Il rapporto tra gli anziani e lo sport

Uno degli elementi caratterizzanti l’evoluzione demografica del nostro paese è costituito dal progressivo ed inarrestabile processo di invecchiamento della popolazione.Accanto a tale processo si sta sviluppando un mutamento delle rappresentazioni sociali dell’anziano che porta a ridefinirne l’identità su nuovi paradigmi: il mantenimento di un ruolo attivo e non sussidiario; le esigenze di conoscenza, svago e divertimento; il raggiungimento del benessere fisico e psichico; le esigenze di motricità, legate allo svolgimento di attività motorio - ricreative e sportive.Oggi, l’anziano oltre a formulare delle domande sulla sua salute, proprio per la larga disponibilità di tempo libero, esprime bisogni di istruzione, di svago, di divertimento, di conoscenza in senso lato (i viaggi ad esempio), gli anziani leggono, si dedicano al giardinaggio, vanno a teatro, fanno sport.
La nuova terza età s’interessa anche al mondo web; sono, infatti, nati siti per anziani, che forniscono suggerimenti e consigli di esperti, informano, aprono forum di discussione.Anche nell’ambito sportivo si sono costituite forme attive di auto-organizzazione, risultato di particolare interesse che contribuisce a rafforzare l’immagine di una terza età desiderosa di essere parte viva del sociale. Un esempio per tutti "La Lega anziani in movimento".Inoltre nei "siti per" o "gestiti da" anziani sono abbondantemente diffuse e trattate le questioni relative al movimento e allo sport come fattori di salute. Ma non è trascurata anche l’offerta di consigli e suggerimenti per esercizi, ginnastiche dolci fai-da-te, ecc.Si va definendo una nuova etica sociale, l’anziano è una persona che vuole far emergere la propria soggettività, avere cura di sé, aumentare la qualità della loro speranza di vita anche attraverso l’attività motoria, cosi come attraverso le "ginnastiche per la mente".Nell’anziano va rafforzandosi sempre di più la coscienza, la cura e la considerazione della corporeità. Ciò, ha fornito la possibilità di affermarsi in maniera più sistematica la consapevolezza dei benefici psichici e in generale psicofisici dello sport.Scopo del corso di ginnastica dolce diretta agli anziani, era di far apprendere una consapevolezza del corpo assolutamente inedita, proponendo ai partecipanti la possibilità di fare esperienze corporee innovative che li aiutino a scoprire dimensioni del corpo del tutto inesplorato.
La corporeità esperita e appresa dai nostri anziani in passato, oggi può, attraverso le ginnastiche per loro, studiate, essere messa alla prova, decostruita e riconfigurata dando spazio a nuove aperture e conoscenze corporee.

