LO SPORT CONTRO LA DEPRESSIONE

della Dott.ssa Monica Monaco

Una parte della psicologia dello sport si rivolge, da numerosi anni, allo studio del rapporto che intercorre tra sport e salute mentale, con particolare interesse per la relazione tra alcuni disturbi psicologici clinici e di personalità e l’esercizio sportivo di alcune discipline psicomotorie.

In questo contesto di studi rientrano le ricerche che si sono concentrate sull’analisi dei contributi che alcune pratiche sportive possono fornire nella lotta ad alcuni tipi di disagio psicologico, se adeguatamente organizzate e gestite in relazione a specifici obiettivi e in collaborazione con figure professionali che tutelano la salute mentale.

Uno dei disturbi psichici rispetto al quale sono stati maggiormente studiati i contributi che può fornire lo sport, è la depressione.

Tra le ricerche più note sulla lotta alla depressione attraverso lo sport ne esistono alcune che hanno studiato l’adozione di programmi di allenamento sportivo disegnati per sostenere la cura psicologica di questo tipo di problema.

La depressione, infatti, quando si protrae per lungo tempo, comporta anche dei cambiamenti neuro-endocrini nelle secrezioni ormonali che regolano l’umore e le attività quotidiane; a ciò sono connessi alcuni sintomi più comuni tra cui l’astenia, l’abulia o i disturbi del sonno.

Per far fronte a tali cambiamenti fisiologici spesso, insieme ad opportune terapie e supporti psicologici, vengono somministrati dei farmaci, volti a ripristinare l’originario stato della chimica cerebrale.

Allo stesso modo dei farmaci, ma secondo una stimolazione naturale della chimica cerebrale, sembrano agire alcune attività fisiche praticate secondo programmi specifici e integrati alla cura psicologica. Lo mostrano i risultati di studi compiuti sia presso l’Università di Durham, che quelli effettuati presso l’Università dell’Illinois e presso il Dipartimento per la Salute Pubblica della California-Berkeley School.

Nel primo degli studi citati, sono stati studiati 156 pazienti depressi ultracinquantenni, che si sono sottoposti volontariamente al programma di aiuto differenziato che prevedeva un confronto fra tre gruppi di trattamento.

Il primo gruppo riceveva solo il trattamento farmacologico.

Il secondo gruppo eseguiva solo un programma di esercizio fisico

Infine, il terzo gruppo seguiva entrambe le prescrizioni.

I risultati alla fine dei primi quattro mesi di studio hanno mostrato forte decremento o totale scomparsa dei sintomi depressivi in tutti e tre i gruppi, risultato a cui è seguita la sospensione di ogni trattamento farmacologico.

Ma ciò che sorprende sono i risultati del follow up eseguito a dieci mesi dalla sospensione dei farmaci. Il gruppo che ha eseguito solo i programmi di esercizio fisico, infatti, ha mostrato il tasso più basso di ricadute, un fattore che sembra spiegabile grazie alla naturale riattivazione della chimica cerebrale, stimolata dall’attività fisica piuttosto che da sostanze artificiali che poi, una volta sospese, possono comportare fisiologiche e talvolta più gravi ricadute, a causa del cosiddetto "effetto rebound" legato alla sospensione dei farmaci.

I MECCANISMI DI AZIONE DELLO SPORT CONTRO LA DEPRESSIONE

Altre ricerche scientifiche riportate da S.Casca hanno fatto maggiore luce sui meccanismi attraverso i quali lo sport esercita un’azione positiva per la ripresa dalla depressione.

L’esercizio fisico regolare di alcuni sport contrasta gli effetti fisiologici dannosi prodotti dallo stress negativo (distress) accumulato che, se protratto nel tempo, è in grado si stimolare cambiamenti endogeni che sostengono lo sviluppo neuro-chimico della depressione, legato a bassi livelli di alcuni neurotrasmettitori.

Durante la pratica moderata di sport di resistenza, invece, il cervello subisce un eustress, ossia uno stress positivo (solo durante la pratica moderata!); in tal modo si attiva la produzione di una molecola complessa che, in seguito, genera la produzione di due importanti tipi di neuromediatori: l’acetilcolina e le endorfine. Queste ultime sono le molecole che producono le sensazioni di analgesia e il senso di benessere, proprietà che hanno spesso portato a definirle "gli ormoni della felicità".

L’aumento dei predetti ormoni, accompagnata dalla diminuzione del cortisolo, ormone dello stress, sono due importanti effetti biochimici grazie ai quali la pratica controllata di alcuni sport rappresenta una naturale tecnica per il risveglio della capacità naturale del nostro cervello di secernere sostanze antidepressive e per aiutare a controllare lo stress negativo.

Le ricerche riportate fino a questo momento sono ricerche che si sono concentrate sull’azione neurochimica antidepressiva di alcuni sport e tendono a privilegiare la scelta di sport di resistenza, capace di produrre, grazie ad un periodico e discreto sforzo, una modificazione che è possibile grazie alla stimolazione e all’attivazione fisica, in virtù dello stretto legame bidirezionale che intercorre tra corpo e mente.

