LA <<MOTIVAZIONE>>

DEGLI ALLENATORI NELLA PSICOLOGIA DELLO SPORT

di Tiziana Lanza

 

L’importanza della motivazione è un argomento molto interessante per gli allenatori. Alcuni allenatori ritengono che la motivazione sia troppo complessa per poter essere compresa. Poiché la motivazione è troppo complessa, la tendenza è semplificarla ad un unico tipo di approccio. Ma vi sono vari tipi di approcci: ad es. " l’approccio dell’asino", dove alcuni allenatori sconcertati dalla complessità della motivazione, intraprendono l’approccio dell’asino per motivare i propri atleti. Essi sostengono, da varie osservazioni, che le persone sono quasi uguali agli asini, testarde e stupide. Cosicché l’unico modo per condurre gli atleti è usare la carota, come premio, e il bastone, come punizione, rafforzando la punizione sotto la forma di insulti a botte e altre forme di abuso psicologico e fisico. Nell’<<approccio della cicogna>>, invece, altri allenatori vedono la motivazione come qualcosa che danno agli atleti, come il fardello del bebè che la cicogna consegna alla futura mamma. L’allenatore ha la motivazione e la consegna ai suoi atleti nel momento in cui decide di farlo. Ma gli allenatori che adottano questo approccio cadono nell’errore che ci si una singola motivazione, che gli atleti abbiano una meta unica e che saranno soddisfatti di qualunque comportamento scelto dall’allenatore, dal più gioioso al più severo e faticoso. Gli allenatori <<asino>> e <<cicogna>> ipersemplificano la motivazione perché frustati dalla sua complessità. Altri allenatori affrontano la motivazione, usando uno dei seguenti approcci:

  1. aggregarsi a pochi principi ed evocarli come chiave della motivazione. La chiave della motivazione è essere organizzati, costruirsi un rapporto di fiducia con gli atleti e conoscere profondamente la situazione di gara;
  2. usare trucchi per motivare gli atleti attraverso elaborati sistemi di premi, con l’uso di slogan e poster. L’uso di trucchi vari può essere utile, ma sono anch’essi una piccola parte del quadro totale della motivazione;
  3. alcuni allenatori fanno propri quei pacchetti motivazionali, sussidi audiovisivi e consulenti che si autodefiniscono psicologi dello sport. Molti di questi metodi sono superficiali. E costituiscono, tra l’altro un approccio a breve termine a quella che è invece una sfida a lungo termine. Gli allenatori non possono delegare agli altri la propria responsabilità di dirigere la motivazione del propri atleti, l’allenatore è una parte troppo vitale della squadra per poter abdicare a questa responsabilità. E l’uso dei consulenti che conoscono realmente al psicologia dello sport può costituire un beneficio.

4)Warren, nel suo libro "Allenamento e Motivazione" conclude che il modo migliore di motivare è effettuare una selezione degli atleti motivati. Egli scrive: <<Circondatevi di atleti che la pensano come voi, che si interessano a voi, al vs., programma e ai vs., compagni di squadra. Se ciò implica l’eliminazione degli atleti che non si dedicano a voi, al vs. programma o alla squadra bene, non è una prospettiva piacevole, ma è necessario alla vostra salute mentale e al rendimento della squadra>>. Selezionare i giocatori motivati potrebbe o no, essere un compito a te deputato. Per gli allenatori che tendono ad aiutare lo sviluppo degli atleti, aiutarli a sviluppare la motivazione può essere un impresa significativa per un particolare atleta. In questo libro, Warren proclama una definizione di motivazione: << trovava il modo di portare gli atleti a fare qualcosa che, per conto proprio, non avrebbero mai fatto>>. Inizialmente questa definizione sembra abbastanza innocua, ma pensateci per un momento. Si pensa che gli atleti non vogliono fare qualcosa (approccio dell’asino) e che l’allenatore darà loro la motivazione per farlo (approccio della cicogna). Questa non è solo un ottica ipersemplificata, ma è del tutto negativa. Alcuni allenatori ritengono erroneamente che un atleta non sia motivato quando questi si oppone a fare tutto ciò che l’allenatore pretende. Ma spesso gli atleti che si oppongono alle direttive dell’allenatore sono, invece, fortemente motivati alo sport. Essi sono soltanto non motivati ad accettare le strutture e i metodi dettati dall’allenatore. Alcuni atleti vogliono fare a modo loro, e quando fanno così, gli allenatori li considerano come un problema disciplinare, in special modo quegli allenatori che tendono a mantenere la loro posizione di potere all’interno della squadra. La fonte di conflitto tra allenatore ed atleta emerge spesso dal tentativo dell’allenatore dio soddisfare le proprie esigenze attraverso la squadra, piuttosto che considerare le esigenze degli atleti. Questi sono due concetti importanti sulla motivazione. Il primo è che spesso il più grande impegno di un allenatore non è costruire la motivazione negli atleti, ma evitare di distruggere la motivazione intrinseca allo sport che essi già possiedono. Il secondo è che gli allenatori dovrebbero strutturare gli allenamenti in forma divertente, organizzandoli in base alla varietà e del massimo coinvolgimento di tutti i giocatori. L’allenatore deve andare oltre la domanda <<come>< motivare ed interessarsi più al <<perché>> si è motivati. Il sapere come motivare gli atleti comprende il sapere quali sono le loro mete e i loro bisogni, come essi percepiscono le situazioni, come vi vedono in qualità di allenatore. Gli psicologi vedono la motivazione formata da due dimensioni: intensità e direzione. L’intensità si riferisce a quanto una persona è attivata o piena di energia, cioè, quanto sforzo pone nella direzione del raggiungimento di una certa meta. La motivazione è influenzata da tanti fattori, tra i quali: motivazione intrinseca ed estrinseca; metodi di motivazione diretti ed indiretti; localizzazione del controllo; bisogno dell’atleta e motivazione.

