Giovanna Bonavolontà

Master online psicologia dello sport

Il mental training applicato all'arrampicata sportiva

 

Presenterò in questa tesina il lavoro svolto nell'anno 2007 / 2008 presso un’ associazione sportiva veneta.

A settembre sono stata contattata per integrare le sedute di allenamento delle squadre di arrampicata sportiva di bambini ( 5-8 anni ) e ragazzi ( 9 – 11 anni ) con del rilassamento , eventualmente ampliando il lavoro di mental training soprattutto con le squadre agonistiche .

Non avendo a disposizione una stanza e nemmeno un turno di allenamento particolarmente lungo abbiamo deciso di inserirlo nell'ultimo quarto d'ora della lezione , questo non senza problemi , in quanto richiedeva la collaborazione precisa e la volontà di tutti .

Trattandosi della mia prima esperienza ed avendo appena deciso di iscrivermi a questo master , ho deciso di svolgere il mio lavoro gratuitamente , in cambio dell’utilizzo della sala per allenarmi . E’ stato un’errore che si è rivelato fatale per la poca serietà con cui è stato affrontato l’argomento da parte della direzione .

Dopo un 'incontro preliminare in cui ho conosciuto i miei futuri allievi , mi sono accordata con gli istruttori per inserire il metodo bergès ,che è uno dei pochi concepiti per il bambino , poi esteso anche agli adulti , insieme a Wintrebert , ad Ajuriaguerra , e Soubirain .

In Francia è molto utilizzato mentre in Italia ha iniziato a trovare interesse solo da qualche anno . E' detto terapeutico , nel senso che Bergès , basandosi sulle idee di Wallon ed Ajuriaguerra , concepisce il rilassamento essenzialmente come metodo terapeutico dove ogni esperienza è vissuta e considerata attraverso la relazione corporea . Bergès definisce il suo metodo "vivere un'esperienza diversa , particolare " . poiché il corpo viene vissuto sia sotto il versante tonico che fantasmatico diventa l'elemento fondamentale per poter vivere e ristabilire una relazione primaria vera in un vero dialogo tonico – emozionale tra il soggetto , se stesso , e gli altri .

Questo permette di ristrutturare la comunicazione rendendola concorde ai diversi livelli di espressione , verbale e non verbale , permettendo anche la ristrutturazione attraverso i processi di simbolizzazione del proprio schema corporeo portando a modificare i rapporti fantasmatici che il bambino ha con il proprio corpo e favorendo l'avvicinamento tra l'immagine e lo schema corporeo.

Per alcuni aspetti questo è un metodo che affonda le sue radici nel TA di Schultz .

Può essere praticato in gruppi di sei , otto bambini , le consegne sono date individualmente , ed ogni operatore si interessa di due o tre bambini . Non si tratta di una vera tecnica di gruppo : il bambino fa il suo rilassamento in una sala , che in questo caso , per problemi logistici , era una di quelle dove facevano allenamento , oppure uno spogliatoio poco utilizzato dove venivano sistemati 6-8 materassini .

Il bambino entra quando si libera un posto , quindi senza consegne comuni , ma scalate individualmente a seconda dell'evoluzione della seduta di ciascuno .

Nel nostro caso i due gruppi sono rimasti abbastanza compatti dall'inizio alla fine dell'anno , con qualche provvisorio inserimento che veniva seguito dal principio .

L'eterogenicità di età e di inserimento all'interno della seduta porta a non dare consegne comuni , così che ognuno segue il proprio percorso ed il proprio ritmo personale .

Il gruppo , valorizza e rassicura il singolo , portandolo attraverso il confronto con i problemi altrui . Il terapeuta deve essere particolarmente disponibile sopratutto all'inizio , sia a livello di contatto che di ascolto . Per questo motivo abbiamo pensato di inserire ciclicamente una seduta in cui venivano fatti dei disegni prima e dopo a seduta , così da avere qualche punto di riferimento per poter permettere anche ai bambini più timidi di esprimersi ed eventualmente di verbalizzare .

L'atteggiamento tenuto è stato permissivo e non giudicante , l'importante non è ottenere rilassamento ma essere presenti quando si decide di rilassare una parte del corpo.

