stadi di cambiamento, ad esempio l’aumento della consapevolezza trova la sua maggiore applicazione negli stadi precontemplativo e contemplativo.

Lo psicologo dello sport che opera in palestra deve essere in grado di identificare in quale stadio di cambiamento si trovi il cliente, le sue personali barriere alla partecipazione all’esercizio fisico e il grado di motivazione posseduto nei confronti delle attività offerte dal centro sportivo.

La sua figura si rivela di estrema utilità sia con i clienti che si trovano negli stadi della precontemplazione e contemplazione attraverso conferenze ed incontri informativi, sia con i clienti che vivono la fase di preparazione/determinazione e necessitano di una serie di informazioni per intraprendere il loro percorso sportivo, sia negli stadi dell’azione e del mantenimento attraverso degli incontri strutturati di Mental Training volti a migliorare la qualità della prestazione in palestra.

Colloqui ed esercizi sul campo atti ad incrementare le abilità mentali che intervengono durante l’attività sportiva del cliente (capacità di gestire l’ansia e lo stress, mantenimento della motivazione e dell’autostima, abilità di prestare attenzione e concentrarsi, il rapporto con gli altri clienti ecc..) si rivelano molto utili nell’attenuare il fenomeno dell’abbandono della palestra.

Il corso "Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico" (www.psymedisport.com/corso_esercizio.html ) offre degli spunti teorico-pratici per l’operatore che si trova a dover fronteggiare cali motivazionali in tale ambito.

Bibliografia:

Il Modello transteorico. Una modalità eclettica di terapia. V. Spiller, M. Scaglia,S. Ceva,1998.

Dott.ssa Marina Gerin Birsa