MENTAL TRAINING E SNOW-BOARD AD ALTI LIVELLI:

IL CASO "BORDERX"

Dott. Davide Milone

 

 

Introduzione

Gli sport invernali sono da sempre oggetto di studio da parte della Psicologia dello Sport. In particolare le due discipline maggiormente studiate ed analizzate negli ultimi anni sono state lo "sci nordico" e lo "sci di fondo". Basti pensare allo stesso Giorgio Rocca, pluricampione italiano di sci nordico, che recentemente ha intrapreso un percorso di Mental Training, o a numerosi atleti di fondo che si sono sottoposti a sedute di Allenamento Mentale in vista dei Campionati del Mondo o di gare importanti.

Lo sci di fondo infatti, ben si presta ad una preparazione psicologica in quanto lo sforzo mentale che si cela dietro una prestazione od una gara (basti pensare alle massacranti maratone o al triathlon) è spesso di notevole intensità. Anche altre discipline invernali si sono interessate ultimamente alla Psicologia dello Sport, come il "bob" o il "pattinaggio su ghiaccio", per non parlare poi dell’ "hockey" .

Ciò che risulta particolarmente importante, e che verrà trattato in questo articolo, è l’interessamento dello "snow-board" alla Psicologia (e vice-versa), ed in particolare alla Psicologia dello Sport. Disciplina di recente sviluppo, soprattutto a livello olimpico, lo snow-board si sta proponendo sempre più come sport invernale di punta e di valore, non solo in seno alla sua sempre più massiccia diffusione (nelle località turistiche gli appassionati di snow-board stanno ormai superando gli sciatori), ma anche in seguito allo sviluppo di tecniche nuove e di tipologie di competizione (molte delle quali prese in prestito dai lontani parenti dello "skate" o del "surf") che si sono sviluppate e raffinate nel corso degli ultimi anni.

Basti pensare all’ "Half-Pipe", al "Big Air" o ancora al "Borderx". Proprio quest’ultima sarà ampiamente trattata nelle pagine seguenti. Prima però vediamo di tracciare i possibili ambiti d’intervento e le aree più problematiche relative ad un percorso di Mental Training adatto alla disciplina sportiva dello snow-board.

Mental Training e "snow-board"

Lo snow-board, sebbene sia una disciplina sportiva di recente sviluppo, offre notevoli e differenti campi d’applicazione alla Psicologia Sportiva. Proprio in seno alla sua "freschezza", lo snow-board attira sempre più tra i suoi appassionati ragazzi di qualunque età; e sono molti gli sciatori che passano dallo sci allo snow-board con estrema facilità.

E’ uno sport giovane, dinamico, versatile. Combina la passione e l’adrenalina per la discesa con la creatività e l’estro di chi ama le evoluzioni, i salti, le acrobazie. Per alcuni è uno sport "pazzo", un "x-game", per altri un vero e proprio stile di vita, con le sue regole, le sue leggi, i suoi "usi e costumi".

Quello che è certo è la sua continua diffusione tra la popolazione, soprattutto quella più giovane. Per questo motivo la Psicologia dello Sport, prima ancora di potenziare le qualità e le capacità degli atleti in un ottica di empowerment prestazionale, dovrebbe innanzitutto formare le nuove leve sui valori che lo sport, ed in particolare lo snow-board, portano con sé.

Valori di fratellanza, amicizia, lealtà, competizione ma non fine a sé stessa, bensì in una prospettiva di crescita: individuale, sociale, e dunque sportiva. Lo sport come elemento di crescita quindi, e soltanto successivamente in chiave prestazionale.

Questo passaggio, di stampo prettamente pedagogico, dovrebbe essere comune a tutte le discipline sportive, laddove il target di lavoro della Psicologia Sportiva sia rappresentato dai giovani. In particolare nello snow-board, che talvolta è associato a stili di vita "sregolati", i giovani devono essere educati a comportamenti più sani e consoni ad una vita sportiva.