L'atteggiamento del terapeuta deve essere deciso ed inflessibile in quanto il bambino , pur libero di muoversi, non può disturbare gli altri . Il rilassamento è anche uno spazio proprio dove il bambino può vivere la sua autonomia , lontano dai genitori .

L'esperienza che abbiamo proposto si articola così come è lo schema tipo di Bergès :

1- un tempo tonico in cui si lavora in diversi livelli , induzione della pesantezza dei vari segmenti corporei (arti superiori , arti inferiori , glutei , dorso...), fase della generalizzazione sulla quale si lavora sull'unità della persona e la verbalizzazione ,

2- un tempo respiratorio , riconsiderazione e riorganizzazione dei diversi aspetti della respirazione come realtà , con movimento a sede toracica , diaframmatica e addominale .

Dal movimento nasce la libertà della respirazione e quindi viene riconsiderata l'importanza primordiale del ritmo e della regolarità della respirazione

generalizzazione della respirazione di tutto il corpo , unità e globalità della respirazione come fattore di unità della persona e rallentamento del ritmo respiratorio

3- un tempo addominale in cui si lavora sulla localizzazione dello stato tensionale della zona del plesso solare in cui Bergès introduce per la prima volta la sensazione di calore

4- un tempo terminale in cui si passa al viso e agli occhi , con la relativa esperienza della tensione binoculare e alle relazioni con il tono assiale e posturale .

Si conclude con l'induzione della fronte fresca e la testa libera di vedere e osservare a distanza , di sentire , apprezzare , agire , fantasticare .

Il metodo segue una scaletta ben precisa anche se , a seconda della situazione o della esperienza del bambino si può restare più tempo all'interno della stessa tappa .

Le varie fasi sono le seguenti in tale ordine :le braccia ( prima il dominante poi l'altro ) , le gambe (prima quella forte poi l'altra ) , i quattro arti simultaneamente , i glutei , il dorso con le varie fasi , spalle e nuca , generalizzazione (unità del corpo , identità , decentramento , interiorità ) , respirazione con le varie fasi , plesso solare , viso , occhi , fronte

Le sedute vengono strutturate secondo questo schema generale , e se la prima dura da tre a cinque minuti , si passa poi ai dodici , quindici delle ultime attraverso le seguenti fasi :

Fase della concentrazione mentale e della mobilizzazione dell'attenzione su una rappresentazione mentale attraverso una certa induzione da parte del terapeuta , cercando di dimenticare i propri pensieri ed i propri problemi .

Si invita il bambini a chiudere gli occhi , a guardare dentro di se un'immagine di un'evento piacevole , una cosa bella , un ricordo , qualcosa di calmo , bello , tranquillo e piacevole "

Fase della distensione neuromuscolare della decontrazione della parte del corpo sulla quale si va a lavorare . Si inizia a denominare i vari segmenti corporei ( es: spalla, braccio , gomito , avambraccio, polso , mano ) A questo riscontro topografico del braccio si associa l'idea di distensione , di flessibilità , ed una rappresentazione di queste qualità ( la spalla , il braccio , il gomito , l'avambraccio , il polso e la mano sono calmi , distesi e flessibili come il velluto ) .

A questo punto si resta in silenzio affinchè il bambino integri da solo ciò che è stato nominato , palpato , rappresentato.

Dopo questo momento di silenzio della durata di circa due minuti , il terapeuta anticipa verbalmente cio' che farà , avvertendo che " mobilizzerò dolcemente il tuo braccio destro affinchè tu possa controllare dove è e cosa è , e perchè tu possa verificare quali sono le parti ancora tese e quelle che non lo sono più , e per renderti conto che il braccio non anticipa e non aiuta il movimento . A questo punto il terapeuta mobilizza il braccio , tutte le articolazioni progressivamente , e dopo avere appoggiato l'arto sul materasso , induce l'idea del peso associandovi un'immagine come " il braccio è calmo , flessibile , morbido , e diventa pesante , voluminoso , il braccio si rilassa e le tensioni se ne vanno , così il braccio si immerge nel tappeto dove sprofonda calmo ."

Fase della ripresa avviene i tre tempi: un tempo di deconcentrazione nella quale si chiede al bambino di abbandonare l'immagine sulla quale egli fissava la propria attenzione , o di lasciare la sensazione che provava per quel braccio , un tempo di contrazione nel quale si chiede al bambino di contrarre bene i muscoli e di allungarsi bene , un tempo di respirazione profonda nel quale gli si dice di respirare profondamente per due tre volte .

