Progetto Anoressia Inversa: un approccio "sul campo"

Colgo quest' occasione per presentare un progetto, al momento in cui scrivo in fase di sviluppo, circa una patologia ormai ben conosciuta e circostanzialmente delineata: l’Anoressia Inversa, altresì conosciuta come Bigoressia/Vigoressia (utilizzando rispettivamente la traduzione dalla dicitura originaria inglese o spagnola).

Quest' ipotesi di indagine nasce dall’unione di più fattori.

In primo luogo dalla concomitanza di due sfere di interesse affini nella mia vita quotidiana: potendo, infatti, unire una laurea in psicologia clinica alla pratica di Personal-trainer/istruttore di pesistica in un centro fitness di mia proprietà, l’indagine del suddetto disturbo, et similia, risulta oltremodo facilitata.

A ciò si unisce un marcato interesse per il suddetto disturbo sin dalle sue prime declamazioni in ambito scientifico, stimolato dalla tanto attesa possibilità di inquadrare quella moltitudine eventi a carattere emotivo/cognitivo che si verificano in un ambiente sportivo, specialmente in individui dediti alla pratica di body-building e pesistica.

Infine dall’approfondimento delle mie personali conoscenze in merito alla Psicologia dello Sport acquisite negli ultimi mesi, oltre a quelle già sviluppate nel corso degli studi universitari. Questo grazie alla completezza della formazione a me fornita dalla dott.sa Marina Gerin Birsa.

Durante il periodo di tirocinio post-laurea nel reparto di neurofisiopatologia ho avuto la fortuna di poter approfondire quanto pubblicato fin ora in merito all’Anoressia Inversa, confrontandomi al tempo stesso con personale medico, il quale ha saputo meglio orientarmi, al tempo, verso un'indagine rigorosa della componente psichiatrica del disturbo.

Avendo adesso a disposizione il tempo, la popolazione di studio, le conoscenze e gli strumenti adatti, ho pensato di impostare un progetto di indagine approfondita, senza la pretesa chiaramente di stravolgere, almeno per il momento, la concezione nosografica e tanto meno i criteri diagnostici del disturbo.

L’obiettivo è se non altro quello di cogliere e sfruttare al meglio la rara opportunità di poter monitorare "quotidianamente" il vissuto dei soggetti di studio, vantaggio non riscontrabile nella normale pratica clinica.

Un ulteriore spunto, infine, è sorto dall’analisi del materiale disponibile in letteratura. Nei maggiori database disponibili (Pubmed, Psychinf, ecc.) gli studi più recenti sembrano utilizzare criteri di scelta e indagine "semplicistici" (per quanto concerne la componente prestazionale degli atleti): valutazioni della composizione corporea come il Body Mass Index; classificazioni dei soggetti (placebo e non) attraverso un calcolo della loro capacità o meno a sollevare il proprio peso corporeo in specifici esercizi; valutazioni, infine, attraverso generiche scale di ansia-depressione.

Da qui é sorta quindi sorta l’ipotesi di approfondire l’argomento, con l’intenzione di analizzarlo e strutturare così un progetto d'indagine/intervento.

Cercherò adesso di effettuare un rapido excursus circa l’Anoressia Inversa, così da poter meglio carpire il senso del progetto stesso.

 

Vigoressia/Bigoressia/Anoressia Inversa

Questo tipo di dismorfia muscolare viene concettualmente inserito nel disturbo di dismorfismo corporeo, nonostante numerosi Autori abbiano notato come in realtà il comportamento delle persone che ne sono affette assomigli in maniera eclatante a quello tipico dei pazienti con anoressia nervosa (AN); è stata quindi suggerita lipotesi che limpulso verso la magrezza con assenza di tessuto adiposo, tipico della AN, venga sostituito dallimpulso verso muscoli enormi e sempre da assenza di tessuto adiposo. Da qui il nome di anoressia inversa nel senso di una speculare analogia con le caratteristiche proprie dellAN.

Una delle cause principali, ad una prima analisi a-specifica sembra poter essere riconosciuta nel mutamento degli ideali medi maschili, per quanto concerne il peso, la massa muscolare, la prestanza fisica.

In letteratura viene fatto spesso notare come i cosiddetti action toys (giocattoli dazione), che raffigurano soggetti maschili, abbiano cambiato negli ultimi 15/20 anni le loro misure: il petto da 44 è passato a 55 pollici, la vita da 32 a 36 pollici, i bicipiti da 12 a 27 pollici. Questo fenomeno, dobbiamo ricordare, riflette perfettamente il mutamento degli stereotipi fisici osservabili anche nei giocattoli per bambine (es. Barbie), più volte utilizzato quale causa concorrente nella genesi di anoressia nervosa.