Questo non significa eliminare i momenti d’aggregazione tra i compagni di squadra, bensì far sì che questi non rischino di inficiare gli sforzi prodotti in allenamento o addirittura produrre effetti negativi nella vita quotidiana, con il rischio di far crescere i ragazzi in maniera non matura o inadeguata. Questi naturalmente sono casi estremi, ma è bene che lo Psicologo dello Sport sia preparato ad affrontare le problematiche tipiche delle giovani età, soprattutto adolescenziali.

Per quanto concerne le possibili aree d’intervento, oltre al sopraccitato aspetto pedagogico, lo Psicologo dello Sport può intervenire attraverso specifici programmi di Allenamento Mentale che mirino a migliorare le performance degli atleti. Lo snow-board è una disciplina in cui attenzione e concentrazione sono ingredienti fondamentali: prestare attenzione al percorso di gara, ai propri stati interiori, agli avversari, al proprio corpo e alla tavola, alle condizioni ambientali. Focalizzare la propria attenzione al meglio delle proprie capacità e su obiettivi specifici è una delle chiavi del successo in questo sport.

Attenzione e concentrazione, ma anche gestione dell’attivazione psico-fisica, e, naturalmente, visualizzazione ideo-motoria e rilassamento. Queste aree sono, a mio avviso, le più rilevanti in questa disciplina sportiva, e sono su queste che lo Psicologo dello Sport deve lavorare maggiormente nell’ambito di un generico intervento di Mental Training. Senza ovviamente trascurare le altre aree di lavoro tipiche di un percorso di Allenamento Mentale, come il Goal Setting o il Self-Talk, tanto per citarne due. Vediamo ora di approfondire più da vicino il rapporto esistente tra snowboard e Mental Training.

 

 

 

 

 

Mental Training e "snow-board": un percorso possibile

La Psicologia dello Sport può e deve fare molto per questo sport, ma è ancora poco diffusa in questo ambiente. Da un lato a causa della giovane età dello "snow-board" (gli atleti e gli allenatori ancora non conoscono al meglio le qualità ed i benefici di un Allenamento Mentale), dall’altro spesso gli atleti (e gli allenatori) ritengono d’esseri capaci di affrontare da soli le problematiche di questo sport, anche da un punto di vista mentale, riducendo l’importanza di una preparazione mentale mirata e condotta da professionisti.

Per questo motivo è importante diffondere le peculiarità della Psicologia Sportiva, rendendo accessibili le qualità ed i vantaggi offerti da una preparazione mentale che si affianchi all’allenamento tecnico-fisico.

Come abbiamo visto esistono aree e campi problematici specifici per lo snow-board, ecco perché è importante che un Mental Trainer lavori con la massima professionalità, senza limitarsi a generiche interpretazioni, ma anzi focalizzandosi sui problemi particolari di ogni singolo atleta (naturalmente in relazione all’età), interpretandoli in seno ai nuclei "caldi" di questo sport invernale.

Personalizzazione (sviluppando programmi "ad hoc"), sapere teorico e pratico, conoscenza della singola disciplina sportiva, capacità di ascolto ed empatia, problem solving, pazienza: queste sono solo alcune delle caratteristiche che ciascuno Psicologo dello Sport dovrebbe possedere, in modo particolare se vuole lavorare con atleti di snow-board. Mental Training e snow-board dunque: un percorso utile, efficace, ma soprattutto, possibile.

 

Il caso "Borderx"

La disciplina "Borderx" è una particolare gara di snow-board che prevede un percorso di discesa dove si affrontano 32 atleti. Ne scendono quattro per volta. Supera il turno il vincitore di ogni "batteria", affinché l’ultima gara veda testa a testa i due atleti che hanno superato le manches precedenti.

