Il caso di una pattinatrice di Pellegrino Maria Cristina

Il caso di cui mi accingo a parlare è quello di un’artista pattinatrice su rotelle di 16 anni.

Si è presentata nel mio studio insieme al suo partner perché da quando, alcune settimane fa, ha subito un infortunio che le ha causato un trauma al menisco destro, incontra grosse difficoltà nell’affidarsi al compagno durante le piroette eseguite nel corso degli allenamenti.

La ragazza si mostrava preoccupata perché i due avrebbero dovuto affrontare una gara importante dopo soli tre mesi.

Mentre la paziente raccontava, notai alcuni segni di imbarazzo e soprattutto il suo sguardo sfuggente ogni volta che rammentava il giorno dell’incidente.

Inoltre intuii il senso di colpa che la ragazza provava nei confronti del partner che a causa sua aveva dovuto rallentare gli allenamenti.

Aveva cominciato a pattinare quando aveva quattro anni per gioco ed in seguito il padre la iscrisse ad una scuola vera e propria.

In realtà, il pattinaggio non era mai stato il massimo delle sue aspirazioni, infatti la ragazza avrebbe preferito studiare danza classica, tuttavia un po’ per accontentare il padre, un po’ perché la sua corporatura piuttosto muscolosa era poco adatta per la danza classica, aveva continuato a studiare pattinaggio artistico con notevoli risultati, ponendosi tra le prime tre allieve della sua scuola.

Purtroppo, il padre troppo esigente aveva instillato nella, prima bambina, poi ragazzina, la necessità di eccellere in tutto per questo il fatto che la ragazza si fosse posta come terza gli era sembrato insufficiente.

Per questo motivo ogni giorno la costringeva ad allenamenti veramente stressanti fino al giorno dell'infortunio.

Dopo la raccolta dell’anamnesi convenimmo per una serie di dieci sedute di Mental Training da svolgersi nel mio studio, allo scopo di individuare le cause delle sue paure, imparare a rilassarsi in ogni situazione ed imparare ad affidarsi alle capacità del partner che avrebbe partecipato ad ogni seduta. Ma nel frattempo si era fatto tardi perciò decidemmo di dare inizio alle sedute in occasione del prossimo incontro.

Al secondo appuntamento, i ragazzi si presentarono puntuali e cominciammo con una seduta di rilassamento distensivo seguendo Imagery generica.

Ma nel corso dello svolgimento del rilassamento e sintonizzazione con il corpo, ebbi la sensazione che la ragazza, a differenza del compagno, non riuscisse a rilassarsi, anzi, l’esperienza nuova la faceva sorridere ed ogni tanto alzava una mano per grattarsi la punta nel naso, inoltre a metà dell’esperienza tentò di incrociare le gambe, movimento che non mi passo inosservato e che mi indicò il grado di problema che la teneva prigioniera impedendole di dare il meglio di se nella prestazione sportiva.

Durante la visualizzazione generica, nella quale aggiunsi alcuni particolari legati alla pratica sportiva di sua competenza, notai che era più distesa ma soprattutto che stava vivendo l’esperienza con eccessiva serietà.

Al termine dell’esperienza consegnai a ciascuno dei ragazzi le schede

"aree di tensione muscolare" e la "griglia per la visualizzazione", e concedetti loro alcuni minuti per la compilazione.

Il ragazzo riferì di aver incontrato delle difficoltà nel rilassamento del collo e delle mascelle ma poi di essere riuscito a visualizzare tutti gli elementi via via suggeriti in corso di visualizzazione ad eccezione della percezione olfattiva che risultava assente.

La ragazza invece confermò quello che avevo già notato e cioè di aver incontrato difficoltà nel rilassamento delle gambe, del ventre, delle braccia e del collo, soprattutto per timidezza nei miei confronti e per la situazione nuova.

Quando le chiesi di assegnare un punteggio alla visualizzazione, assegnò un punteggio medio a tutte le percezioni, fatto che mi fece dubitare della veridicità di quanto stava asserendo.

Tuttavia ebbi l’impressione che cominciasse a concedermi la sua fiducia soprattutto quando la incoraggiai ad esprimersi liberamente circa la sua opinione sulle sue prestazioni atletiche.