Motivazione intrinseca ed estrinseca = la motivazione ha due fonti, dall’interno della persona (intrinseca) e dall’esterno della persona (estrinseca). Le persone intrinsecamente motivate hanno un impulso interiore ad essere competenti ed autodeterminate, a gestire la proprie mansioni ed esplicarle con successo. Queste qualità di competenza, autodeterminazione, maestria e successo sono le mete delle persone intrinsecamente motivate, e costituiscono di per sé un premio quando vengono raggiunte. Nello sport, gli atleti che giocano una partita perché amano giocare le partite sono intrinsecamente motivati. Giocano per orgoglio personale, cosa che fa sì che diano il meglio di sé anche quando nessuno li guarda. La motivazione estrinseca deriva da altre persone attraverso il rinforzo positivo e negativo. (Il rinforzo è tutto ciò che aumenta o diminuisce la probabilità che un comportamento riaccada). Questi rinforzi possono essere tangibili, come trofei o premi in denaro, o non tangibili, come il prestigio e il riconoscimento pubblico. Quando si ricevono tali rinforzi, queste vengono chiamate ricompense estrinseche.

Ricompense estrinseche = il più importante principio della motivazione del comportamento umano è la legge dell’effetto che dice: <<Premiare un comportamento accresce la probabilità che questo venga ripetuto, e punire un comportamento diminuisce la probabilità che venga ripetuto>>. B.F.Skinner è lo studioso grazie al quale si è avuto lo sviluppo de campo noto come modificazione del comportamento, o i principi dell’uso del rinforzo. Gli allenatori si sono mostrati o entusiasti della modificazione del comportamento, vedendo queste teorie come una panacea della motivazione, o vi si sono schierati contro, vedendo in esse un mezzo corrotto di manipolazione delle persone e negazione della loro libertà.

Ricompense intrinseche = le ricompense estrinseche, di solito,perdono il loro potere di rinforzo più presto delle ricompense intrinseche. Nella gerarchia dei bisogni di ma slow, i bisogni dettati dalla mancanza sono più facilmente soddisfatti;una volta soddisfatto n bisogno, questo non è più una meta, e perde il suo valore di ricompensa. Perciò i trofei, le medaglie il denaro ed altre forme di ricompense estrinseche, tendono a perdere il loro valore di ricompensa più in fretta che la ricompensa intrinseca di sentirsi soddisfatto e competitivo, che è invece una ricompensa auto-alimentata. Uno dei problemi delle ricompense estrinseche è che una persona più ne riceve, meno valore avranno per lei, in futuro, ricompense dello stesso tipo. Quindi, una volta guadagnate, le ricompense estrinseche perdono di valore. Specie in sports di professione, gli esorbitanti compensi vanno oltre ogni ragionevole necessità di acquisto di attrezzature o di servizio reso. La ricompensa estrinseca può essere utile a fare accostare qualcuno ad un nuovo sport. C’è un arte nell’uso della motivazione estrinseca per sviluppare la motivazione intrinseca. E’ importante che i premi non siano eccessivi e che non appaiono agli atleti come un tentativo di controllo dei loro comportamenti da parte dell’allenatore. Gli atleti reagirebbero negativamente ad una simile furba manipolazione. I premi, devono essere, condizionati all’ottenere un risultato.dare un premio a tutti per la semplice partecipazione non ha alcun valore ai fini della motivazione intrinseca.

Danneggiamento della motivazione intrinseca = Proprio come è possibile che la motivazione estrinseca rinforzi quella intrinseca, così può anche danneggiarla. Le condizioni che rendono il probabile danneggiamento della motivazione intrinseca sono le seguenti: 1)l’attività è sin dall’inizio intrinsecamente motivata per la persona; 2)le ricompense estrinseche sono anche importanti per il loro potere di rinforzo; 3)le ricompense estrinseche cono vissute come un controllo del comportamento dell’atleta più che un modo di informarlo sul livello dei suoi risultati; e 4)le ricompense estrinseche sono offerte indipendentemente dai risultati ottenuti; cioè non sono condizionate dalla prestazione. In altre parole la ricompensa estrinseca premia gli atleti per il fatto di praticare lo sport, non perché lo praticano bene.