E’ una tipologia di competizione molto importante per chi pratica snow-board. Gli atleti di "borderx" spesso praticano anche altre discipline, come il "Big Air" (salti ed evoluzioni con valutazione di stacco, grado di difficoltà, atterraggio, ampiezza, etc.) o lo "Slop Style" (simile al "Big Air" ma con più salti), ma è soprattutto nel "Borderx" che esprimono insieme tecnica, estro e strategia di gara, in quanto la particolare organizzazione della sfida permette di unire la velocità di discesa con la tecnica dei salti che la presenza di ostacoli lungo il percorso comporta; ma anche strategie di gara in quanto è una competizione che si svolge in diverse manches e vede affrontarsi testa a testa più atleti contemporaneamente.

Vediamo ora di analizzare in dettaglio quello che potrebbe essere un programma di Mental Training per atleti di snow-board, attraverso l’osservazione di un caso. Ho infatti avuto il piacere di conoscere e di parlare con Ivan Corvi, atleta di "Borderx" ed attualmente maestro di snow-board presso Aprica (So).

Ivan Corvi è stato più volte ai vertici italiani di questa disciplina. Nel 1997 è stato Campione Italiano Assoluto "Borderx", mentre l’anno successivo è arrivato primo ai Campionati Italiani di categoria. Ha partecipato nel 2002 alla Coppa del Mondo "Big Air", piazzandosi tredicesimo, e ha disputato alcune gare di Coppa Italia nella specialità "Half-Pipe".

Con il suo aiuto e la sua collaborazione ho avuto la possibilità di conoscere più da vicino il mondo dello snow-board, constatando come questo sport rappresenti un terreno fertile per la Psicologia dello Sport, che potenzialmente può e deve dare molto ad una disciplina recente e così ricca di personalità.

Al di là delle specifiche caratteristiche di personalità di Ivan (sono rimasto colpito soprattutto dalla sua tenacia e determinazione), discutendo con lui di "snow-board" e di "Borderx", disciplina che ama e che ha praticato maggiormente, hanno attirato la mia attenzione alcuni fattori tipici di questo sport. In primo luogo la spregiudicatezza e l’estroversione che dovrebbe possedere un atleta di "snow".

Non tutti naturalmente possiedono queste caratteristiche, e non tutti le considerano qualità positive, ma ascoltando Ivan si capisce subito come il lanciarsi da vette mozzafiato o da dirupi ripidi e ghiacciati, o ancora il compiere evoluzioni e salti a due metri da terra non siano azioni appartenenti sempre alla sfera della razionalità.

In secondo luogo l’ansia, prevalentemente l’ansia "pre-gara". E’ un problema comune a molte discipline sportive, ma spesso, ed il caso di Ivan è emblematico, è sbagliato considerare l’ansia come problema. Essa si trasforma spesso in spinta verso il successo. E’ un fenomeno che accade spesso, e laddove questo non si realizzi è importante far sì che l’ansia si trasformi in rabbia agonistica, o in alcuni casi, che venga ridotta d’intensità.

Nel caso di Ivan, quando si rendeva conto "di esser sceso male a causa dell’ansia, si caricava ottenendo un risultato maggiore nella manche successiva". Ma l’ansia pre-gara può svilupparsi anche in relazione alla necessità di scontrarsi con atleti importanti e difficili da battere, soprattutto a inizio carriera. Anche la presenza di persone care, come genitori o fidanzata, producevano in Ivan maggiore agitazione nel pre-gara. Generalmente quest’ansia si trasformava in agonismo durante la competizione, permettendo a Ivan di ottenere traguardi importanti. Talvolta però l’ansia perdurava e mutava in ostacolo costante durante le fasi agonistiche.

Ho somministrato a Ivan "Il Questionario delle Abilità Mentali". Come avevo ipotizzato dal colloquio preliminare il punteggio ottenuto da Ivan nella "Gestione dell’Ansia" è piuttosto basso. Questo dovrebbe comportare un lavoro specifico su "Rilassamento" ed "Imagery", ma anche, attraverso opportuni ed ulteriori colloqui, ed anche col l’ausilio di alcuni test, come il "test sui fattori di distrazione", su "Concentrazione" ed "Attenzione", dove risulta possedere altre difficoltà (punteggi bassi anche in questi casi).

