LA PSICOLOGIA DELLO SPORT ED IL NUOTO: INDAGINE CONOSCITIVA

E' stata condotta un'intervista semistrutturata con un gruppo di bambini di età media di 8 anni ed un secondo gruppo di ragazzi dai 12 ai 16 anni che praticano lo sport del nuoto presso un Club della provincia di Gorizia allo scopo di indagarne la motivazione, gli obiettivi e i rapporti con l'allenatore e i genitori.

Le domande venivano poste dalle psicologhe, i bambini e i ragazzi erano disposti in due cerchi separati e ogni bambino/ragazzo prendeva la parola per rispondere.

Vedremo come hanno risposto il gruppo dei pù piccoli, poi il gruppo dei più grandi ed infine il gruppo formato dai genitori, per poi trarre delle conclusioni dall'indagine.

Così ha risposto il gruppo dei bambini dell'età media di 8 anni

Dopo una breve presentazione sono state poste le domande:

1 - Perché fai nuoto?

La risposta più frequente riguarda il piacere di praticare lo sport del nuoto.

Tre bambini su cinque hanno esplicitato considerazioni positive sul nuoto, mentre 2 bambini hanno espresso un loro disagio per gli allenamenti ritenuti a volte troppo pesanti e ripetitivi.

2 - Cosa provi, cosa ti succede quando gareggi?

E' emerso che il momento più difficile è il pregara, la tensione, la paura raggiungono livelli elevati.

La strategia utilizzata dai bambini in questi momenti per affrontare la loro ansia consiste nel reiterare i consigli tecnici dati dall'allenatore.

Questo stato di stress emotivo aumenta quando loro gareggiano in piscine sconosciute.

3 - Cosa ti aspetti di ottenere dal nuoto?

I bambini si pongono degli obiettivi generali, prevalentemente si aspettano di vincere medaglie e diventare campioni.

4 - Cosa fanno i tuoi genitori quando gareggi o ti alleni?

Sembra che i bambini preferiscano che i genitori non siano presenti durante gli allenamenti perché così non si sentono "guardati" e non si distraggono.

Durante le gare sentono che i loro genitori sono ansiosi e nonostante questo cercano di tranquillizzarli, ma a volte non sono efficaci.

5 - Cosa fa, dice il tuo allenatore quando gareggi o ti alleni?

Risulta dalle loro risposte un bisogno di sentire maggiori gratificazioni da parte dell'allenatore, inoltre non sempre a loro sono chiare le richieste del Mister.

I bambini si sono dimostrati disponibili a rispondere alle domande e ad esplicitare i loro pensieri e stati d'animo.

Il piacere di fare nuoto è la motivazione più sentita da parte di questi bambini, conseguentemente questo li porta a praticare questo sport con entusismo e spontaneità, caratteristiche del mondo dei bambini.

Così ha risposto il gruppo dei ragazzi dai 12 ai 16 anni

Dopo un breve momento di conoscenza per rompere il ghiaccio sono state poste le domande:

1 - Perché fai nuoto?

2 - Cosa provi, cosa ti succede quando gareggi?

3 - Cosa ti aspetti di ottenere dal nuoto?

4 - Cosa fanno i tuoi genitori quando gareggi o ti alleni?

5 - Cosa fa, dice il tuo allenatore quando gareggi o ti alleni?

Dalle considerazioni espresse dai ragazzi più grandi emerge chiaramente un problema con l'allenatore: non li incita a sufficienza, non comunica i suoi sentimenti, sembra un po’ assente anche se alcuni di loro riconoscono il suo valore tecnico.

Sembra che che esista un periodo precedente, circa 5 anni fa, in cui l'allenatore era diverso e dava consigli e calore ai ragazzi, mentre in questi ultimi anni si sarebbe un po’ chiuso in sé stesso.

Così hanno risposto i genitori

All’incontro erano presenti anche i genitori, veri protagonisti dell’attività fisica dei figli.

Protagonisti perché, come spesso succede nelle piccole società, sono proprio loro che accompagnano i figli agli allenamenti e alle gare, seguendoli così molto da vicino anche nei momenti più "difficili" e "particolari" per ogni atleta.