Mi indicò di essere consapevole della sua resistenza allo sforzo fisico ma di sentirsi spesso impacciata nei movimenti, specie quando pensava che i suoi allenamenti fossero osservati da altre persone.

Chiesi allora quale pubblico la facesse sentire così e lei rispose fissandomi negli occhi che era infastidita quando il padre assisteva agli allenamenti tanto da divenire quasi incapace di muoversi liberamente.

Consegnai le due tabelle, quella della tensione muscolare e la griglia per la visualizzazione, parzialmente compilate, invitando i due a eseguire gli esercizi e quindi a completarne la compilazione nel corso della settimana.

Al terzo appuntamento, chiesi ai due ragazzi informazioni generiche circa gli allenamenti, lei rispose che le sembrava di sentirsi un po’ più sciolta, lui invece rispose con vivacità che dopo tanto l’aveva vista di nuovo compiere un salto doppio, anche se non perfetto, proprio quello che le aveva causato il trauma al menisco.

Ritirai le tabelle degli esercizi che avevo assegnato al precedente appuntamento e notai un netto miglioramento specie nelle tabelle compilate dalla ragazza.

Finalmente era riuscita a rilassarsi completamente.

Questa volta parlai loro dell’importanza di prefiggersi mete raggiungibili a breve, media e lunga scadenza.

Illustrai loro il modo migliore di porsi delle mete e cominciai a prendere nota delle loro.

Iniziai dal ragazzo che si dimostrava più entusiasta del nuovo lavoro.

Quando giunsi alla ragazza scoprii con mia sorpresa che in realtà l’obbiettivo a lungo termine si allontanava dalla carriera sportiva.

La ragazza aveva intenzione di raggiungere il massimo solo per dimostrare al padre e a se stessa che avrebbe potuto e saputo farlo ma infine avrebbe abbandonato i pattini per dedicarsi allo studio universitario.

Comunque decisi di incentrare gli argomenti sullo scopo della loro richiesta e cioè vincere la prossima competizione alla quale ormai mancava veramente poco.

Invero mi resi conto che non avremmo fatto in tempo a completare neanche la metà degli incontri concordati prima che si svolga la prossima sfida perciò avrei dovuto intensificare e concentrare il lavoro da svolgere.

Nel corso del rilassamento notai con piacere che la ragazza partecipava con impegno, rilassando completamente anche i muscoli del volto fino a socchiudere le labbra.

Nell’illustrare i mezzi e l’ambiente mi soffermai particolarmente sul modello dei pattini impiegati e notai un lieve sorriso sulle labbra della paziente.

Illustrai la pista di pattinaggio, ampia tranquilla e la sensazione ondulatoria che provoca lo scivolamento sulle ruote.

Mentre, nel corso della sintonizzazione con l’obiettivo illustravo la coppia mentre eseguiva una danza leggera e solitaria, concentrai la meta su un particolare tipo di salto che presentava delle difficoltà, incoraggiando i due ad eseguirlo senza paura, sicuri delle loro capacità e della riuscita, fiduciosi l’una dell’altro.

Percepii chiaramente la sintonia che si era creata tra noi tre e nel silenzio dello studio sembrava quasi di udire il rumore delle ruote sulla pista ed il fruscio delle sete degli indumenti dei due atleti.

Al termine dell’incontro diedi loro alcuni suggerimenti per potersi rilassare nei pochi minuti prima della competizione e li congedai.

Il sabato successivo si svolse la gara ed il giorno dopo ricevetti la telefonata entusiasta della ragazza che mi informò del "suo" successo, infatti aveva vinto la "sua" sfida, anche se non avevano vinto la competizione, la coppia si era classificata seconda ma soprattutto la ragazza aveva eseguito il doppio salto in modo perfetto. Riferì inoltre di essere riuscita ad affidarsi al suo partner con grazia e sicurezza tanto che era stata notata da un critico della stampa locale che aveva scritto un articolo sulla coppia.

Aveva dimostrato a se stessa che avrebbe potuto riuscire in tutto quello che si era prefissata, quindi mi confermò l’incontro successivo ed espresse il desiderio della presenza dell’allenatrice per mettere a punto, con più tempo a disposizione, un sistema che l’avrebbe condotta al successo ed al raggiungimento del suo obiettivo finale.

Pellegrino Maria Cristina

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