 

E' importante rispettare queste tre fasi in quanto permettono al bambino di riprendersi e di tornare a contatto con la realtà senza angoscia , con la possibilità di ritrovare il proprio corpo e di vivere una precisa e successiva organizzazione temporale con un notevole valore sul piano della organizzazione-strutturazione del tempo. Alla fine di questa prima seduta il terapeuta chiede al bambino se ha qualcosa da dire e gli ricorda che deve provare a fare a casa la seduta da solo , ripetendogli brevemente le varie fasi .

Abbiamo seguito le due squadre differenziandole solo nell'ultima parte , dove , con ragazzi più grandi ho iniziato a strutturare il lavoro utilizzando le nozioni apprese in questo master , incontrandoci una volta alla settimana nell’ultimo quarto d’ora di lezione . Nei primi mesi è proceduto tutto in modo abbastanza regolare , anche grazie al valido aiuto di un’istruttore che , oltre ad appoggiare il mio inserimento mi ha aiutato concretamente nel rilassamento con i ragazzi . Una volta iniziate le competizioni abbiamo iniziato ad avere qualche piccolo cambiamento all’interno del gruppo , ed a notare qualche segno di ansia e di frustrazione .

Dopo aver assistito ad una gara nazionale alla quale hanno partecipato gli atleti della nostra squadra , ho potuto individuare due problematiche importanti :

l'ansia pre gara ed il rapporto con gli allenatori . Ho proposto un incontro con gli altri allenatori , ma senza successo . Mi hanno chiesto di scrivere una mail con il resoconto delle mie impressioni , e così ho fatto .

Trattandosi di ex compagni di allenamento mi sono espressa in termini amichevoli puntando soprattutto sul concetto di autonomia che è strettamente legato a quello di autoefficacia . Se si è abituati a ragionare con la propria testa e si riesce a risolvere un problema da soli , l’autostima si accresce così come la consapevolezza delle proprie capacità . La difficoltà quindi , di qualsiasi tipo essa sia , diventa un momento stimolante volto al miglioramento di una sicurezza acquisita .

La competizione , può avere molti aspetti positivi ed incentivanti , in cui l’ansia resta facilmente gestibile e può diventare anche un mezzo per affermarsi come atleta e come persona anche attraverso le sconfitte ( non sono i problemi a creare guai , ma il nostro modo di percepirli e di affrontarli ) .

La dipendenza , al contrario , genera aspettative e bisogno di approvazione da parte dell’altro . Se queste non vengono soddisfatte si genera ansia e frustrazione dovute ad una scarsa consapevolezza delle proprie reali capacità . La difficoltà è una fonte di probabile frustrazione del genitore / allenatore che riduce drasticamente l’autostima dell'atleta e la sua capacità di problem solving , creando malumore ed incomprensioni anche con lo stesso allenatore che forse all'interno di una lezione non ha nemmeno la possibiltà di soffermarsi troppo sul problema

La competizione , quindi può tramutarsi in una piccola lotta per la propria esistenza , un momento in cui il bambino / ragazzo , scala per essere accettato e non perché gli piace veramente . Se la cosa non riesce si va incontro ad abbandoni prematuri dell'attività , magari nel momento in cui si era sollevato il problema : è una situazione abbastanza frequente e delicata e può invalidare l'approccio all'attività fisica in generale . Ho terminato dicendo che credo sia fondamentale capire un punto che forse può sembrare banale ma non lo è affatto : un vero fuori classe fa sempre e solo quello che gli piace perchè ha un 'obiettivo , ci crede , sa che può farcela perchè ha fiducia in se stesso e nei suoi obiettivi che sente chiari e realistici .

Abbiamo avuto tutti davanti gli occhi esempi di piccoli campioni bruciati dagli eccessi di aspettative .

Dal mio punto di vista e per la mia preparazione credo che si potrebbe discutere su questo punto articolando un progetto che coinvolga i vari aspetti della preparazione verso l’obbiettivo dell’autonomia . Le tecniche di rilassamento che stiamo già adoperando si basano appunto su questo concetto , poi ci sarebbero dei questionari , che somministrati ad atleti ed allenatori con una scadenza prestabilita possono darci una mano a comprendere se e in che modo possiamo aggiustare il tiro , per migliorare noi stessi professionalmente e per aiutare questi ragazzi a sfruttare al meglio e serenamente il loro potenziale . Questo naturalmente non vuole sostituire una giusta e competente preparazione atletica , che deve essere sempre presente .