Volevamo quindi porre loro le stesse domande che abbiamo fatto ai bambini e agli adolescenti per poi discutere le similitudini e le differenze nelle risposte.

Questo approccio avrebbe dovuto inoltre aiutare gli uni e gli altri a conoscersi meglio e chiarire alcuni fatti che sono dati per scontati, ma che scontati non sono.

Ridare il giusto ruolo all’attività fisica agonistica dei figli , che spesso viene vissuta con troppo stress dal genitore.

Vediamo quindi quali sono state alcune risposte dei genitori:

  1. Secondo te perché tuo figlio fa nuoto?
  1. Secondo te cosa prova tuo figlio quando gareggia?
  1. Cosa ti aspetti che tuo figlio ottenga dal nuoto?
  1. Cosa fai o dici quando tuo figlio gareggia o si allena?

di minimizzare, sdrammatizzare

Possiamo dire che i nostri sono genitori che hanno piacere che i loro figli facciano sport – nuoto.

Non sono preoccupati che questo costi fatica ed impegno, anzi li sostengono su questa strada.

Pensano che i ragazzi sono contenti e che non mirino ai risultati ma al fatto di avere piacere dell’attività fisica.

Un po’ tra le righe è emerso che però la vittoria è sempre molto ambita e ricercata anche se non viene dichiarato espressamente.

Tutti sono un po’ perseguitati dal cronometro, anche se cercano di vivere i tempi come qualcosa di inevitabile e l’uso del cronometro come un qualcosa che fanno tutti i genitori in questo tipo di sport. Il cronometraggio sembra un po’ una persecuzione per i genitori ma cercano di minimizzare.

Chissà se questo stato d’animo viene trasmesso anche ai figli!

Nel seguire i figli sono abbastanza discreti e rispettano i momenti più intimi nella praparazione ad una gara.

Alcuni di loro vorrebbero essere coinvolti di più e forse sono delusi dall’atteggiamento del proprio figlio che non gli dà retta.

Altri si limitano a dare consigli di tipo generale, che penso siano utili e comunque non fanno danni.

Sdrammatizzare è forse l’atteggiamento più frequente, così riducono probabilmente anche la propria ansia.

Nessuno dà consigli tecnici.

Conclusioni

Abbiamo fissato un secondo incontro con i genitori per discutere di quello che era emerso durante la nostra indagine conoscitiva e ne abbiamo tratto alcune conclusioni.

Il problema del rapporto con l'allenatore era emerso dalle risposte date dai ragazzi dai 12 ai 16 anni, mentre i bambini più piccoli tutto sommato si sentivano seguiti e nel complesso erano soddisfatti di lui; parlandone con lui abbiamo scoperto che l'allenatore aveva avuto, circa 5 anni fa, un diverbo di notevole importanza con alcuni genitori e, a seguito di quanto era successo e dalle critiche che gli erano state mosse, aveva deciso di mutare il suo comportamento, allontanandosi dai ragazzi e seguendoli soltanto da un punto di vista tecnico.

Un altro problema emerso dal nostro intervento è l'immagine che i genitori si erano fatti delle motivazioni e dei comportamenti dei propri figli, immagine-quadro che non corrispondeva del tutto alla realtà vissuta dai piccoli atleti, e questo ci ha dato un ulteriore momento di confronto e di chiarimento della situazione.

Concludendo, possiamo ritenere che la conferenza/intervento da noi proposta sia stata vantaggiosa per tutte le figure che vi erano coinvolte, allenatore compreso; la discussione che è nata nel secondo incontro con i genitori ha permesso di fare dei passi avanti nella comprensione delle dinamiche presenti in seno al Club.

 

Dott.ssa Marzia Bagolin, Psicologa dell'età evolutiva, Fossalon di Grado (GO)

Dott.ssa Marina Gerin Birsa, Psicologa, Aquileia (UD)

Dott.ssa Irena Tavçar, Medico dello sport e Cardiologa, Cerneglons (UD)

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