Per comprendere pienamente le modalità attraverso le quali l’attività fisica e sportiva sono vissute all’interno del mondo della terza età, ho ritenuto opportuno intervistare un gruppo di anziani di età tra i 65 anni ed 83 anni, che frequentavano un corso di ginnastica dolce previsto all’interno di un progetto approvato dall’amministrazione comunale di Palermo. L’ intervista era tesa ad indagare alcuni aspetti, quali: la rappresentazione della fase di vita definita dall’espressione "terza età", il rapporto con il proprio corpo, l’identità soggettiva, il sistema valoriale di riferimento, le opinioni, gli atteggiamenti e i comportamenti rispetto all’attività motorio - ricreativa e allo sport.Da tale intervista si è osservato che, l’esperienza e le rappresentazioni che gli anziani hanno della fase di vita che stanno attraversando esercitano una profonda influenza sulla rilevanza attribuita allo sport e all’attività fisica e sulla disponibilità a dedicarvi parte del proprio tempo.
L’interesse, comunque, degli anziani si rivolge prevalentemente, verso le attività motorie non organizzate, che sembrerebbero, così, in grado di soddisfare pienamente le loro particolari esigenze. Si tratta, infatti, di attività fisiche che non richiedono un eccessivo dispendio di energia fisica, che concedono la libertà di stabilirne la durata e gli orari, che privilegiano quei valori della salute e della relazionalità posti come costanti punti di riferimento.
L’attività motoria - ricreativa è, dunque, essenzialmente vissuta come un gioco che consente di trascorrere in maniera lieta alcune ore della propria esistenza. Un’esistenza che viene rallegrata anche dal fatto di poter stare assieme agli amici, in compagnia, di avere l’occasione di conoscere altra gente e combattere, così, quel senso di solitudine che, come si è visto, molti anziani temono. Si pratica anche per mantenersi in buone condizioni di salute.
Il corso di ginnastica dolce, al quale partecipavano gli anziani si è svolto in due appuntamenti settimanali.Il gruppo del corso era costituito da un massimo di 20 persone, limite posto allo scopo di garantire la migliore riuscita dell’attività, che necessitava di uno spazio non dispersivo, isolato, silenzioso, ambienti intimi, dove la musica (varia, ma sempre mirata ad accompagnare il movimento e i percorsi di visualizzazione creativa e di creazione corporea) poteva essere ben ascoltata e partecipata, e di un ambiente che poteva favorire il rilassamento e far sentire a proprio agio i partecipanti.
L’attività si è svolta anche per questo a porte chiuse, perché costituisse un momento di pratica corporea che interessava tutta la sfera della persona e si focalizzasse molto anche sulla dimensione del gruppo, che rimanesse in sinergia, unita, in profondo contatto per tutta la durata dell’ora.
Il lavoro si è svolto sia individualmente sia a coppie. I partecipanti venivano invitati a esplorare lo spazio, ad appropriarsene, ad addomesticarlo, a renderlo scenario di percorsi immaginativi che reinvestano di nuovi significati l’ambiente circostante.
Il lavoro sul corpo era molto attento ed era mirato a rendere consapevole la persona di ogni suo muscolo, organo, articolazione; insegnava a percepire ed ascoltare il respiro, inteso anche come "flusso di energia" che attraversa il corpo.
L’uso di oggetti come nastri, bacchette, palle è stato importante sia per la creazione di un gesto armonico, sia per la dimensione immaginativa. Il lavoro in coppia invece, in alcuni casi è stato uno strumento di superamento di barriere, timidezze, un incontro umano, oltre che corporeo. Come si è osservato, lo stimolo a violare le distanze culturalmente definite dalla nostra prossemica è risultato spesso difficile, ha implicato il superamento di pudori, di un senso di vergogna nel toccare il corpo dell’altra ad esempio massaggiandosi o facendosi toccare.
Ma il superamento di tali barriere è stato poi funzionale alla crescita di relazioni e di sinergia entro il gruppo. Si è ritenuto utile inoltre, applicare alcuni elementi del mental training, quali: rilassamento distensivo ed imagery generica, così da mobilitare nei soggetti risorse spesso accantonate o mai sperimentate (specie dagli anziani).
Gli stimoli-guida ai percorsi creativi dati per la ricerca del movimento sono state di questo tipo: "Immaginate di essere una foglia che si stacca da un ramo e cade in acqua, compiendo un lungo viaggio lungo un torrente, attraversando paesaggi…. Sentitevi la foglia che cade, diventate la foglia sul torrente…". Oppure: "Immaginate di costruire la vostra capanna, una casa intorno a voi, lentamente, mattone per mattone, immaginatela come piace a voi, ora ci siete dentro, portatela con voi, battete contro le pareti, sollevatela, ruotate con essa, ecc….".
La musica ha accompagnato ogni momento di queste attività, proponendo sonorità e ritmi molto diversi al fine di supportare ogni momento specifico, per fare in modo che diventino parte del processo immaginativo, lo aiutino, lo accompagnino. Ogni movimento deve essere consapevole, lento, non forzato, sentito e ben articolato.
Alla fine della lezione sono stati riservati riserva alcuni minuti alla comunicazione verbale dell’esperienza vissuta, invitando i soggetti a dare parola alle sensazioni provate durante l’ora di attività, in modo tale da rendere partecipi tutti i presenti dei singoli processi creativi, delle emozioni e delle sensazioni ricavate. La conoscenza-consapevolezza del respiro è stata un’esperienza nuova. Come ha sottolineato un partecipante, conoscere con maggiore profondità il nostro corpo è un modo di fare prevenzione: infatti, possiamo meglio individuare ciò che ad esso è più adeguato, ciò che lo aiuta e ciò che lo danneggia, ciò che lo forza e ciò che lo facilita.

 

Insomma possiamo stabilire una migliore relazione armonica tra corpo e mondo.

Tale esperienza ha permesso a tutti i partecipanti compreso il conduttore del gruppo di:

Dott.sa Antonina Noto

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