ESPERIENZA DI MENTAL TRAINING IN ETA' EVOLUTIVA







Quali sono le caratteristiche per essere un ottimo atleta?
Innanzi tutto avere una buona coordinazione, scatto, potenza nelle risposte motorie e capacità d'autocontrollo. Una gara sportiva oltre ad essere stressante sul piano atletico è anche una dimostrazione d'intelligenza, capacità di concentrazione, consapevolezza del proprio corpo, motivazione e autostima. L'allenamento mentale ha lo scopo di aiutare gli sportivi ad utilizzare le loro capacità mentali, che influenzano le prestazioni.
Non basta l'esercizio fisico ma bisogna essere mentalmente preparati.Queste sono state le premesse utilizzate per contestualizzare il nostro intervento con i giovani tennisti


Questo programma di Mental Training è stato elaborato in base all'età dei giovani tennisti e al tipo di richiesta, da parte degli allenatori che riportavano dei problemi di motivazione e scarso impegno sportivo.
I bambini sono stati divisi in due gruppi (di circa nove componenti ciascuno), uno era formato da bambini dai 8 ai 10 anni e l'altro dai 11 ai 13 anni. Il numero degli incontri sono stati cinque, a cadenza settimanale e della durata di circa un' ora ciascuno. Il training si è strutturato attorno ai seguenti temi: il rilassamento, la conoscenza del proprio corpo, gli obiettivi, i fattori di distrazione in gara e in allenamento e la motivazione allo sport. Gli argomenti sono stati affrontati con dei giochi, degli esercizi e lavori in gruppo.
All'inizio del primo incontro sono stati somministrati dei questionari per raccogliere delle informazioni sul modo di percepire, da parte dei ragazzi, l'attività sportiva praticata e per calibrare il nostro intervento. Le scale utilizzate sono state: "The leadership scale for sport" che rileva come i ragazzi vedono il comportamento del loro allenatore reale e come vorrebbero che si comportasse con loro; "La scala dell'impegno sportivo" misura la percezione del loro impegno; "I pensieri della vostra testa" quali sono i pensieri e le preoccupazioni durante le gare e gli allenamenti che li assillano maggiormente. Le principali preoccupazioni emerse sono la paura di sbagliare, la paura di perdere e dell'avversario.
La partecipazione dei ragazzi è stata attiva, sono stati stimolati ad esprimere le loro idee e i loro punti di vista, con il fine di giungere per induzione alle soluzione dei problemi posti.
Si aprivano gli incontri con l'esercizio del "Rilassamento di Jacbson", che poi era ripreso all'inizio dei loro allenamenti con il maestro di tennis. Dopo aver svolto il rilassamento s'indagava su quali erano state le loro sensazioni del loro corpo , se avvertivano dei cambiamenti, se riuscivano a rilassarsi.
Secondo tema affrontato è stato quello della conoscenza del proprio corpo, attraverso degli esercizi che hanno l'obiettivo di svilupparne la consapevolezza . Quest'aspetto riveste particolare importanza giacché esso rappresenta il primo passo verso il rilassamento, la visualizzazione e la modificazione dei modelli di movimento inefficaci. Se si vuol comunicare con il proprio corpo, si deve essere in grado di percepire ciò che esso ci comunica.
Il passo successivo è stato quello di parlare degli obiettivi, delle loro caratteristiche e dell'importanza per un atleta di porsi degli obiettivi.
Essi aiutano ad attivare un impegno adeguato, a migliorare le prestazioni e la fiducia nelle proprie capacità. Durante l'incontro gli atleti hanno compilato un esempio di scheda obiettivi, poi è stata discussa in gruppo per comprendere la modalità di compilazione. All'allenatore, poi sono state consegnate le schede degli obiettivi da compilare in comune accordo con i suoi atleti.
Ad un successivo incontro abbiamo affrontato il tema dei fattori di distrazione, ci sono diversi fattori che determinano la prestazione, tra loro ritroviamo i molti fattori di distrazione che possono minacciare la concentrazione dell'atleta durante la gara. E' emersa la necessità da parte dei ragazzi di ricorrere a delle strategie per tenerli sotto controllo.
Il percorso compiuto con i ragazzi, li ha aiutati a mettere a fuoco le loro difficoltà e paure, ad esprimerle, confrontandosi con gli altri. Questi incontri hanno dato la possibilità ai giovani atleti di trovare uno "spazio di parola", per comunicare sulla loro attività sportiva. Non dobbiamo dimenticare che lo sport è di educare il bambino a confrontarsi con se stesso e con gli altri.


Dott. Marzia Bagolin Dott. Cristina Bagolin