Inoltre sarebbe opportuno rafforzare il suo modo di rapportarsi agli altri, soprattutto con i compagni di squadra e con gli allenatori. Il punteggio di "Assertività" non è alto, e dal colloquio capisco che è uscito dalla Nazionale Italiana, dove era stato convocato, per un problema di comunicazione con il suo allenatore. Il suo rammarico più grande infatti, rimane il fatto di non aver dimostrato il suo vero talento agli allenatori della Nazionale, un rammarico che si porta dietro da diverso tempo.

Un percorso di Mental Training con Ivan andrebbe sviluppato partendo dunque da questi presupposti, preoccupandoci di personalizzarlo il più possibile. Ad esempio, parlando con Ivan di come concentrare e focalizzare le sue attenzioni in uno sport che richiede costantemente una vigilanza sugli avversari, ma anche sul percorso di gara, che può presentare difficoltà più o meno evidenti (come un avvallamento improvviso o un percorso ghiacciato).

Evitare poi che fattori di distrazioni interni od esterni influiscano negativamente sulla sua prestazione: è infatti opportuno individuarli con lui attraverso una griglia ed un colloquio. Quello che però si evince maggiormente, è la difficoltà psicologica che sta attraversando rispetto al grave infortunio che ha subito diversi mesi fa.

Il blocco psicologico che ne è derivato sembra influenzarlo negativamente sul campo, impedendogli di gareggiare ad alti livelli, nonostante clinicamente si sia del tutto ripreso. È un problema piuttosto diffuso negli atleti che hanno subito un grave infortunio. In questo caso sarebbe opportuno, prima di sviluppare con lui un programma di Mental Training e di Gestione dell’Infortunio, somministrargli il test "IBQ - Illness Behaviour Questionnaire", necessario ad avere una visione d’insieme rispetto al suo modo di vedere e di gestire l’infortunio.

Vediamo ora nel complesso quello che potrebbe essere un possibile programma di Allenamento Mentale studiato per Ivan Corvi, ma generalizzabile anche ad altri atleti di snow-board.

  1. Presentazione del programma di Mental Training
  2. La Psicologia e lo snow-board;

    Breve introduzione al Mental Training Sportivo;

    Conoscenza dell’atleta (dati anamnestici, somministrazione del Questionario delle Abilità Mentali);

    Rilassamento distensivo ed Imagery generica (sintonizzazione con il corpo);

    Griglia di partenza dell’Imagery.

  3. Goal Setting
  4. Consegna dei risultati del Test sulle Abilità Mentali;

    Discussione dei risultati del rilassamento e della visualizzazione;

    Rilassamento distensivo ed Imagery generica (sintonizzazione con i mezzi e l’ambiente, obiettivi).

  5. La comunicazione
  6. Il Self-talk;

    Ristrutturazione cognitiva dei pensieri;

    Discussione dei risultati del rilassamento e della visualizzazione;

    Rilassamento distensivo ed Imagery (sintonizzazione con i pensieri).

  7. Fattori di distrazione prima e durante la gara
  8. Somministrazione del Questionario sui fattori di distrazione;

    Ristrutturazione cognitiva dei pensieri;

    Rilassamento distensivo ed Imagery (fattori di distrazione);

  9. Gestione dell’infortunio
  10. Colloquio focalizzato all’infortunio (cosa è successo, come vive la situazione, motivazioni, autostima, etc.);

    Somministrazione IBQ - Illness Behaviour Questionnaire

  11. Motivazione ed autostima
  12. Consegna del test IBQ;

    Ristrutturazione cognitiva e motivazionale;

    Rilassamento distensivo ed Imagery (accrescere la propria motivazione).

     

  13. Gestione dell’energia psico-fisica
  14. Iper e ipo-attivazione;

    Rilassamento distensivo ed Imagery (visualizzazione con la propria attivazione).

