GESTIRE LO STRESS FUORI E DENTRO IL CAMPO.


Un aspetto molto importante della Psicologia dello Sport che verrà trattato in questa relazione è la gestione dello stress sia fuori che dentro il campo. Verrà illustrato un particolare approccio alla Psicologia dello Sport basato sulla filosofia del LDI (Life Development Intervention).

Breve introduzione relativa al concetto di ansia e stress

L’ansia è uno degli stati psicologici più sperimentati dagli individui per evidenziare una condizione di agitazione individuale caratterizzata da timore, nervosismo, preoccupazione o panico. Rappresenta uno stato di depressione o agitazione associato a sentimenti di stress. (Lazarus e Averill 1972)

Seyle definisce lo stress come una risposta non specifica di attivazione esibita dall’organismo quando deve affrontare un’esigenza imprevista o adattarsi a una novità disorganizzante; dunque lo stress è una risposta fisiologica che può divenire patogena se protratta nel tempo e in modo troppo intenso e non si accompagna a risposte efficaci.

Ci sono due tipi di stress: EUSTRESS: stress positivo e DISTRESS: stress negativo; stress specifici (stressors) di natura fisica, psicologica e sociale, sono scatenati dalla presenza di stimoli altrettanto specifici.

Janke propone una suddivisione degli stimoli stressanti:

Stressor esterni: cambiamenti degli stimoli sensoriali o sovrastimolazione o deprivazione assoluta; stimoli dolorosi (elettrico, termico, chimico ecc..); situazioni di pericolo reale o simulate; stimoli che determinano la deprivazione dei bisogni fondamentali di cibo, acqua, sonno, attività, temperatura costante.

Stressor interni: stress da prestazione, pressione eccessiva (eccessivi carichi di lavoro, pressione del tempo, distrazioni), pressione ridotta (monotonia dei compiti), insuccesso in situazioni prestative e insoddisfazione nel lavoro e valutazioni.

Stressor sociali: isolamento sociale, conflitti interpersonali, cambiamento di abitudini, perdita di persone amate, isolamento dai genitori, conflitto, incertezza e imprevedibilità degli eventi futuri.

Nello sport possono essere considerati anche come Stressor esterni: il rischio di infortuni, il cambiamento di fuso orario e la deprivazione del sonno, il gareggiare in condizioni climatiche non ottimali; come Stressor da prestazione: l’eccessiva pressione psicologica, gli insuccessi, i conflitti con gli sponsor, media e tifosi; come Stressor sociali: i conflitti con allenatori, compagni, dirigenti o altre figure, l’isolamento sociale (la mancanza di amici, continui viaggi), i conflitti con genitori e scuola o durante le prestazioni sportive), l’incertezza sul proprio futuro sia in relazione alla carriera agonistica ai all’attività da intraprendere al termine della stessa.

Si può riassumere il tutto affermando che lo stress deriva dall’interazione tra richieste ambientali e caratteristiche individuali, sostanziata dalla percezione soggettiva della situazione e dalla rilevanza che le conseguenze hanno per l’individuo.

L’approccio teorico del LDI

La prospettiva teorica del LDI - Life Development Intervention (Danish, Hale 1993) parte dal presupposto che la continua crescita ed il cambiamento sono aspetti naturali dello sviluppo umano. Ogni uomo affronta un numero di eventi nella sua vita che lo costringono a rivalutare le proprie credenze riguardo se stessi ed il mondo. Questi eventi possono essere normativi ed attesi o inattesi.

Nel modello LDI, qualsiasi evento che provoca un cambiamento negli assunti che riguarda ciascuno di noi o il nostro ambiente e richiede un cambiamento nel nostro comportamento, è chiamato ""transizione" o "evento critico". Sfortunatamente, la maggior parte degli individui e dei sistemi tendono a resistere al cambiamento, perché esso sconvolge la quotidianità e le relazioni (Watzlawick 1974).

L'obiettivo dell'approccio LDI nello sport è quello di rafforzare le abilità degli atleti per far fronte agli eventi critici della vita, attraverso il potenziamento della loro self-efficacy, aiutando ad identificare o a sviluppare un ampio range di risorse di coping ed assistere gli atleti nel darsi degli obiettivi (goal setting) .

Identificare quelle abilità di coping, che sono già parte del repertorio comportamentale e fare acquisire nuove abilità, sono alcuni metodi che utilizza lo psicologo dello sport, al fine di aiutare gli atleti ad imparare come anticipare, prepararsi e migliorare attraverso gli eventi critici; l'enfasi dunque viene posta sui punti di forza presenti e nel costruire nuove risorse.

In generale, questo tipo di lavoro con gli atleti segue l'impostazione tradizionale del counseling, dove si evidenziano le seguenti fasi:

  1. Costruzione del rapporto atleta-consulente;

b) Definizione del problema;

c) Determinazione degli obiettivi;

d) Apprendimento di nuove abilità;

e) Generalizzazione dell'apprendimento in vivo;

f) Valutazione del livello di raggiungimento degli obiettivi;

g) Fine della relazione.

Componenti del counseling con gli atleti:

Le componenti che costituiscono le fasi fondamentali in cui viene condotto il counseling secondo questa impostazione teorica sono:

Un importante considerazione sia nell'approccio LDI è la trasferibilità delle abilità da un settore ad un altro. Nei training per la generalizzazione è necessario assicurarsi che l'atleta non sia capace di mostrare il comportamento desiderabile in seduta, ma che sia possibile che lo replichi in altre situazioni. Più un atleta riuscirà ad utilizzare una tecnica o un comportamento nel più ampio numero di situazioni, più incrementerà il suo livello di padronanza della tecnica ed il suo senso di autoefficacia. Un atleta potrebbe, ad esempio, essere assertivo nella sua interazione con lo Psicologo, ma se non riesce a dimostrare questa capacità nelle sue relazioni con i colleghi, con gli allenatori, o gli insegnanti, è dubbio che possa sentirsi autoefficace dal punto di vista interpersonale. Nei training di generalizzazione è necessario richiedere agli atleti che, ad esempio, stiano cercando di apprendere le tecniche per il miglioramento della concentrazione e dell’attenzione al fine dell’ottimizzazione della performance sportiva, di cercare di esercitarsi anche in contesti extra sportivi: questo tipo di pratica, infatti, non solo facilita l’acquisizione di quella determinata abilità, ma promuove anche il trasferimento delle abilità da un dominio ad un altro.

 

 

Roberto Buonacucina

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