L’IDENTITA’ SPORTIVA

 

 

Premessa:

La riflessione che voglio proporre in questo breve elaborato e’ "pensata" specificatamente per il Tennis, (mio campo di appartenenza), ma puo’ avere un valore applicabile ad altri sport singoli, e rielaborata potrebbe interessare anche sport di squadra.

Si sente spesso dire di un giocatore, (come di una squadra appunto), "quello e’ un giocatore d’attacco" , o uno difensivo, un giocatore di corsa, piuttosto che un estroverso o un giocatore completo o discontinuo.

Queste definizioni esistono da sempre perche’ esiste una identita’ sportiva per ogni atleta.

C’e’ un passaggio fondamentale nella storia di un atleta di successo; la maturazione della propria identita’ all’interno della disciplina di appartenenza.

Questo passaggio avviene in quella che io chiamo zona mista della carriera di un atleta.

La zona mista viene attraversata nel momento in cui l’atleta stesso passa dall’aver imparato i gesti tecnici del proprio sport, quindi dal saper giocare, ad avere piena conoscenza del proprio modo di giocare, fino a capire a fondo i meccanismi di gioco della propria disciplina.

Un atleta nasce come una scultura da creta informe, e si modella sulle proprie capacita’ e caratteristiche psicofisiche , sommate alle esperienze sportive e alle informazioni e istruzioni che gli vengono fornite da maestri , allenatori e preparatori atletici incontrati lungo il suo cammino.

Nella mia considerazione ritengo atleti tutti coloro che imparano uno sport in maniera completa (in tutti i suoi aspetti tecnici) e lo praticano fino ad arrivare a sfidarsi in gare ufficiali, che siano di basso livello (dalle quali tutti cominciano), o di livello internazionale.

Per ognuno di questi atleti arriva il momento del passaggio nella zona mista, (che solitamente coincide con l’inizio dell’attivita’ agonistica e delle gare stesse), e di conseguenza l’esigenza conscia o inconscia di trovare la propria identita’ per proseguire e completare la propria maturazione sportiva.

L’identita’ sportiva inoltre, si fonde con la personalita’ dell’uomo atleta, si puo’ sviluppare in maniera naturale, si puo’ e si deve coltivare e maturare insieme al proprio allenatore.

Un atleta con un carattere debole, con poca personalita’ nella maggior parte dei casi fara’ fatica a trovare una identita’ nello sport, quindi andra’ aiutato nel riconoscere i propri punti di forza e incoraggiato a sentirsi a proprio agio sul campo di gioco, un atleta viceversa con una personalita’ troppo forte, con eccessiva autostima, andra’ aiutato a riconoscere invece i propri limiti e le proprie debolezze, per lavorare nella giusta direzione e ottenere una corretta consapevolezza di se all’interno del campo di gioco, (lavoro piu’ semplice con atleti di personalita’ e autostima controllate).

 

 

Il Tennis e’ uno sport molto complesso, dai gesti tecnici piuttosto elaborati nel quale l’aspetto psicologico riveste una grandissima importanza, lo si puo’ riscontrare in qualsiasi match si veda, il punteggio nel tennis puo’ "girare" nel risultato piu’ e piu’ volte durante il tempo di gioco, ed il giocatore e’ solo ad affrontare tutte le difficolta’ che si propongono, tecniche ed emotive.

Per esempio le difficolta’ di Federer numero 1 del mondo incontrastato a battere Nadal, numero 2 di grandissima personalita’, vanno oltre l’aspetto puramente tecnico dei due giocatori, e sono la spia piu’ luminosa della difficolta’ di questo sport.

Nell’arco dei miei anni di insegnamento ho lavorato con bambini di 5/6 anni che iniziavano lo sport per la prima volta, e atleti gia’ in classifica mondiale, abituati allo stress e alle gare, e ho tratto la conclusione che l’acquisizione dell’identita’ sportiva non e’ collegata solo al livello tecnico raggiunto e alle esperienze fatte, ma e’ molto di piu’.

Faccio un esempio:

L’anno scorso una promettente bambina di 10 anni del corso dei "piccoli", con la quale ho lavorato sin dai suoi primi passi nel mondo del tennis, ha fatto un salto di qualita’ molto importante.

M. ha acquisito grande padronanza nel gioco, di conseguenza ha vinto molti tornei della sua categoria, fino a destare l’interesse della federazione che ha voluto convocarla per un raduno nazionale dove vengono visionati i giovani piu’ promettenti.