Tuttavia, va precisato che l’esercizio dello sport aiuta a superare la depressione grazie alla possibilità di sfruttare adeguatamente numerose potenzialità antidepressive delle discipline sportive, quali:

PROGETTI DI RIABILITAZIONE SPORTIVA E SPORT CONTRO LA DEPRESSIONE

La rassegna di tutte le potenzialità delle pratiche sportive nella lotta ai disturbi depressivi rimette in gioco numerosi altri sport che, praticati in luoghi adeguati, secondo programmi specifici e sotto il controllo di figure sportive e professionali specializzate, possono diventare veri e propri strumenti di aiuto alla depressione.

Tra questi la danza, soprattutto praticata con libertà e creatività, recuperando lo spirito ludico che spesso si perde nello sviluppo, nonché l’esercizio di sport di gruppo o di squadra come pallavolo o pallacanestro e, per i più piccoli colpiti da depressione, del minibasket.

Notevoli progressi spesso sono stati fatti anche attraverso la pratica di arti marziali come l’aikido, dal momento che nei luoghi in cui si praticano (il dojo) la dimensione del rispetto reciproco nel contatto con l’altro e la ritualizzazione di questo contatto sono maggiormente controllati dai maestri e dagli allenatori e dal momento che l’assenza di competizioni, che connota questo sport, rende più facile perseguire anche finalità educative, spesso intrinseche alle filosofie orientali.

Insieme all’Aikido, anche altre pratiche sportive di origine giapponese, come il Judo, possono essere un valido aiuto per trovare un esercizio simbolico e catartico dell’aggressività, che nella depressione viene rivolta sempre verso il sé, fino all’estremo del suicidio.

In generale, la possibilità di sviluppare la passione verso uno sport può portare l’attenzione della mente verso la ricerca di nuovi schemi di azione e di difesa, può favorire la concentrazione sui kata nelle arti marziali, come sulle coreografie nella danza, lasciando poco spazio e tempo alla mente per i pensieri negativi, che prima avevano l’esclusiva o il predominio quotidiano.

Nell’esercizio di "sport antidepressivi" viene sottolineata l’importanza della regolarità e della pratica di attività che possano produrre un moderato, controllato e costante sforzo fisico; per questo in genere si sono dimostrati molto efficaci programmi specifici di footing, jogging, bicicletta o step.

Per far fronte all’iniziale difficoltà, presente nella depressione grave, a reagire e ad iniziare l’esercizio sportivo oppure a condividerlo con un gruppo o a praticarlo in luoghi comuni, viene consigliato di iniziare un programma di riabilitazione psicologica attraverso l’uso di step da appartamento o biciclette da camera.

Quest’ultima soluzione può essere un valido aiuto per incominciare e poi passare gradualmente all’esercizio di sport all’aria aperta, che potenziano i vantaggi delle attività ginniche attraverso il contributo del contatto con la natura e dell’esposizione alla luce del sole, che stimola l’attività dell’ipofisi e la conseguente produzione di ormoni che nella depressione sembrerebbero spesso deficitari.

La pratica di esercizi da camera non è necessariamente da sostituire, anche perché se eseguiti regolarmente e secondo un programma specifico di riabilitazione psicomotoria, può essere associata alla musicoterapia, con la scelta di brani di sottofondo adeguati a stimolare l’attività cerebrale connessa ad emozioni positive.

Inoltre, sembra particolarmente facile eseguire la prescrizione di esercizi in aree spesso più luminose di alcune palestre, in cui gli occhi possono essere esposti indirettamente alla luce solare che potrà, attraverso la retina, concorrere a stimolare in modo naturale le ghiandole del cervello atte a produrre ormoni dell’umore.

In conclusione, dai contributi finora discussi, sembra particolarmente utile, al fine di sostenere la prevenzione e la lotta alla depressione attraverso lo sport, la pratica di attività fisiche moderate e possibilmente diversificate. L’ideale sembra l’esercizio di uno sport di resistenza alternato ad uno sport di squadra o ad uno sport marziale.

Ciò che viene sottolineato è che, nella fase di riabilitazione neuropsicologica, è opportuno seguire un programma graduale e sempre adeguatamente ponderato di sforzo, al fine di non superare soglie di stress positivo che potrebbero trasformare la funzione attivante che lo sport esercita nell’allenare la secrezione di ormoni in eccesso di sforzo che può mantenere o aggravare lo squilibrio ormonale che alimenta la depressione.

E’ altresì opportuno che, se l’obiettivo è la riabilitazione psicologica, possano essere creati corsi amatoriali in palestre e gruppi sportivi in cui gli operatori sostengano, con conoscenze e coscienza, il recupero psicologico con atteggiamenti positivi, sia incoraggiando gli atleti che stimolando la coesione di gruppo. A tal proposito, sembra inopportuno frequentare palestre in cui si respira un alto grado di competitività o di impegno tecnico, che può andare bene per stimolare agonisti "non a rischio depressivo", ma che può essere controproducente per l’autostima di una persona depressa.

Pertanto, nella progettazione di un intervento sportivo riabilitativo sia individuale che di gruppo, il ricorso alla consulenza psicologica diagnostica e la supervisione va ritenuto un importante elemento per la gestione di corsi educativi-riabilitativi nelle palestre e nei centri di salute e benessere.

Per realizzare corsi sportivi che possano rappresentare un valido aiuto alla depressione, quindi, sarebbe meglio progettare attività pensate per raggiungere tali obiettivi specifici e supervisionate da periodicamente professionisti della salute mentale, accertandosi che esse si collochino in un ambiente sportivo favorevole ad ospitare un’utenza di persone con depressione.

 

Bibliografia:

Sitografia:

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