In passato sono stati descritti soltanto casi sporadici di uomini con disturbi del comportamento alimentare. Sino agli anni 60 la teoria psicoanalitica li aveva esclusi concettualmente dallosservazione. Anche Hilde Bruch, pioniera degli studi sui disturbi del comportamento alimentare dagli anni 40, li considerava e denominava "atipici". Molteplici fattori hanno contribuito allinclusione degli uomini negli studi sul comportamento alimentare e alle patologie a essi collegate.

 

Le caratteristiche corporee e di personalità.

Alcuni dati riscontrabili in letteratura.

Blouin e Goldfield (1994) hanno svolto un importante esperimento che mette a confronto pesisti, corridori e sportivi che praticano arti marziali in rapporto ad alcune variabili standardizzate quale linsoddisfazione corporea, limpulso alla magrezza ed all’aumento della massa muscolare. Il quadro che si è delineato ha visto i pesisti riferire una maggiore insoddisfazione per il proprio corpo rispetto agli altri sportivi. Tale insoddisfazione sembra così generare comportamenti bizzarri, come l’indossare abiti molto pesanti anche in estate per nascondere la taglia, secondo loro perennemente sotto gli standard desiderati.

Queste persone sembrano quindi utilizzare la RA come meccanismo di compensazione della percezione di sé. Viene così perseguita tenacemente la forma a V (V-shape) della parte superiore del corpo, laspetto muscoloso, il peso moderato, la virtuale assenza di grasso corporeo. Klein sottolinea che le persone con RA sono caratterizzate da un forte isolamento; come le persone con AN, anch’esse sono coinvolte in un processo sociale che le porta a evitare gli altri, a causa di un senso di inadeguatezza. Per compensare le loro insicurezze questi soggetti intensificano la loro attività fisica indirizzata a scolpire i muscoli in modo da apparire più intimidatori, in una sorta di circolo vizioso. Inoltre, sebbene aspirino a esibire un alto grado di sicurezza, la loro autostima tende a essere piuttosto bassa e la loro corazza sarebbe utilizzata per proteggersi dal confronto con il mondo esterno.

Basandosi sul fatto che il body building rappresenta lo sport individualistico per eccellenza, dove è completamente assente la figura di un allenatore o dei compagni di squadra, il ricercatore porta avanti lipotesi di una struttura deficitaria del Sé che induce questi individui a manifestare disturbi di Personalità (ipersensibilità alle offese, ipocondria, bisogno di attenzione, una forma di narcisismo patologico)

Riassumendo le caratteristiche cardine della Anoressia Inversa (tab.1):

Tab.1

1

Aspetto esterno: magrezza anche in soggetti molto muscolosi

2

Impulso all’aumento della massa muscolare

3

Frequenza di esercizio fisico compulsivo

4

Eccessive restrizioni dietetiche

5

Frequente uso di steroidi anabolizzanti

 

 

Fasi del progetto

* stiamo vagliando l’ipotesi di implementare un gruppo di soli Agonisti, al fine di ottenere una dinamica Borderline del disturbo.

La somministrazione avverrà all’interno di un breve colloquio. Verrà strutturata una traccia che permetta di indagare sistematicamente i vissuti del soggetto circa la propria esperienza in palestra, l’anamnesi patologica remota e presente, anamnesi familiare (breve), anamnesi "sportiva" (sport praticati, infortuni, ecc.).

In questo periodo avrà inizio una serie di sedute di mental training (10) in entrambi i gruppi, le quali verranno portate avanti sino alla fase 4. L’attività di MT sarà impostata appositamente sul potenziamento della consapevolezza corporea, sul grado di autostima, sulla gestione dell’ansia. Con ciò vorrei cogliere quindi l’occasione per introdurre l’aspetto rieducativo nell’approccio al disturbo,

* la mia quotidiana visione dei soggetti nel centro potrà rendere utile una sorta di monitoraggio indiretto dell’andamento degli stessi, con magari la stesura di un diario semplicemente orientativo.

 

 

 

Situazione attuale

I risultati verranno verranno elaborati cercando, nel mio piccolo, di strutturare ulteriormente, quindi implementare/completare, il modello tuttora presente in nosografia. Vorrei inoltre sviluppare un’analisi circa l’utilità o meno di un training di rilassamento (e/o interventi simili) nel disturbo in questione., valorizzando quindi la possibilità di introdurmi in un ambito dove ancora non sembrano esser state ancora approntate soluzioni "specifiche".

La strutturazione dello studio è ancora in fase embrionale e data la vastità delle attività da condurre contemporaneamente spero vivamente di riuscire a controllarne lo svolgimento in tempi utili. Se ciò sarà possibile ne proporrò l’andamento e/o le conclusioni nei mesi a venire.

 

Dott. Emiliano Santarnecchi

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