 

Purtoppo pur avendo un ottimo rapporto con chi seguiva i piccoli , non sono riuscita a coinvolgere chi seguiva le squadre agonistiche .Anzi , le mie impressioni hanno provocato un cambiamento di comportamento da parte loro ed una virata in negativo da parte dei ragazzi più grandi .

Abbiamo cercato più volte di fissare un’incontro per discuterne , me è stato sistematicamente boicottato .

Non mi sono lasciata intimorire ed ho proseguito in forma differenziata inserendo ai più grandi delle nozioni di questo master .Ho chiesto in forma scritta ai ragazzi le cose più stressanti per loro durante le competizioni , abbiamo verbalizzato quello che provano e poi , la lezione successiva , abbiamo inserito degli esercizi di visualizzazione generica così come sono spiegati nella lezione numero 1.

Ho spiegato loro come praticare a casa , fornendogli la griglia numerata nella quale inserire il punteggio che davano alla loro prestazione .

Dopo aver raccolto le loro impressioni ho insegnato loro il rilassamento distensivo dandogli una griglia nella quale apporre le loro impressioni per la settimana nella quale si sarebbero esercitati .

A questo punto è sorto un problema con un ragazzo della squadra e mi è stato chiesto un parere , al quale ho risposto inviando via mail degli schemi riassuntivi molto chiari riguardanti i concetti di self efficacy e di autonomia e la scheda dell’allenatore che ho pregato loro di portare compilata. Visti i risultati che indicavano un’ansia leggera e diffusa tra i ragazzi della squadra ,sicuramente imputabile all’ultimo incontro nazionale siamo riusciti finalmente ad avere un incontro con il presidente ed il resto dello staff .

Purtroppo il presidente stesso , è esordito dicendo di dover giustificare la mia presenza ai genitori visto che non avevano visto nessun risultato . Basita dall’affermazione dal momento che mai si erano preoccupati dell’argomento e soprattutto perché l’ esperienza e le impressioni riportate dai genitori stessi erano decisamente diverse , ho cercato più volte di coinvolgerli offrendogli anche di provare loro stessi , ma senza alcun successo . Fortunatamente siamo riusciti a dirottare la discussione su argomenti di più costruttivi , ottenendo , almeno in teoria , di non far partecipare i ragazzi a tutte e tre le discipline , dal momento che, vista l’importanza della gara e l’altissimo livello degli avversari , ci sembrava più coerente far gareggiare gli atleti nelle specialità che erano loro più congeniali .

Ho cercato di soffermarmi sull’eccessive aspettative che gli allenatori nutrivano nei confronti dei due atleti più forti , cercando di sottolineare la gravosa responsabilità che i ragazzi avevano già rispetto alle aspettative dei genitori . La discussione sembrava essersi risolta positivamente , ma le cose non sono andate così . Tutti gli atleti hanno gareggiato in tutte e tre le specialità con risultati coerenti alla loro preparazione .

La nostra collaborazione si è conclusa con l’incontro dei genitori , che erano molto pochi perchè pare ci sia stato un malinteso su chi doveva avvertirli. Ho presentato succintamente il lavoro svolto durante l’anno dando loro uno schema in cui sono riassunte le tappe , ed una breve spiegazione sul perché si utilizza il rilassamento , quali sono gli effetti positivi e le difficoltà di apprendimento .

L’ esperienza è stata per me molto positiva e mi ha insegnato moltissimo sia da un punto di vista professionale che umano . Come sempre , a mente fredda si riescono a valutare meglio gli errori commessi .

Attualmente ho proposto un corso di tecniche di rilassamento in cui sto proponendo il metodo Jacobson con molte soddisfazioni . Vorrei introdurre se sarà possibile il rilassamento distensivo con la visualizzazione degli elementi stressanti e distraenti che trovo molto efficaci .

Spero , in futuro di poter avere numerose altre occasioni nelle quali poter applicare quello che ho studiato che è quello in cui credo .

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