M. alla sua tenera eta’ ha gia’ una identita’ tennistica, conosce le sue potenzialita’, ha un suo modo di giocare, un suo carattere in campo, conosce i suoi punti di forza e le sue debolezze, sa capire le avversarie e affrontare una partita nel modo piu’ adeguato per le sue caratteristiche, questo non significa che diventera’ una campionessa, ma sicuramente sara’ sempre felice di scendere in campo a giocare una partita.

Tre anni fa invece ho lavorato per un periodo con D., una ragazza piu’ grande gia’ in classifica mondiale, con alle spalle gia’ molti viaggi, tornei importanti , e piccole sponsorizzazioni.

Le sue grandi potenzialita’ fisiche e capacita’ tecniche le hanno donato un tennis moderno di alto livello, offuscato pero’ dalla mancanza di identita’ tennistica evidenziata dai suoi limiti sia in partita che in allenamento.

Flessione immediata del rendimento ai primi errori durante le sessioni di allenamento,

difficolta’ ad interpretare il match, scarsa serenita’ nei momenti difficili, poca fiducia gia’ prima della partita, poche idee e confuse nell’interpretazione delle situazioni dovute proprio alla mancanza di consapevolezza, alla mancanza di una identita’ all’interno del rettangolo di gioco; a tutto questo poi si deve aggiungere la poca lucidita’ nell’analisi dell’accaduto, cosi’ che ogni sconfitta diventa un macigno da portarsi dietro, e non una esperienza dalla quale trarre le giuste indicazioni per crescere.

Quindi D., nonostante le sue esperienze e il suo splendido gioco non e’ ancora completa, fatica a raggiungere i successi che cerca, e spesso non e’ felice nel gicare, ma molto confusa.

 

Ogni allenatore puo’ e deve aiutare i propri atleti nel raggiungimento di questa consapevolezza di se.

Non c’e’ una chiave universale, perche’ come abbiamo detto l’identita’ sportiva di un atleta si fonde con la personalita’ dell’uomo o della donna che si allena, quindi per ognuno sara’ diverso il percorso verso questo traguardo.

L’allenatore non deve mai perdere di vista l’obiettivo ed essere pronto a capire quando il giocatore entra nella zona mista e in quel momento deve incoraggiare la ricerca dell’atleta per raggiungere la consapevolezza della propria identita’ sportiva e quindi sentirsi a proprio agio sul terreno di gioco, perche’ essere sereni e sicuri di se durante la prestazione e’ alla base di qualsiasi successo, un atleta confuso o che gioca senza provare piacere nel farlo difficilmente riuscira’ a raggiungere obiettivi importanti.

Fondamentale per un allenatore in questo senso e’ incoraggiare e non tentare di convincere, l’atleta deve essere incoraggiato nella sua ricerca e non essere convinto dal suo preparatore di essere in un modo piuttosto che in un altro, la ricerca congiunta allenatore/giocatore deve essere una sorta quindi di autodeterminazione assistita.

L’identita’ raggiunta rende il giocatore piu’ forte e piu’ completo, non solo in gara, ma anche in allenamento, ci tengo a sottolinearlo, perche’ le prestazioni in allenamento di atleti consapevoli sono molto piu’ proficue.

Il rischio che corre l’atleta in questo tipo di interpretazione e’ quello di rimanere ingabbiato in una definizione e non riuscire poi ad essere multiforme come a volte le situazioni di gara richiedono.

Anche qui il ruolo dell’allenatore risulta fondamentale nel far capire al giocatore che l’identita’ sportiva e’ una base solida, e’ un punto di partenza, il fulcro sul quale fare leva per non sprecare energie nella ricerca di qualcosa che non si conosce, una fonte di ispirazione per una completa maturazione dell’atleta.

Il conoscersi permette infatti di andare a lavorare sui propri punti deboli e costruire su quelli forti nella continua ricerca di esprimere la massima qualita’ nel proprio modo di essere e di giocare.

Lavorare sui punti deboli significa proprio migliorarsi per poter avere a disposizione nuove armi e piu’ alternative da offrire al proprio gioco.

Riassumendo questa breve analisi possiamo dire che l’identita’ sportiva fusa con la personalita’ dell’atleta e le informazioni derivanti dall’esperienza e dagli insegnamenti ricevuti, sono le fondamenta di un giocatore, sulle quali continuare a costruire giorno dopo giorno sempre alla ricerca di migliorare il proprio gioco e se stessi.

Giulio Peroni

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