  15. Abilità attentive
  16. Focus interno ed esterno;

    Somministrazione del questionario sull’abilità attentiva;

    Rilassamento distensivo ed Imagery (visualizzazione del focus attentivo).

  17. Gestione dell’ansia e dello stress
  18. Rilassamento distensivo ed Imagery (situazioni stressanti).

  19. FIVE STEP STRATEGY
  20. Profilo Emozionale.

  21. Risultati conclusivi

Presentazione di una relazione comprensiva del profilo psicologico.

 

A 27 anni da poco compiuti Ivan può ancora dire la sua, soprattutto se riuscirà a superare la paura di farsi male nuovamente, magari con l’aiuto di un Mental Trainer che lo guidi nel superamento psicologico del grave infortunio subito, ma che lo sproni anche ad avere maggiore consapevolezza nei propri mezzi e nelle proprie qualità. Al di là di alcuni piccoli dolori è soprattutto il blocco psicologico legato all’infortunio ad influenzarlo negativamente in gara ed in allenamento.

Qualità tecniche, determinazione e passione di certo non gli mancano, forza Ivan!

 

Conclusioni

Lo snow-board, come abbiamo visto in queste pagine, è uno sport di recente sviluppo. Se si osservano i numeri però sta progressivamente prendendo piede tra la popolazione, soprattutto tra i più giovani. Un intervento di Mental Training, da realizzarsi prevalentemente a livello di sci club o Federazione, dovrebbe dunque tener conto in primo luogo dell’età dei ragazzi che si avvicinano a questa disciplina, limitando fenomeni di "campionismo" o di doping giovanile.

Lo sport, specie per i più piccoli, deve essere un gioco, un mezzo di crescita sociale ed individuale, non un mezzo di arricchimento (specie per gli sponsor) o di rivalsa personale. Lo Psicologo dello Sport dovrebbe quindi aiutare a diffondere anche nelle scuole sci un messaggio quasi pedagogico, dove il raggiungimento di un risultato sportivo possa essere uno dei tanti obiettivi, e non il solo obiettivo auspicabile, evitando fragili illusioni in giovani atleti non ancora formati a sopportare le delusioni della vita.

Inoltre, come si è visto, lo snow-board spesso rappresenta uno stile di vita, dove l’adrenalina è regina incontrastata. Sviluppare un programma di Mental Training significa innanzitutto ristrutturare cognitivamente l’atteggiamento dell’atleta nei confronti di uno sport che spesso premia lo sciatore più spavaldo. Questo non significa "ingrigire" uno sport che fa dell’estro e della bizzarria le sue armi vincenti, ma semplicemente rendere l’atleta più consapevole e padrone dei propri mezzi, rendendolo capace di incanalare al meglio la propria creatività, la rabbia agonistica e l’estrosità nella riuscita di una buona performance.

Perdere il senso del gioco in uno sport come lo snow-board, specie nel caso del "Borderx", significherebbe perdere il suo intimo segreto, il suo senso. Un bravo Psicologo dello Sport, a mio avviso, dovrebbe dunque concedere questo spazio all’atleta, ma allo stesso tempo incanalarlo in un dominio della rabbia agonistica, promuovendo la razionalità, che però non sia ostacolo all’irrazionalità di questa disciplina, ma anzi, sua alleata.

E’ un settore di lavoro estremamente interessante e fertile, denso di problematiche, ma anche di enormi potenziali di successo per la riuscita di efficaci interventi di Mental Training. Questi però, per essere davvero utili a questa disciplina, devono tener conto non solo della personalità e dei problemi specifici dei singoli atleti o delle società sportive che usufruiranno dello Psicologo dello Sport, ma soprattutto delle caratteristiche intrinseche di questo sport, delle sue peculiarità, delle sue discese, ma anche delle sue salite.

"Poche cose sono impossibili se si è diligenti e dotati di capacità. Le grandi opere si compiono non con la forza ma con la perseveranza." Samuel Johnson