Motivazione diretta ed indiretta = E’ possibile usare sia metodi indiretti che diretti per motivare gli atleti, o ,come fanno molti allenatori, di utilizzarli entrambi. Metodi diretti. Tre sono i metodi diretti che si possono utilizzare per influenzare l’atleta: il consenso, l’identificazione e l’interiorizzazione. Il processo che utilizza il consenso fa riferimento all’uso di ricompense estrinseche e punizioni. Il processo di consenso può essere efficace come situazione motivante, specialmente su atleti che non hanno uno standard di comportamento ben delineato o che hanno una bassa concezione di se stessi. L’uso di questo metodo, però, può causare dei problemi, perché spesso è desiderabile motivare gli atleti con obiettivi diversi dall’ottenere ricompense estrinseche. Nell’identificazione, secondo metodo diretto, la base della motivazione è il rapporto fra l’allenatore e i suoi atleti. L’identificazione è di fatto una variazione del metodo del consenso. Per usare il processo di identificazione in modo efficace a motivare, bisogna che l’allenatore abbia un rapporto positivo con i suoi atleti, così che questi si sentano in dovere di soddisfare le sue richieste. Il terzo metodo diretto è l’interiorizzazione che cerca di motivare gli atleti appellandosi ai loro valori,a ciò in cui essi credono,senza amministrare premi e punizioni. Quale di questi tre metodi usare sarà determinato dal tipo che si adatta meglio ad un dato atleta, dalla vostra concezione dell’allenamento.

Metodi indiretti = il metodo indiretto mira aad alterare la situazione o l’ambiente fisico o psicologico, in modo da accrescere la motivazione. L’ambiente psicologico può invece essere variato aggiungendo la presenza di alcune persone, o facendo cambiare il loro comportamento. Forse uno dei cambiamenti più efficaci sta proprio nell’atteggiamento dell’allenatore, da uno negativo ad una visione più positiva.

Localizzazione del controllo = le persone hanno modi diversi di interpretare le punizioni e i premi che ricevono, e ciò viene identificato come una diversa localizzazione del controllo. Chi è incline a spiegare gli eventi della propria vita come risultato dell’azione di forze esterne, viene definita persona dal controllo esterno. Le persone che hanno invece un controllo interno sono quelle disposte a considerare gli eventi della propria vita come dipendenti dal loro comportamento. Essi credono che a seconda di come agiscono, produrranno conseguenze diverse ai risultati da loro ottenuti. Il fatto che un atleta abbia un controllo interno od esterno può influenzare la sua performance e il metodo da usare per motivarlo. Gli atleti dal controllo interno sono orientati all’acquisizione delle abilità sportive, e sono più motivati al miglioramento, mentre quelli che hanno un controllo esterno si sentono in balia della sorte e temono maggiormente di incorrere nel fallimento. Gli atleti che sono dotati di controllo interno sono maggiormente influenzati dal processo motivazionale di interiorizzazione, mentre gli esterni sono più influenzati dall’identificazione.

Esigenze dell’atleta e motivazione = se c’è qualcosa da scoprire è senza dubbio capire quali sono in bisogni dell’atleta. Un bisogno da soddisfare diventa una meta, e la capacità di aiutare gli atleti a raggiungere le loro mete è uno strumento per accedere alla loro motivazione. Tra le più note teorie sulla motivazione c’è la gerarchia dei bisogni di A. Maslow che afferma che afferma che le persone tentano di soddisfare i propri bisogni secondo un sistema di priorità. Queste priorità possono essere divise in due categorie generali, bisogni di carenza, come la fame, la sete, il sesso, al sicurezza che hanno priorità assoluta; e bisogni di crescita come l’amore, la stima di sé e la propria realizzazione. Secondo Maslow, una volta che un bisogno viene soddisfatto. E continua ad esserlo, esso non è più un bisogno, e la persona inizia a dirigere i suoi sforzi verso il bisogno che immediatamente lo segue nella gerarchia. Numerose fonti indicano tra i bisogni preminenti che gli atleti tentano di soddisfare con la pratica dello sport: giocare per divertirsi, che soddisfa il bisogno di stimoli; trovarsi tra la gente, che soddisfa il bisogno di appartenenza ad un gruppo, e dimostrare le proprie capacità, per soddisfare il bisogno di farsi valere. Alcuni allenatori hanno usato test della personalità per riuscire a comprendere i bisogni dei propri atleti. Ma i test in generale, o specifici che siano, chiariscono i bisogni degli atleti ed i suggerimenti per motivarli in misura minore rispetto ad una comunicazione efficace con loro, la quale può dare tutte le informazioni sui bisogni ed interessi degli atleti.

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